Studenti, insegnanti, Ata e genitori in piazza contro la “riforma” degli istituti tecnici
Combattivi cortei e partecipati presidi di protesta in oltre 60 città
Affossare la scuola capitalista, neofascista, classista e aziendalista. Allargare la lotta per cacciare Mussolini in gonnella Meloni e il ministro fascioleghista Valditara.
Come preannunciato sul numero scorso nell'articolo di critica alla controriforma degli istituti tecnici, lo sciopero generale della scuola del 6 e 7 maggio proclamato dai sindacati di base: Cobas, USB, CUB, SUR, SGB, FISI e FLC CGIL per dire “No alla controriforma degli Istituti Tecnici” varata il 19 febbraio dal ministro fascioleghista dell’Istruzione e del “merito” Giuseppe Valditara, è stato coronato da un grande successo.
In oltre 60 città del Nord, Centro e Sud Italia, Isole comprese, migliaia di insegnanti, personale ausiliario, tecnico e amministrativo (Ata), genitori e studenti sono scesi in piazza per rivendicare non solo il ritiro del decreto ministeriale o, in subordine, come chiede la Flc-Cgil, il rinvio di un anno della sua applicazione, ma anche per ribadire il “No ai quiz Invalsi – No alle Nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo e i licei – No al contratto bidone/miseria- Sì al recupero del potere reale d’acquisto e al ruolo unico docente – Sì all’immissione in ruolo di docenti e Ata precari – No alla censura nelle scuole”.
Al grande successo della protesta ha contribuito anche la neocostituita Rete Nazionale Istituti Tecnici e le sue articolazioni a livello regionale a cui aderiscono migliaia di docenti, Ata, genitori e studenti in tutta Italia che nei giorni scorsi ha diffuso un “Appello alla mobilitazione nazionale e una raccolta firme contro la riforma dei tecnici e la diffusione della filiera del 4+2” in cui fra l'altro si denuncia “l'attacco all'istruzione tecnica asservita alle esigenze contingenti delle imprese locali” con parte della didattica affidata “'esperti del mondo imprenditoriale'” e “la riduzione della qualità didattica e del monte ore orario annuale” che provocherà pesanti “tagli delle cattedre, esuberi e soprannumerari” con un meccanismo vigliacco che impone “ai singoli docenti di deliberare nei collegi quale classe di concorso tagliare mettendoci gli uni contro gli altri”. Insomma, conclude l'Appello: “Una scuola di classe che cristallizza le disuguaglianze: chi sceglierà l'istruzione tecnica, da questo momento in poi, verrà precocemente indirizzato verso binari professionali rigidi, limitando fortemente le proprie possibilità di proseguire gli studi universitari o di cambiare rotta nel proprio futuro. La scuola smette di essere un diritto e uno strumento di emancipazione per diventare un servizio formativo asservito alle logiche e richieste del mercato”.
Pertanto “come Rete nazionale degli Istituti Tecnici in mobilitazione chiediamo con forza: il ritiro dei provvedimenti che predispongono il riordino degli istituti tecnici o quantomeno la sospensione immediata dell'entrata a regime della riforma dal prossimo anno scolastico”.
Al fianco di docenti e Ata sono scesi in piazza anche gli studenti della “Rete degli studenti medi” perché: “In un clima di incertezze e precarietà, le uniche decisioni che prende il ministro Valditara sono quelle di mandare a lavorare gli studenti il prima possibile, tagliando anni di scuola e formazione con la riforma dei tecnici e dei professionali. Ci trattano sempre più come dei prodotti, degli ingranaggi di un sistema precario e di sfruttamento”. Insieme a loro anche i colleghi medi e universitari di “Cambiare Rotta” e “Opposizione Studentesca d'Alternativa” (Osa) che hanno aderito allo sciopero “come studenti, al fianco dei lavoratori della formazione, contro i tagli... contro la militarizzazione della cultura e un futuro di guerra, riarmo e leva - come c’era scritto su uno striscione a Torino - e contro chi ci nega il futuro e vorrebbe trascinarci in guerra reintroducendo la leva, contro chi diffonde esclusione e razzismo e rilancia politiche di remigrazione”.
