Il diritto allo studio vanificato dagli alti canoni degli alloggi
In media oltre 600 euro per una camera e oltre 400 per un letto in camera doppia. I fondi del PNRR per gli studentati hanno ingrassato solo la speculazione privata.

Come ha efficacemente denunciato l'articolo dell'Organizzazione degli studenti di Firenze del PMLI, pubblicato sul numero scorso 19/2025 de “Il Bolscevico” con l'emblematico titolo “Firenze 'vetrina' classista: se non sei ricco, non studi!”, nella società capitalista e in particolare in Italia il diritto di studio per gli studenti universitari di famiglie proletarie, semiproletarie e in una certa misura perfino piccolo-borghesi, è vanificato di fatto da tutta una serie di costi e di difficoltà materiali: a cominciare dagli alloggi, con quelli sul mercato libero sempre più introvabili e a prezzi proibitivi, mentre quelli pubblici o in convenzione messi a disposizione dal sistema del Diritto allo studio universitario (DSU) sono drammaticamente insufficienti. A cui vanno aggiunti altri costi che incidono pesantemente e in maniera sempre più insostenibile sulle spese, come i costi delle bollette e dei trasporti, delle tasse universitarie, dei libri e delle mense universitarie, e così via.
In queste condizioni non c'è da stupirsi se in Italia, come evidenzia un'indagine nazionale del novembre 2023 dell'Unione degli universitari (UDU), basato su 20 mila risposte e condotto col supporto del SUNIA e della CGIL, quasi la metà degli studenti interpellati dice di lavorare abitualmente, o stagionalmente, o in maniera saltuaria per mantenersi agli studi, e solo un terzo di essi dice di riuscire a farcela senza difficoltà ad arrivare a fine mese (34,3%), mentre il 35% ci arriva con difficoltà, e un altro 30% circa con seria difficoltà.

L'emergenza abitativa nelle città universitarie
Certamente, per gli studenti fuori sede, che sono quasi 900.000, è l'emergenza abitativa il problema più drammatico da affrontare, visto che i posti letto in alloggi pubblici effettivamente disponibili ad oggi sono poco più di 46.000, pari a solo il 5% circa del fabbisogno, e concentrati prevalentemente nelle città universitarie più importanti e prestigiose, che sono situate soprattutto nel Nord e nel Centro d'Italia: due fattori che spingono doppiamente gli studenti del Mezzogiorno ad emigrare in quelle regioni, aggravando lo squilibrio territoriale e sociale che affligge storicamente il nostro Paese. Basti pensare che oltre 400.000 fuori sede, cioè quasi la metà del totale, sono concentrati, in ordine decrescente, tra la città di Milano (quella che ne conta di gran lunga di più, con oltre 122.000 fuori sede), e quelle di Roma, Torino, Bologna, Padova, Pisa, Napoli e Firenze.
Sul mercato libero, al quale la maggior parte dei fuori sede sono costretti perciò a rivolgersi, gli alloggi sono sempre più introvabili, costosi e lontani dalle sedi universitarie, dato che la domanda supera abbondantemente l'offerta. E questo anche a causa del boom dei più redditizi (e fiscalmente agevolati, con una cedolare secca del 21%) affitti brevi ad uso turistico, esplosi grazie a piattaforme internazionali online come Airbnb e Booking, che rendono ancor più asfittico e costoso il mercato degli affitti a medio e lungo termine. E in particolare proprio nei grandi centri universitari, come Milano, Roma, Firenze, Pisa, Bologna, Venezia, dove la domanda turistica e quella studentesca sono di gran lunga più alte.
A Milano, ad esempio, secondo un'indagine di Immobiliare.it insight, nel 2025 gli annunci sono calati del 13% e le camere dell'8% rispetto all'anno precedente, mentre il prezzo medio di una singola è aumentato di quasi 100 euro al mese, arrivando a 732 euro.
Secondo il succitato report UDU del 2023 sull'emergenza abitativa, solo il 19% dei fuori sede non ha avuto particolari difficoltà a trovare un alloggio, a fronte di un altro 19% che ha trovato invece difficoltà, e del restante 60% (3 studenti su 5) che ha avuto molta difficoltà. I motivi sono principalmente dovuti ai costi inaccessibili (53%), condizioni inaccettabili (42%), alloggi introvabili (36%), e perfino annunci falsi (ben 30%) e motivi razziali (4%). Ovviamente per taluno anche con una combinazione dei suddetti motivi.

