Istituito dalla Knesset di Israele genocida
Tribunale militare speciale per processare Hamas
Circa 300 imputati per l'attacco del 7 ottobre rischiano la pena di morte
Violato anche il fondamentale principio giuridico del principio di irretroattività delle norme incriminatrici in materia penale

Lo scorso 11 maggio il parlamento dell’entità genocida sionista ha approvato con 93 voti favorevoli e nessun contrario una legge che istituisce un tribunale straordinario per giudicare i combattenti palestinesi che parteciparono al ‘Diluvio di Al-Aqsa’, un’operazione militare che dal 7 al 10 ottobre 2023 scatenò una tempesta contro Israele sionista e neonazista per la liberazione della Palestina e inflisse alla macchina militare israeliana e alle forze armate sioniste perdite ingenti: circa 300 dei combattenti palestinesi, appartenenti a tutte le formazioni palestinesi di Gaza, protagonisti di quell’eroico momento saranno sottoposti a processi farsa dinanzi a tale sedicente corte giudiziaria, rischiando la pena di morte. La maggior parte di essi appartengono ad Hamas, ma ci sono anche militanti della Jihad Islamica, dei Comitati Popolari di Resistenza, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, del Movimento dei Mujahideen Palestinesi, del Movimento per la Libertà Palestinese e di altri gruppi minori, perché non bisogna mai dimenticarsi che a tale operazione militare, pur diretta e coordinata da Hamas, parteciparono tutte le organizzazioni della resistenza palestinese presenti a Gaza.
Il testo approvato dal parlamento sionista prevede l’istituzione di tribunali speciali, introduce retroattivamente la pena capitale e vieta eventuali scarcerazioni future: le norme qualificano i fatti avvenuti tra il 7 e il 10 ottobre 2023 nella parte meridionale occupata dall’entità sionista, al di fuori dei confini della Striscia di Gaza, come crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, e tale definizione si estende agli ostaggi trattenuti a Gaza, compresi quelli morti durante la prigionia, anche se ormai è certo che la stragrande maggioranza dei morti civili israeliani dal 7 al 10 ottobre fu provocata dalla controffensiva israeliana che colpì indiscriminatamente anche gli stessi civili israeliani, così come la morte degli ostaggi prigionieri a Gaza deve essere ovviamente ascritta ad azioni militari dell’entità sionista, avendo i palestinesi tutto l’interesse a tenere in vita gli ostaggi.
Evidentemente le già durissime leggi poste dall’entità sionista a contrasto della resistenza palestinese non vengono ritenute sufficienti di fronte allo smacco militare e politico subito il 7 ottobre 2023, che i due parlamentari promotori sionisti hanno descritto come il “crimine più grave compiuto contro il popolo ebraico dalla Shoah”, e non basta neppure la legge approvata lo scorso marzo che istituisce la pena di morte soltanto per i palestinesi che uccidono ebrei, normativa fortemente voluta dal ministro Itamar Ben Gvir, che rappresenta insieme a Bezalel Smotrich il volto più estremista e reazionario del sionismo.
Il tribunale straordinario istituito l’11 maggio avrà esclusiva giurisdizione per i reati di genocidio, di violazione della sovranità o dell’integrità dello Stato di Israele, di istigazione alla guerra, di sostegno al nemico, di omicidio ai danni di israeliani e di altri reati minori.
La normativa prevede per tali processi la massima sommarietà e la massima pubblicità, tanto che i procedimenti saranno filmati, trasmessi in televisione, archiviati e resi accessibili tramite una piattaforma digitale dedicata: lo scopo politico è chiaro, ossia quello di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dal genocidio compiuto dal regime sionista e dai suoi sostenitori ai danni dei palestinesi presentando i sionisti stessi come vittime di un progetto genocida da parte dei palestinesi, e il fatto è assolutamente aberrante poiché chi dovrebbe sedere – come sostiene la Corte penale internazionale - sul banco degli imputati (i sionisti) siede così sullo scranno del giudice.