Secondo i primi dati diffusi dalla Flc-Cgil “l'adesione allo sciopero è stata altissima. A Bologna all’IT Aldini Valeriani nessuna classe entrata, adesione oltre l’80%; a Rimini adesione al 70% e oltre all’Istituto Tecnico T. Guerra Novafeltria e all’ ITT Marco Polo; all’IT Salvemini e al Belluzzi adesione oltre il 50%; a Fano chiuso il plesso IIS di via Caduti del mare a Imola 70% di adesione al Paolini-Cassiano e 55% ITIS Alberghetti; a Todi chiuso Istituto d’Istruzione Superiore Ciuffelli-Einaudi; a Jesi all’IIS Cuppari Salvati sciopera circa il 75% dei docenti”. Mentre, da Torino a Messina, passando per Milano, Genova, Forlì, Cesena, Modena, Urbino, Todi, Ancona, Firenze, Prato, Lucca, Siena, Cagliari, Catania e Roma, decine di istituti e plessi scolastici, grazie anche alla larga adesione del personale Ata, sono rimasti chiusi. Partecipati e combattivi cortei, assemblee e presidi di protesta davanti alle scuole, sotto le prefetture e le sedi degli uffici scolastici regionali (Usr) si sono svolte in tutte le province e capoluoghi di regione.
I primi a scendere in piazza il 6 maggio sono i sindacati di base che hanno organizzato decine di manifestazioni territoriali e un presidio nazionale a Roma
davanti al ministero dell’Istruzione in Viale Trastevere molto combattivo e partecipato anche da genitori e studenti che hanno infilato fiori nei fucili giocattolo a simboleggiare l'opposizione a un'istruzione asservita ai padroni e alla guerra imperialista.
Cortei unitari Flc-Cgil Cobas si sono svolti il 7 maggio a Pisa, Milano, Torino, Roma
. Presidi in Veneto
e anche a Catanzaro
, davanti l’ufficio scolastico nazionale: “La riforma rischia di colpire duramente una regione già fragile come la Calabria, ridurre le ore di insegnamento significa ridurre le opportunità per gli studenti e aprire nuovi scenari di precarietà e perdita di posti di lavoro per il personale scolastico, ampliando il divario territoriale tra le regioni”, ha affermato Alfonso Marcuzzo, segretario della Flc Cgil Calabria.
Proteste unitarie anche a Cagliari
: “La Sardegna sarà penalizzata, chiediamo la revoca della controriforma e le dimissioni di Valditara”, hanno detto i Cobas. Mentre secondo l'USB: “L’attacco ai tecnici sta provocando una reazione diffusa le piazze hanno espresso la condanna per un modello di scuola reazionaria e conservatrice, che esalta il mercato ed è funzionale alle logiche di guerra”. Un partecipato e combattivo presidio unitario si è svolto sotto la sede del Consiglio regionale in Via Roma. Molte le scuole chiuse nel resto della Sardegna. Durante il presidio, caratterizzato da bandiere, striscioni e interventi pubblici, i manifestanti hanno espresso forte preoccupazione per le possibili ricadute della riforma sull’organizzazione della didattica e sulla qualità della formazione. Sono intervenuti anche insegnanti provenienti da diversi territori della Sardegna, che hanno evidenziato le difficoltà vissute dalle scuole delle aree più lontane dai grandi centri urbani. Tra le preoccupazioni emerse figurano il timore di nuovi accorpamenti, la riduzione dell’offerta formativa e la diminuzione delle opportunità per gli studenti delle zone interne dell’isola.
A Torino
oltre mille manifestanti tra studenti e docenti sono sfilati in corteo da Piazza Arbarello/Piazza Solferino e si sono riuniti in presidio in Corso Vittorio Emanuele II davanti all'ufficio scolastico regionale bersagliato dal lancio di ortaggi e frutta marcia, mentre un carro armato di cartone è stato dato alle fiamme a simboleggiare l'opposizione alle guerre imperialiste.
In testa al corteo lo striscione “Contro la distruzione della scuola pubblica” e tanti slogan contro la riforma dei tecnici, la guerra, la richiesta di più aule e più investimenti.
