Col voto parlamentare che l'ha “scudata” per l'accusa di aver liberato il torturatore libico Almasri
Impunità per l'ex braccio destro di Nordio Bartolozzi

Giusi Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio alla giustizia, costretta a dimettersi dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia, coinvolta nel caso della liberazione del torturatore libico Almasri con l'accusata di false informazioni al Pubblico ministero (Pm), non finirà davanti al “plotone di esecuzione” dei giudici di Roma.
Lo ha deciso la Camera dei deputati che il 14 aprile, a stragrande maggioranza e soli con 47 voti di differenza, ha approvato la proposta presentata dalla maggioranza neofascista di sollevare, dinanzi alla Corte Costituzionale, il conflitto di attribuzione contro la procura di Roma, passando il caso al tribunale dei ministri.
L'inizio del processo era stato fissato per il 17 settembre prossimo a Roma. Ma il voto della Camera ora rischia di bloccare tutto perché un'eventuale pronuncia della Corte Costituzionale in suo favore potrebbe tradursi per lei in uno scudo processuale. Nel caso in cui la Consulta stabilisca che la competenza sul caso Bartolozzi spetti al Tribunale dei ministri e non direttamente alla procura capitolina, la stessa autorità giudiziaria dovrà chiedere l'autorizzazione a procedere alla Camera e a quel punto il voto favorevole alla sua immunità sarà praticamente scontato come già avvenuto per i ministri Nordio e Piantedosi e per il sottosegretario Mantovano coinvolti a vario titolo nell'affaire Almasri, il generale libico accusato di torture e stupri dalla Corte penale internazionale (Cpi), arrestato in Italia oltre un anno fa e poi subito rimpatriato con un aereo dei servizi.
La richiesta della Camera dovrà essere formalizzata alla Corte costituzionale. A quel punto una conseguente decisione potrebbe arrivare entro l'estate o subito dopo, proprio a ridosso del 17 settembre, data in cui è stato invece fissato dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) di Roma l'inizio del processo. Anche questo passaggio però è tutt'altro che scontato.
In ogni caso, anche quello in cui la Corte costituzionale dovesse esprimersi a favore della competenza della Procura di Roma e non del Tribunale dei ministri, l'ex capo di gabinetto di Nordio potrebbe giocarsi un secondo jolly per sottrarsi al processo. Bartolozzi infatti, prima di assumere incarichi politici, era un magistrato alla Corte di Appello di Roma e, dopo le dimissioni, ha chiesto di rientrare in ruolo. Il plenum del Csm si è successivamente pronunciato per il suo ricollocamento nella Capitale, e così il “procedimento Almasri” sarà trasferito alla procura di Perugia, che è competente per i procedimenti penali che riguardano i magistrati del distretto di Roma. Ed è altrettanto probabile che anche in questo caso la Bortolozzi eviterà il “plotone di esecuzione”.
Sembra che il governo in cambio delle dimissioni abbia garantito l'immunità a Bartolozzi. Addirittura c'è chi sostiene che lo “scudo penale” sia solo la prima trance di una contropartita offertale dalla maggioranza e che all'orizzonte le si profili un ruolo come magistrato di collegamento a Londra offerto dal Guardasigilli Nordio una volta tornata in magistratura, o addirittura uno scranno in parlamento offerto da FdI alle prossime elezioni politiche.

13 maggio 2026