Per il 78esimo anniversario della “Nakba”
Manifestazioni per la Palestina libera e in solidarietà con la Flotilla
Decine di migliaia di antisionisti ed anticapitalisti nelle piazze d'Italia e del mondo. Grande appoggio alla Global Sumud Flotilla nuovamente in rotta per Gaza
Comunicati di Hamas e del FLP: “la Resistenza l'unico strumento per stroncare l'occupazione sionista”
Il 15 maggio è ricorso il 78esimo anniversario della Nabka, la “catastrofe” per milioni di palestinesi, che coincide nei fatti con la proclamazione dello stato di Israele. Le bande sioniste, architrave di quello che poi diventerà l'attuale esercito sionista, nel 1948 rasero al suolo cinquecento villaggi palestinesi mietendo oltre quindicimila vittime innocenti, e cacciando oltre settecentocinquantamila persone dalle loro terre.
78 anni dopo non solo la storia non è cambiata, ma è addirittura peggiorata con l'occupazione di stampo nazista della Striscia di Gaza, il 60% della quale è stata inglobata dai militari da Tel Aviv, stretta tra “linea gialla” e “linea arancione” ed una falsa tregua solo sulla carta in vigore dall’ottobre 2025, imbastita esclusivamente nel tentativo di coprire i crimini genocidari dell'esercito al comando del boia Netanyahu.
Dall'inizio di quest'ultima offensiva nell'ottobre 2023, le vittime accertate sono settantacinquemila, alle quali si aggiungono 175mila feriti e migliaia di dispersi tutt’ora sotto le macerie. Ma se Gaza è il fulcro dell'azione militare dell'IDF, non c'è da dimenticare la Cisgiordania occupata, dove coloni ed esercito israeliano si macchiano quotidianamente con sempre più ferocia di assalti alla popolazione civile palestinese e di ripetute violenze.
L'ultimo episodio è del 14 maggio, quando migliaia di coloni sionisti hanno preso parte alla provocatoria “Marcia delle bandiere” che ha preso d’assalto la Porta di Damasco, principale ingresso est della Città Vecchia di Gerusalemme occupata, sotto la protezione della polizia. Decine sono state le aggressioni a giornalisti e residenti palestinesi di Gerusalemme Est, mentre il ministro-colono Smotrich è tornato a rivendicare l’annessione di tutta la West Bank e la cacciata dell'intera popolazione palestinese per fare spazio a nuove colonie.
Ma la questione palestinese si intreccia inevitabilmente con la guerra imperialista e colonialista scatenata da Trump e Netanyahu attraverso l’aggressione all’Iran e al Libano che sta già coinvolgendo nei fatti tutti i Paesi dell'area, allargando di fatto un conflitto che è già di livello globale. Le conseguenze di questa escalation imperialista colpiscono soprattutto le popolazioni direttamente interessate, ma incidono anche sulla vita quotidiana di milioni di persone, anche in Europa e in Italia, attraverso l’aumento del costo della vita e la perdita di potere d’acquisto dei salari dovuti alla virata capitalista sull'economia di guerra.
A tutto ciò si aggiungano gli ennesimi criminali assalti pirateschi di Israele nazisionista in acque internazionali alla Global Sumud Flotilla in rotta verso Gaza.
In Italia il governo neofascista di Mussolini in gonnella Giorgia Meloni, complice del genocidio in Palestina, e che auspica un ruolo di primo piano nell'imperialismo dell'Ovest, mentre aumenta a dismisura le spese militari, demolisce quel che rimane dello stato sociale puntando alla privatizzazione definitiva della sanità e sottraendo risorse alla scuola pubblica, ai trasporti, ai servizi sociali, alla cultura ed agli investimenti per l’edilizia pubblica.