A dare man forte alla protesta di Torino anche il Movimento delle lavoratrici e dei lavoratori autoconvocati che nei giorni scorsi hanno diffuso un documento per dire “No alla riforma degli istituti tecnici” in cui fra l'altro si legge: “Da diverse settimane le lavoratrici e i lavoratori della scuola sono in lotta per respingere la contro-riforma degli Istituti Tecnici, che: taglia cattedre e posti di lavoro; taglia ore di lezione in ambito umanistico, scientifico e, per quanto riguarda la teoria, anche in quello tecnico; abolisce di fatto il primo biennio comune, introducendo da subito forti elementi di specializzazione e costringendo così chi studia a compiere già a 14 anni scelte condizionanti rispetto al proprio futuro; impoverisce la formazione generale e teorica, limitando pesantemente la possibilità, per chi studia, di proseguire in ambito universitario; anticipa le attività di Formazione Scuola-Lavoro già al secondo anno, portando a frequentare, in età di obbligo scolastico, ambienti lavorativi gestiti da persone senza formazione pedagogica; comporta l’ingresso sempre più massiccio dell’impresa nell’insegnamento e nell’offerta formativa; rappresenta di fatto una transizione verso il modello del cosiddetto 4+2 costituisce, in sostanza, una corsia veloce verso lo sfruttamento. Ciò si inserisce perfettamente nel progetto più ampio di asservire l’Istruzione, dall’Infanzia all’Università, all’ideologia dell’impresa”.
Pertanto, conclude il documento: “A partire da Torino, è nata dal basso, col sostegno della FLC CGIL e dei sindacati di base, una Rete Nazionale degli Istituti Tecnici. Questi stessi sindacati, pur muovendosi in modo indipendente, convergono ora nazionalmente sullo sciopero del 7 maggio, con presidi e cortei comuni. Siamo solidali con questa lotta, che indica la strada dell'unità su obiettivi avanzati, scopo per cui ci battiamo: contro il riarmo e per lo Stato sociale; contro la precarietà, per il diritto di cittadinanza; per il salario minimo e la riduzione d’orario a parità di paga; per dire NO all’austerità e SI’ alla tassazione delle grandi ricchezze. Se bisogni e obiettivi sono comuni anche le lotte siano unitarie!”.
A Mestre
in Via Forte Marghera davanti all'USR Veneto si è svolta la protesta regionale contro la riforma degli Istituti tecnici al grido: “La scuola non sia al servizio delle imprese” a cui hanno preso parte centinaia di docenti, personale Ata e studenti della Rete degli studenti medi provenienti da tutto il Veneto. “Questa riforma – hanno denunciato nei loro interventi i manifestanti - mira a creare un collegamento diretto tra scuole e imprese... porterà a una riduzione delle supplenze e dell’organico docenti a vantaggio dei tutor e esperti esterni provenienti dal mondo aziendale... E’ prevista la riduzione delle cattedre attraverso l’accorpamento delle materie scientifiche in un’unica disciplina e pertanto va bloccata”.
A Lucca
circa 200 tra studenti ed insegnanti hanno partecipato al corteo partito da Piazza San Michele e conclusosi con un presidio di protesta in Piazza Guidiccioni, di fronte all’Ufficio scolastico interprovinciale. Nel corso degli interventi i manifestanti hanno ribadito la propria contrarietà alla riforma che “mira a ridurre le ore di formazione didattica con il solo scopo di rendere prima possibile gli studenti un prodotto da dare in pasto alle aziende” mentre una delegazione di insegnanti e studenti ha consegnato un documento alla direzione dell’Ufficio.
Per opporsi “ai processi di trasformazione della scuola pubblica statale, alla riforma dei tecnici, ai tagli agli organici e all'inclusione, ai legami con l'industria militare” a Firenze
centinaia di manifestanti hanno preso parte al corteo da Piazza Santa Maria Novella a Piazza Vittorio Veneto e al presidio sotto la Regione Toscana, in piazza Duomo, con al centro anche il “boicottaggio dei quiz Invalsi contro la scuola neoliberale”. Una delegazione di docenti della sezione toscana della Rete nazionale degli istituti tecnici ha consegnato una “Lettera aperta ai sindacati della scuola” in cui fra l'altro si lchiede di intervenire: “con la massima determinazione e urgenza per un rinvio della riforma dei tecnici all’anno scolastico 2027/28 e, in seconda istanza, di adoperarvi per il suo totale annullamento.