Ma questa non è l’unica aberrazione di tale normativa, perché c’è qualcosa di ben più grave, ossia la violazione del principio giuridico del divieto di retroattività delle norme penali incriminatrici, un principio che - mai espressamente teorizzato ma sempre costantemente osservato nella pratica giuridica europea sin dal diritto romano - fu espressamente elaborato dai giuristi europei tra il XVIII e il XIX secolo e che è stato applicato in tutta la normativa penale del mondo contemporaneo, con un’unica fondamentale eccezione: il processo principale di Norimberga, il processo principale di Tokyo e i rispettivi processi collaterali che si svolsero per iniziativa delle Nazioni Unite che vinsero la seconda guerra mondiale, tenendo comunque presente che molti criminali di guerra furono processati e condannati sulla base delle legislazioni nazionali degli Stati dove i crimini erano stati commessi.
Per principio di irretroattività delle norme penali incriminatrici si intende l’impossibilità, da parte di una legge penale istitutiva di una nuova fattispecie penale o di una nuova previsione di pena, di avere efficacia per i fatti commessi prima della sua entrata in vigore, ovvero, in altri termini, il principio per cui chiunque può essere colpito da una sanzione penale, ma solo ed esclusivamente per avere realizzato una fattispecie di rilievo penale della quale chi commette il reato conosce già la sua illiceità penale e la sua punibilità, e non per qualcosa che solo posteriormente a tale commissione è stata considerata dal legislatore una fattispecie penale. Tale principio, per fare soltanto alcuni esempi, è sancito dall’articolo 25 della Costituzione italiana, dall’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dall’articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e norme simili esistono e sono esistiti in tutti gli ordinamenti giuridici degli ultimi secoli, con le uniche eccezioni sopra menzionate al termine della seconda guerra mondiale, ma all’epoca si dovevano punire delitti di tale inaudita gravità commessi dalle potenze dell’Asse nazifascista per cui, eccezionalmente, si dovettero necessariamente introdurre norme penali incriminatrici con efficacia retroattiva, e l’esempio più eclatante è quello del crimine di genocidio.
Ora, il paradosso è proprio questo: uno Stato che è già sotto accusa da parte delle Nazioni unite per il crimine internazionale di genocidio, Israele, non soltanto non consegna alla giustizia i vertici governativi e militari che dovrebbero essere sottoposti a processo per tale gravissimo crimine ma addirittura si arroga il diritto nel 2026 di prevedere retroattivamente la pena di morte per presunti delitti commessi nel 2023, e ciò in violazione aperta e plateale del principio, riconosciuto da tutti gli ordinamenti civili degli ultimi due secoli e mezzo, di irretroattività delle norme penali incriminatrici!
È chiara l’operazione politica sionista che si vuole mascherare, sotto le mentite spoglie di una legge, da norma giuridica: Israele vuole presentarsi al mondo esattamente come le Nazioni Unite si presentarono ai processi di Norimberga e di Tokyo, riconoscendo una normativa retroattiva di carattere eccezionale e straordinario, peraltro creata da essi stessi in modo unilaterale, esattamente fecero come i vincitori della seconda guerra mondiale, dimenticando però che in quel caso si trattava delle Nazioni Unite ossia di quasi il mondo intero: e tutto ciò con il sottinteso ovvio che il 7 ottobre sarebbe stato, ad avviso dei sionisti, una sorta di piccolo olocausto, dimenticando forse che nell’Olocausto nazifascista perirono 17 milioni di esseri umani innocenti solo in Europa mentre il 7 ottobre ne perirono appena 1.200 e non certo tutti per mano palestinese, e soprattutto dimenticando che nel frattempo Gaza è stata ridotta nel giro di due anni, tra il 2024 e il 2025, in un cumulo di macerie con un numero spaventoso di morti esattamente come era accaduto, per mano nazista, nel ghetto di Varsavia nel 1943 . Un numero di morti, quelli di Gaza, tale da far gridare la Corte penale internazionale e la Relatrice speciale dell’ONU al genocidio.
 
20 maggio 2026