Oltre cinquemila antisionisti a Milano
Per questi motivi I sindacati di base assieme alle tante realtà palestinesi e contando sull'appoggio di un ancor più vasto fronte di organizzazioni politiche, sociali e civili che da sempre hanno scelto di mobilitarsi al fianco del popolo palestinese in lotta per la propria sopravvivenza e per la propria libertà, hanno indetto una manifestazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese per sabato 16 maggio a Milano.
Oltre allo stop immediato dell'occupazione sionista, capisaldi della partecipatissima giornata di mobilitazione sono stati gli slogan “fermare il riarmo e l’aumento delle spese militari, liberare tutti i prigionieri palestinesi e di garantire una Palestina libera dal fiume al mare”, e le richieste del “diritto all’autodeterminazione dei popoli, dignità dei salari, una sanità universale, una istruzione di valore, trasporti di qualità e un piano di edilizia popolare”.
La risposta degli antifascisti e degli antisionisti anche stavolta non si è fatta attendere, e oltre cinquemila persone hanno sfilato nel corteo nazionale per la Palestina a Milano. La combattiva manifestazione è partita nel primo pomeriggio da piazzale XXIV maggio, adornata da decine di bandiere palestinesi, del Libano, della Repubblica islamica iraniana e anche di Hezbollah. In testa lo striscione “Ricorda la Nakba combatti il sionismo. Libertà per i prigionieri. Embargo ora!”, dietro al quale hanno sfilato studenti e studentesse, lavoratori, associazioni, realtà sociali, sindacali e politiche, che hanno fatto sentire la loro vicinanza ed il sostegno anche alla la nuova missione della Global Sumud Flotilla che ha ripreso la sua navigazione verso Gaza.
Presenti al corteo anche le bandiere delle principali associazioni palestinesi come UDAP e GPI.
La manifestazione è poi proseguita lungo il tragitto che si è snodato da corso di Porta Ticinese, via Molino delle Armi, corso Italia e piazza Missori per poi terminare in piazza Duomo. Da segnalare la provocazione in piazza Vetra, dove un provocatore fascista si è affacciato dalla finestra facendo un saluto romano e mimando un gesto del mitra verso il corteo. Immediata la reazione di un nutrito gruppo di manifestanti che si sono radunati sotto la la finestra fino a quando non sono stati allontanati da un gruppo di agenti della Digos.
Importante la presenza a Milano di Saif Abu Keshek, attivista della Global Sumud Flotilla, fermato dall'esercito sionista durante il rapimento piratesco della settimana scorsa in acque internazionali. Saif dal palco ha accusato "i governi d'Europa" e "il governo italiano" di essere "complici nel mantenere questi crimini" contro il popolo palestinese. "Le violenze di questi governi occidentali non ci fermeranno - ha aggiunto - Dobbiamo dirlo chiaramente, l'entità sionista ci ha bloccati lontanissimi dalla Striscia di Gaza, in territori la cui sovranità è greca e italiana. Il blocco su Gaza non comincia a Gaza ma è ben piu esteso e arriva fino a qua".
Negli interventi finali del corteo milanese, ampio risalto è stato dato anche al lancio dello sciopero generale di venerdì 29 maggio indetto da Si Cobas, Cub, Sgb, Adl Cobas e Usi contro la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari, contro lo sfruttamento sul lavoro ed i bassi salari, per fermare il genocidio in Palestina e la fornitura di armi ad Israele, e contro le politiche liberticide e repressive del governo Meloni al quale la piazza di Milano ha chiesto più volte le dimissioni. Rivendicazioni legittime, anche se per noi è chiaro che la cricca neofascista al potere non farà nessun passo indietro; per questo è indispensabile che il fronte si allarghi e sia la piazza a cacciarlo il prima possibile e una volta per tutte.

In migliaia in piazza anche a Roma
Una seconda manifestazione nazionale si è svolta a Roma dove i collettivi universitari e decine di gruppi, partiti politici, sindacati ed associazioni antimperialiste hanno sfilato a sostegno del popolo palestinese, della missione Global Sumud Flotilla e contro il genocidio a Gaza.
Da piazza dei Cinquecento davanti alla stazione Termini, migliaia di persone in corteo hanno sfilato fino a piazza San Giovanni, attraversando via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza di Santa Maria Maggiore e via Merulana.
Lo slogan della manifestazione capitolina è stato chiaro quanto combattivo ed improntato alla lotta: “78 anni di genocidio, 78 anni di resistenza”, con un richiamo diretto alla Nakba palestinese ed al filo rosso che lega decenni di lotta di un popolo che non si piega all'aggressore. Anche a Roma sono stati lanciati slogan che chiedevano la fine immediata del genocidio in corso a Gaza, un cessate il fuoco immediato, permanente e verificabile, e l’apertura immediata e duratura di corridoi umanitari sotto garanzia internazionale.
Anche qui come a Milano e come ormai accade in tutte le piazze d'Italia, nel mirino anche il governo Meloni e l'esortazione alle masse popolari antifasciste nel rivendicare “la fine della complicità italiana con il governo israeliano”, “l’interruzione immediata della vendita e dell’esportazione di armi verso Israele” e “la cancellazione di ogni accordo militare, tecnologico, economico e di intelligence con Israele”, incluso quello con l'UE imperialista.
Un imponente servizio d’ordine disposto dalla questura ha accompagnato il combattivo corteo promosso dal Movimento studenti palestinesi in Italia, Global Sumud Italia, Arci , Cambiare Rotta ed OSA ed altri gruppi da sempre attivi al fianco del popolo palestinese. Degna di nota la partecipazione della comunità ebreo-ortodossa convintamente anti-sionista, e la presenza della relatrice speciale dell'ONU per i territori palestinesi Francesca Albanese e Greta Thunberg, che hanno sfilato davanti al Colosseo col pugno chiuso.

