Contro la “riforma” degli istituti tecnici “Lottare uniti per bloccare questa riforma”
Combattivo presidio sotto la prefettura a Prato
Docenti, Ata e studenti dell'Its Buzzi in corteo
Applaudito e apprezzato intervento di Franco Panzarella

Dal corrispondente della Cellula “G. Stalin” di Prato
Nell'ambito dello sciopero generale della scuola contro la riforma degli istituti tecnici indetto a livello nazionale dai sindacati di base e dalla Flc-Cgil, a Prato si è svolto un combattivo presidio di protesta in Piazza Buonamici sotto le finestre della prefettura a cui hanno preso parte alcune centinaia di manifestanti fra docenti, personale Ata e studenti.
La protesta è stata particolarmente partecipata e combattiva all'Its Tullio Buzzi che è rimasto chiuso grazie all'adesione di quasi tutto il personale Ata. Dopo un breve presidio davanti ai cancelli dell'istituto in cui sono stati spiegati e ribaditi i motivi dello sciopero, circa 200 manifestanti, fra insegnati, personale Ata e studenti con alla testa lo striscione “No alla riforma dei tecnici” hanno raggiunto in corteo il presidio organizzato dalla Flc-Cgil in Piazza Buonamici lanciando slogan e esibendo cartelli con parole d'ordine quali: “La scuola azienda noi non la vogliamo ci batteremo finché non la abroghiamo”; “Il diritto allo studio lo abbiamo conquistato e non permetteremo che venga cancellato”; “Ministro Valditara non so se l’hai capito il tuo decreto deve essere abolito”; “I nostri ragazzi non vanno addestrati ma istruiti e preparati”; “No a licenziamenti e soprannumerari ma assunzione di tutti i precari”; “Liceo tecnici e professionali pari dignità per l’accesso all’università”; “A scuola si deve studiare ministro Valditara vacci tu a lavorare”; “Ministro Valditara
Te lo gridiamo in coro No alla formazione scuola lavoro”; “Studenti prof e genitori
tutti uniti a lottare la riforma non deve passare”; “Ma quale lavoro quale formazione giù le mani dall'istruzione”.
Tra gli organizzatori della protesta anche il compagno Franco Panzarella, Rsu dell'Its Buzzi e membro della segreteria Flc-Cgil Prato e dell'Assemblea Generale della Camera del Lavoro di Prato, che ha aperto gli interventi del presidio con una incisiva critica della riforma molto apprezzata e ripetutamente applaudita dai manifestanti.
Al termine del presidio i manifestanti hanno deciso di prendere l'intervento del compagno come base per redigere ordini del giorno da proporre all'approvazione dei collegi docenti nei vari istituti scolastici di Prato.
Di seguito l'intervento di Franco Panzarella:
Questa riforma infligge una mazzata devastante agli istituti tecnici.
Sferra il colpo di grazia all'unitarietà del sistema scolastico nazionale di istruzione pubblica. Assesta un colpo mortale al diritto allo studio. Azzera la pari dignità fra istruzione liceale e tecnico-professionale col chiaro obiettivo di garantire l'accesso ai gradi più alti di istruzione universitaria solo agli studenti più ricchi che frequentano i licei, mentre i figli dei lavoratori e delle classi sociali più povere saranno confinati nell'istruzione tecnica e professionale, “addestrati” a imparare velocemente un mestiere per “soddisfare le richieste delle imprese” e condannati a vita al lavoro precoce, precario e sottopagato.
Questa riforma impone agli studenti appena usciti dalla terza media una rigida scelta della specializzazione che non possono più cambiare durante tutto il percorso di studi.
Introduce una forte quota di autonomia per le singole scuole e prevede anche il ricorso alla docenza di “esperti esterni provenienti dal mondo delle imprese” che avranno il compito di “addestrare” i ragazzi a svolgere una determinata mansione per soddisfare le “esigenze formative delle imprese del territorio”.
Senza più una solida cultura di base e con le tecniche di produzione che cambiano alla velocità della luce, i neodiplomati degli istituti tecnici nel giro di pochi anni non avranno più la formazione idonea a svolgere la mansione per cui sono stati “addestrati” e saranno via via rimpiazzati dalle nuove “leve” di diplomati con addestramento aggiornato.
