Sei operai perdono la vita in Calabria e in Veneto
Stillicidio di morti sul lavoro

A Paola (Cosenza) venerdì 8 maggio un operaio 23enne senegalese è morto travolto da una colonna di cemento, lavorava in nero in uno stabilimento balneare del lungomare cittadino. Era impegnato nelle operazioni di traino di una piattaforma per le docce quando il cavo si è staccato, provocando il cedimento di una colonna in cemento che lo ha schiacciato, uccidendolo sul colpo. La vittima, secondo quanto emerso, non era regolarmente assunta dal titolare della struttura per il quale stava effettuando lavori di allestimento in vista dell’imminente stagione turistica. Gli accertamenti sul decesso sono svolti dal personale del commissariato di Paola della Polizia di Stato, coordinati dal procuratore Domenico Fiordalisi che indaga per omicidio colposo.
“Tre morti sul lavoro” in poche ore in Calabria, “dopo l’operaio 46enne caduto da un ponteggio ad Anoia Superiore, ieri il decesso di operaio 53enne a Francavilla Angitola e stamani quello di un operaio 23enne che lavorava all’allestimento di un lido a Paola: un triste bilancio che è umanamente e socialmente insostenibile“. Lo sottolinea Mariaelena Senese, segretaria generale della Uil Calabria: “Non ci rassegniamo alla logica delle morti bianche come prezzo da pagare. Non possiamo stare in silenzio. E non basta un grido d’allarme. Serve un processo legislativo serio, responsabile e partecipato. Non vogliamo scorciatoie”.
Sabato 9 maggio in Veneto presso Chioggia si è capovolto il mezzo su cui viaggiavano nove braccianti. Tre lavoratori sono rimasti incastrati nell’abitacolo e sono morte. “La mia testa è pesante e mi fa male. Non ha visto la curva, doveva girare ma è andato avanti dritto”. Dice Hamza, cittadino centroafricano, che era a bordo di un van rosso bordeaux che stava portando a lavorare lui e altri otto braccianti. Erano le sei, le luci dell’alba: il veicolo si è schiantato contro un muretto in pietra ed è uscito di strada, fino a sprofondare nel canale sottostante. Tre lavoratori hanno perso la vita nell’abitacolo, diventato una trappola mortale.
Sei persone, tutte africane, si sono salvate riuscendo a uscire dal minivan. Altre tre, il conducente e due uomini che erano sui sedili anteriori, sono stati recuperati senza vita. Erano originari del Marocco Abdelghani Gari (nato nel 1993), El Arbi Saifi (del 1990) e Yassin Mazi (del 1998). L’ipotesi è che siano morti nel violentissimo schianto. I corpi delle vittime sono stati estratti dall’acqua dai sommozzatori dei vigili del fuoco e adagiati a terra. “Erano qui poco fa”, indica il sindaco di Chioggia, Mauro Armelao, mostrando il punto vicino alla rottura del muretto che è stato transennato e delimitato dal nastro bianco e rosso dopo lo schianto.
Alla guida c’era Gari, ma non doveva condurre lui, non aveva mai guidato un furgone, solo che all’ultimo momento l’autista che di solito aveva questo ruolo si è sentito poco bene e gli ha dato le chiavi. Il giovane non conosceva per niente la strada, non l’aveva mai fatta. Non sapeva di una curva stretta e improvvisa. Forse per questo non c’è alcun segno di frenata. “Il Consorzio accorso dal petrolchimico di Marghera ha delimitato la fuoriuscita di gasolio dal mezzo, in parte sversato a larghe chiazze nell’acqua – ha spiegato Armelao –. Così abbiamo impedito l’inquinamento, per assorbimento, dei terreni circostanti”.
Purtroppo le statistiche come si vede, sempre in costante aumento, ci dicono che nei luoghi di lavoro (o per recarsi al lavoro) si continua a morire esattamente come cento anni fa. Il capitalismo si nutre di sangue operaio perché la ricerca del massimo profitto mangia ogni diritto di chi lavora, anche quello alla vita.
Non è sufficiente avere delle buone leggi per fermare la strage operaia nei luoghi di lavoro se poi si permette al libero mercato capitalista di decidere la vita e la sorte delle lavoratrici e dei lavoratori. Occorre farle applicare, occorrono controlli adeguati e permanenti e occorre cancellare la piaga del lavoro nero, del precariato e del supersfruttamento.
Per fermare definitivamente questa ecatombe occorre spazzare via con la rivoluzione proletaria il capitalismo assassino, strappare il potere politico alla classe dominante borghese e instaurare il socialismo.
Intanto bisogna mettere nel mirino il governo neofascista Meloni creando il più largo fronte unito possibile per abbatterlo prima che i decreti inerenti l'azzeramento del codice degli appalti, la liberalizzazione dei subappalti e la limitazione del potere di controllo concomitante della Corte dei Conti sugli appalti del Pnrr producano i nefasti effetti e inondino di nuovo sangue operaio i luoghi di lavoro.
 
13 maggio 2026