Manifestazioni in tutto il mondo
Le manifestazioni di Milano e Roma sono state le principali di una moltitudine di iniziative che il 16 maggio o nei giorni immediatamente precedenti sono state realizzate in tantissime altre città italiane. Rimandiamo alle cronache locali la partecipazione delle delegazioni del PMLI. Ma la Nakba palestinese è stata ricordata in tutto il mondo, con centinaia di piazze nelle quali le masse popolari antimperialiste ed antisioniste sono scese in piazza, con lo sguardo rivolto all'occupazione di oggi.
In Europa una delle più grandi manifestazioni si è svolta in Inghilterra dove decine di migliaia di manifestanti hanno trasformato le strade del centro di Londra nel palcoscenico di una vasta protesta contro 78 anni di occupazione sionista.
Intonando slogan per la liberazione della Palestina, la fine dell'assedio di Gaza, lo stop alla vendita di armi al regime sionista, hanno chiesto ripetutamente di processare per crimini di guerra Netanyahu ed i suoi ministri ed accusato pesantemente il governo britannico di complicità nel massacro dei palestinesi a causa del suo continuo sostegno politico e militare a Tel Aviv. Per le vie della City, numerosi bambini hanno sfilato tra la folla portando con sé grandi chiavi, simbolo del diritto al ritorno nella propria martoriata terra dei profughi palestinesi.
Nello stesso momento a Parigi, alcuni attivisti per i diritti del popolo palestinese hanno issato la bandiera della Palestina sulla Torre Eiffel nonostante le rigide misure imposte da Macron per impedire l'esposizione di qualsiasi simbolo palestinese sul monumento.
Anche a Vienna, capitale dell’Austria, si è tenuta una importante manifestazione di solidarietà con la Palestina all’Eurovision Song Contest, per denunciare la presenza di Israele sul palco della kermesse canora. Il corteo partecipato da migliaia di persone, ha toccato il centro della città fino a giungere davanti alla blindatissima sede dell’evento musicale, per concludersi all’Arik Brauer Park. “No stage for genocide”, nessun palco per il genocidio, la parola d’ordine della manifestazione austriaca.

La Resistenza palestinese esorta alla lotta
In occasione del 78esimo anniversario della Nakba, Hamas ha rilasciato una dichiarazione congiunta con altre fazioni che rappresentano in toto la Resistenza palestinese, nella quale hanno riaffermato il "diritto al ritorno" dei palestinesi nella loro terra ora occupata e devastata dall'esercito nazisionista.
Per i palestinesi il proseguimento della guerra legittima di resistenza per cacciare l'invasore “dal fiume al mare” rimane un principio fondamentale, il perno attorno al quale ruota l'autodeterminazione del proprio popolo, e l'unico strumento in grado di arrestare l'espansione degli insediamenti israeliani e, più in generale, di respingere l'occupazione.
Con una ulteriore ed articolata nota si è espresso anche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
“Settantotto anni dopo la Nakba, - si legge nel documento - i crimini di questa entità criminale e fuorilegge si intensificano, e le sue nefandezze ora colpiscono la Palestina, la regione e il mondo intero. Più perpetra crimini e uccisioni, più sprofonda in una struttura politica e sociale in crisi, approfondendo divisioni e contraddizioni interne e ampliando le manifestazioni di fascismo e razzismo all'interno del suo sistema di governo. Le crepe strutturali rivelano la sua fragilità e l'accumulo di fattori che potrebbero portarne al collasso, il tutto mentre fallisce ripetutamente nell'imporre una vittoria militare o politica, nonostante l'ampio e illimitato sostegno militare e politico che riceve dall'amministrazione americana e dal sistema occidentale. (…) Al contrario, rapidi cambiamenti internazionali stanno sconvolgendo gli ambienti e le lobby sioniste che la sostengono. Il movimento di solidarietà con la Palestina si sta espandendo in modo senza precedenti e le voci che rifiutano l'occupazione e la discriminazione razziale si fanno sempre più forti, rendendo la Palestina un punto di riferimento morale e politico globale. Ciò riflette l'erosione del sostegno internazionale a questo progetto coloniale e il suo graduale isolamento.”

20 maggio 2026