Desideriamo inoltre comunicare la nostra disponibilità ad aderire ad eventuali forme di contestazione, quali manifestazioni o scioperi, che auspichiamo essere unitarie e incisive, specifiche cioè al tema della riforma”.
A Bologna
oltre cinquecento manifestanti hanno partecipato alla protesta svolta in mattinata davanti all’Ufficio scolastico regionale. Al presidio si sono uniti anche gli studenti di Cambiare rotta, Osa e l'Usb partiti in corteo dalla zona universitaria che hanno bloccato il traffico in via Irnerio e davanti alla Prefettura hanno tirato ortaggi e frutta marcia contro pupazzi di Valditara, Meloni e Bernini e lanciato slogan conto il governo Meloni (dimissioni-dimissioni), i decreti sicurezza e le complicità con i criminali di guerra sionisti e americani.
A Genova
gli studenti medi e universitari e l'Usb hanno “suonato la sveglia” al ministro Valditara, alla premier Meloni e alla ministra dell’Università Bernini con un partecipato e combattivo corteo con alla testa lo striscione: “studenti e lavoratori contro la d’istruzione pubblica” e cartelli raffiguranti i ministri con una sveglia. Il corteo è poi confluito sotto la prefettura nel presidio organizzato dalla Flc-Cgil che si concluso con lanci di uova marce contro cartello con l'immagine del ministro Valditara.
A Prato
grazie all'adesione quasi totale di tutto il personale Ata l'Its Tullio Buzzi è rimasto chiuso. Circa 200 insegnati, Ata e studenti con alla testa lo striscione “No alla riforma dei tecnici” hanno raggiunto in corteo il presidio organizzato dalla Flc-Cgil in Piazza Buonamici davanti alla sede delle prefettura. (vedi articolo a parte).
Altre manifestazioni e iniziative di protesta si sono svolte a Cuneo
, Novara
, Brescia
, Vicenza
, Bergamo
, Livorno
, Milano
, Pisa
, Urbino
, Ancona
, Perugia
, Chieti
, Pescara
, L’Aquila
, Bari
, Napoli
, Palermo
, Catania
Insomma una grande mobilitazione nazionale e due combattive giornate di sciopero che hanno mandato fuori di testa il fascioleghista Valditara il quale nel commentare le proteste si è scagliato con il suo consueto livore anticomunista contro i manifestanti affermando che “Nelle piazze è stato usato un linguaggio di 60 anni fa, da vetero comunismo fuori dalla storia... È uno sciopero che possiamo considerare sicuramente non riuscito. È uno sciopero certamente politico, non è uno sciopero di sostanza... con Cisl, Uil, Snals, Anief e Gilda abbiamo raggiunto una importante intesa, da me fortemente voluta, che garantisce la stabilità dell’organico e la tutela delle discipline” perciò ha chiosato Valditara bisogna stare attenti ai pericoli derivanti da un’educazione “sessantottina”, difesa da un sindacato che “fa indottrinamento” (la Flc Cgil ndr) e devastata da studenti “violenti” che vanno repressi, puniti e umiliati.
Di fronte a questi velenosi attacchi di Valditara, auspichiamo che tutte le organizzazioni sindacali mettano da parte ciò che li divide e lottino unitariamente per bloccare questa riforma. Si adoperino per dare il via a una mobilitazione quanto più larga e organica possibile che coinvolga tutti i docenti, il personale ATA, le famiglie, le forze politiche, associative e democratiche con alla testa le studentesse e gli studenti che devono essere i veri protagonisti di questa battaglia affinché la scuola sia al loro servizio e non asservita alle esigenze delle aziende. Bisogna allargare la protesta e battersi fino in fondo per affossare la scuola capitalista, neofascista, classista e aziendalista e cacciare Mussolini in gonnella Meloni e il ministro fascioleghista Valditara.
13 maggio 2026