Alloggi introvabili e affitti alle stelle
Le città più difficili in assoluto per trovare alloggio sono Bologna, Milano, Roma, Napoli, Bergamo e Padova, ma solo un gradino sotto vengono anche Torino, Firenze, Cagliari, Parma, Venezia, Palermo, Perugia, Siena e diverse altre. E spesso, anche se alla fine un alloggio si trova, si tratta di una soluzione insoddisfacente a cui ci si adatta per forza, tanto che il 25% degli intervistati si dichiara insoddisfatto, il 29% vuole cambiare alloggio e il 24% ci sta pensando.
E le cose non vanno poi tanto meglio per gli studentati (poco più di 100 in tutta Italia), sia quelli di proprietà pubblica - statale, regionale o di ateneo (che sono un'esigua minoranza) – sia quelli di società private e della Chiesa che gestiscono la stragrande maggioranza dei posti letto. I posti creati con i finanziamenti europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), per legge dovrebbero essere riservati per il 30% agli studenti che usufruiscono di borse di studio e quelli meritevoli in condizioni disagiate, e il resto dovrebbero avere prezzi “calmierati” del 15% rispetto al prezzo medio di mercato: un concetto aleatorio sul quale le società possono giocare facilmente al rialzo,anche aggiungendo degli extra costi come uso di palestre, piscine, pulizie ecc.; al punto che gli affitti medi possono arrivare ad uguagliare o superare quelli del libero mercato.
Secondo un altro e più aggiornato rapporto dell'UDU dal titolo “È tutto sbagliato”, presentato a marzo 2025 insieme a SUNIA e CGIL nella sala stampa della Camera per denunciare il fallimento del governo sugli alloggi universitari realizzati col PNRR, il prezzo medio di una stanza singola scontato del 15% era, un anno fa, di 620 euro, e di 445 euro per un posto letto in camera doppia, prezzi del tutto simili a quelli degli studentati ecclesiastici. Ma nelle città a più forte domanda i prezzi possono anche superare quelli del mercato libero: come a Milano, dove secondo le rilevazioni del gruppo Gabetti, “il canone medio delle camere singole in studentati privati risulta strutturalmente superiore rispetto a quello delle camere singole in appartamento”.

Contributo irrisorio del PNRR a ridurre l'emergenza
Insomma, a distanza di tre anni dalla protesta studentesca delle tende davanti agli atenei di tutta Italia, iniziata nel maggio 2023 da una studentessa fuori sede montando una tenda davanti al Politecnico di Milano, non solo la drammatica emergenza abitativa non è migliorata per gli studenti, ma si è ulteriormente aggravata, e questo malgrado le promesse della ministra del MUR, Anna Maria Bernini, e del governo neofascista Meloni, sulla costruzione di nuovi studentati a prezzi calmierati coi soldi del PNRR: un miliardo e 200 milioni per creare 60.000 nuovi posti letto entro la scadenza del 30 giugno 2026, tramite un finanziamento a fondo perduto di 20.000 euro per ciascun posto letto creato da privati o enti pubblici in strutture da almeno 20 posti.
Infatti, per quanto non certo risolutivo per coprire l'enorme divario col fabbisogno, questo obiettivo non è nemmeno stato raggiunto, e probabilmente non lo sarà neanche quello rimodulato con l'UE di 30.000 posti entro il prossimo 15 luglio, essendo ufficialmente ancora fermo a 23.000 posti ad ormai due mesi dalla scadenza; gli altri 30.000 posti, per i restanti 600 milioni di euro, dovrebbero essere realizzati in un futuro non precisato attraverso una specifica “facility” gestita dalla Cassa depositi e prestiti (CDP) in convenzione col MUR. Ma intanto, di fatto, i posti effettivamente ultimati, secondo il report UDU 2025, risultano solo 11.030 in studentati privati (il 95% del totale), a fronte di 207 in studentati pubblici e 380 in quelli ecclesiastici, per un totale di appena 11.617 posti letto. E la maggior parte concentrati al Nord, a Milano, Bologna e Padova, facendo salire peraltro solo dello 0,5% la copertura del fabbisogno di posti letto.
Inoltre, denuncia sempre il rapporto, la maggior parte di questi posti non è di nuova costruzione, come avrebbe dovuto essere, ma perlopiù dovuta a “interventi su esistente”; e la distribuzione degli interventi sembra essere stata “casuale”, al punto da lasciare completamente escluse intere città universitarie, prevalentemente del Sud, ma anche in alcuni casi del Centro e del Nord, come Forlì, Pavia, Pisa, Siena, Perugia, Urbino.
Queste cifre dimostrano anche che i soldi del PNRR sono andati quasi interamente a finanziare i privati, e in particolare le grandi società private dell'housing universitario, prevalentemente straniere come l'americana Hines e l'olandese The Social Hub, ma anche italiane come Camplus, Coima e altre, che a fronte di vincoli facilmente aggirabili, come il 30% di posti riservati al DSU e il 15% di prezzi “calmierati”, dopo 12 anni sono svincolate da ogni obbligo e fin da subito possono affittare le camere ai turisti durante i mesi di vacanza.

