Corrispondenza delle masse
Electrolux vuol chiudere lo stabilimento marchigiano
170 lavoratori licenziati a Cerreto d'Esi. Partita la mobilitazione
Sono 1.700 i lavoratori che in Italia subiranno le conseguenze del drastico piano di ridimensionamento della Electrolux, multinazionale svedese leader nella produzione di elettrodomestici. In particolare ad avere la peggio saranno proprio i 170 operai dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona) che sarà destinato alla chiusura. Da giorni infatti i lavoratori marchigiani sono in stato di massima agitazione con le sigle sindacali di FIOM, FIM e UILM che hanno proclamato uno sciopero per il 25 maggio in tutti i cinque poli produttivi dell’azienda presenti in Italia.
Le parti sociali accusano Electrolux di voler approfittare del calo delle vendite e della situazione di instabilità internazionale per decentrare l’attività produttiva all’estero, approfittando del minor costo di mano d’opera, energia e materie prime. Da anni infatti la fortissima concorrenza del mercato asiatico ha schiacciato il mercato europeo degli elettrodomestici, che vede ora come unica via d’uscita la riduzione drastica di mano d’opera considerata troppo costosa.
Dura presa di posizione delle istituzioni locali con il sindaco di Fabriano Daniela Ghergo, che insieme all’assessore regionale al lavoro Tiziano Consoli, ha convocato per i prossimi giorni un tavolo comunale del lavoro sulla vertenza Electrolux. Ghergo ricorda: “per oltre un decennio l’Italia ha sostenuto il comparto elettrodomestico con 700 milioni di euro di denaro pubblico erogati dal 2013. Servono quindi clausole vincolanti su incentivi ed investimenti per chi riceve finanziamenti pubblici e sanzioni severe quando queste non vengono rispettate”.
Persino il ministro Adolfo Urso ha definito il piano di ridimensionamento inaccettabile, convocando, per il prossimo 25 maggio, una riunione a Roma con gli amministratori dell’azienda svedese per cercare una soluzione alla crisi e scongiurare cosi la perdita di centinaia e centinaia di posti di lavoro. Una delle soluzioni che il governo potrebbe porre sul tavolo delle trattative, sarebbe la riduzione del costo dell’energia elettrica, sgravi fiscali ed eventuali incentivi per convincere la multinazionale scandinava non solo a mantenere gli stabilimenti produttivi ma a rilanciare nuovi piani di investimenti industriale sul territorio italiano.
La situazione risulta al momento molto delicata soprattutto nel territorio marchigiano, che nell’ultimo decennio è già stato colpito pesantemente dal sisma del 2016 e dalla crisi delle industrie cartiere, di Whirlpool e Indesit. Il futuro dei lavoratori di Cerreto d’Esi è nelle mani dei lavoratori stessi che avranno come unica soluzione la lotta per l’affermazione del diritto al lavoro contro l’arroganza padronale. La soluzione della crisi potrebbe essere la nazionalizzazione dell’industria da parte di un governo di destra senza alcun piano industriale nazionale e senza alcuna intenzione di ledere gli interessi padronali capitalistici.
In attesa di comprendere come evolverà la situazione l’unica soluzione valida risulta essere la lotta di classe e il pieno sostegno ai lavoratori. Quella della Electrolux non è solo una battaglia per il lavoro ma anche di un territorio, quello di una regione, sottoposta a lungo alle razzie di multinazionali capitalistiche senza scrupoli che hanno depredato il territorio e suoi lavoratori di ogni diritto e dignità.
Francesco dalle Marche
20 maggio 2026