Chi non sarà in grado di pagarsi costosi corsi di aggiornamento per acquisire nuova formazione e addestramento diventerà precario a vita e finirà per ingrossare le file di disoccupati.
Il messaggio che si vuole far passare con questa riforma è chiaro: chi non ha mezzi deve essere avviato precocemente a lavoro e perciò non ha bisogno di cultura, non deve usare il cervello, gli bastano le braccia.
Altro che “scuola del merito”.
Da un confronto fra il quadro orario vigente e quello previsto dalla schiforma calcolato sulla base del numero di iscrizioni anno 2026, risulta che nell’area di insegnamento comune (cioè quella seguita da tutti gli studenti, a prescindere dagli indirizzi scelti) ci sarà la riduzione complessiva di 132 ore rispetto al modello attuale (fra cui ben 33 ore di lingua italiana in meno, e di altre 132 ore di Scienze integrate (Fisica, Chimica, Geografia economica, Disegno Tecnico...) che saranno sostituite da una nuova materia “Scienze sperimentali” dove non si sa ancora cosa e chi ci andrà a insegnare dal momento che il ministero non ha fornito ancora le relative Linee guida (o Indicazioni nazionali) e non ha indicato le classi di concorso che saranno abilitate a tale insegnamento.
A questa riduzione va aggiunta anche la sottrazione di altre 66 ore di discipline dal curricolo del V anno che viene ridotto a 990 ore a fronte delle attuali 1056. Complessivamente, dunque, la quota orario spettante alle singole discipline subisce nel quinquennio una riduzione pari a 627 ore rispetto ad oggi.
Nella parte flessibile del curricolo nell’arco del quinquennio si sottraggono ben 561 ore dalle discipline di base che caratterizzano l’indirizzo per destinarle alla quota di curricolo a disposizione dell'autonomia scolastica con conseguente creazione di enormi disparità di insegnamento fra istituti anche dello stesso indirizzo.
La riforma comporterà una perdita di oltre 560 cattedre di insegnamento teorico, formativo e culturale che colpirà soprattutto i precari e i posti di potenziamento.
Si diminuiscono le ore di cultura generale e si aumentano le ore di laboratorio, di apprendistato e di avviamento al lavoro con i corsi tenuti da “esperti esterni” che provocherà il licenziamento di massa dei precari, sovrannumerari e perdenti posto con un meccanismo vigliacco che impone ai singoli docenti di deliberare nei collegi quale classe di concorso tagliare e quale mantenere mettendoci gli uni contro gli altri.
Tagli che avranno ricadute anche sui precari dei licei e istituti professionali le cui ore saranno utilizzate per completare le cattedre a 18 ore dei colleghi di ruolo che risulteranno sovrannumerari nei tecnici.
Una riforma che umilia i docenti e il personale Ata e consegna l'istruzione tecnica, come già avvenuto con i professionali con la sperimentazione del famigerato modello 4+2, direttamente nelle mani di Confindustria.
Una riforma che colpisce gli studenti più svantaggiati perché opera una netta separazione classista fra istruzione liceale e formazione tecnico-professionale che sprigionerà i suoi effetti più devastanti in combinazione con il DdL sull'autonomia differenziata di cui la scuola, insieme alla sanità e ai beni ambientali e culturali, è tra gli obbiettivi principali che questo governo vuole colpire.
Ciò comporterà l'istituzione di 20 diversi sistemi di istruzione su base regionale, la frantumazione dei programmi di studio e la deregolamentazione del sistema di reclutamento, formazione e retribuzione non solo dei docenti ma anche del personale Ata con l'appalto delle pulizie e dei servizi di segreteria a imprese private.
Perciò è auspicabile che tutte le organizzazioni sindacali mettano da parte ciò che li divide e lottino unitariamente per bloccare questa riforma. Auspichiamo che tutte le sigle sindacali diano il via a una mobilitazione quanto più larga e organica possibile che coinvolga tutti i docenti, il personale ATA, le famiglie, le forze politiche, associative e democratiche per affossare questa riforma con alla testa le studentesse e gli studenti che devono essere i veri protagonisti di questa battaglia affinché la scuola sia al loro servizio e non asservita alle esigenze delle aziende.

13 maggio 2026