I finanziamenti pubblici al business degli studentati
Il motivo per cui i soldi del PNRR sono andati quasi tutti a ingrassare gli speculatori privati, che nel 2024 hanno investito oltre 700 milioni (+18%, di cui l'80% dall'estero) nel ricco business dell'housing universitario italiano, è la mancanza di un soggetto pubblico nazionale in grado di gestire e realizzare il piano, e Regioni e Comuni non si presentano nemmeno ai bandi perché non hanno i necessari cofinanziamenti da parte dello Stato, dal momento che il costo medio di realizzazione di un posto letto è di 90.000 euro, a fronte di un contributo PNRR di 20.000, e che solo i privati possono sostenere l'investimento a lungo termine. E per di più, dopo decenni di tagli al personale ed esternalizzazioni, le istituzioni locali hanno smantellato gli uffici tecnici e perso completamente le competenze per presentare i progetti e per realizzarli.
Cosicché ovunque le amministrazioni preferiscono svendere ai privati i grandi edifici pubblici dismessi da trasformare in studentati o in residence di lusso, per ricavare velocemente risorse per le spese correnti e foraggiare le proprie consorterie affaristico-politiche, piuttosto che investire nel sociale. Come sta succedendo – solo per citare i casi più eclatanti - a Roma con gli ex Mercati Generali a Ostiense, dove il Comune guidato dal PD Gualtieri ha approvato la costruzione di uno studentato privato da 2.000 posti, con canoni di 1.050 euro al mese la singola e 500 euro al mese per i posti in camera doppia, finanziato dal fondo immobiliare Hines, che in Italia gestisce 4,5 miliardi di investimenti. E come sta succedendo a Milano, con il villaggio costruito per le Olimpiadi invernali, che sarà trasformato in uno studentato da 1.700 posti letto, con prezzi da 700 a 1.200 euro, in cui ha investito 200 milioni la Coima di Manfredi Catella, il “re dei grattacieli” al centro del recente scandalo edilizio che ha coinvolto l'amministrazione di “centro-sinistra” guidata da Sala.
Per conquistare un reale diritto allo studio non c'è quindi altra strada per le studentesse e gli studenti che quella di continuare a lottare nelle nelle università e nelle piazze contro la politica universitaria capitalista, di classe, meritocratica e reazionaria del governo neofascista Meloni. E in particolare, come indica il Nuovo Programma d'Azione del PMLI in campo universitario, per abrogare tutta la legislazione sull'autonomia universitaria (finanziaria, organizzativa, didattica); abolire i finanziamenti statali e altre agevolazioni alle università private sotto qualsiasi forma; vietare i finanziamenti privati alle università pubbliche; abolire il numero chiuso e ogni altra limitazione per gli accessi e il proseguimento degli studi; massicci investimenti pubblici per potenziare, migliorare e ammodernare gli atenei statali; abolire le tasse universitarie e i contributi per laboratorio; la gratuità di vitto e alloggio per tutti i fuori sede; la realizzazione di studentati in numero sufficiente e adeguato alle effettive necessità degli studenti fuori sede; il potenziamento delle mense universitarie, gratuite per gli studenti, con cibo di buona qualità; la gratuità per gli studenti del materiale didattico, informatico e di laboratorio e dei mezzi di trasporto pubblici.
 
20 maggio 2026