Vertice di Pechino
I due dittatori fascisti nemici, Trump e Xi, per ora pensano principalmente agli affari e al commercio
La festosa accoglienza al capo della Casa Bianca nasconde la rivalità strategica tra l'imperialismo americano e il socialimperislismo cinese. Accordo sulla libertà di navigazione nello stretto di Hornuz e su Iran senza nucleare. Su Taiwan rischio guerra
Tregua armata quella sancita il 14 e 15 maggio a Pechino tra l’imperialismo americano e il socialimperialismo cinese. I due dittatori fascisti nemici, Trump e Xi Jinping, nel loro vertice tanto atteso, hanno nascosto la rivalità strategica per il dominio del mondo, pensando principalmente agli affari e al commercio. Non per niente ad affiancare il presidente americano c’erano il magnate di Tesla Elon Musk, Tim Cook di Apple, Larry Fink di BlackRock, il Ceo di Boeing, di Citi, di Goldman Sachs, di Meta, di Mastercard, di Visa, Jensen Huang di Nvidia, che vorrebbe vendere i suoi chip più avanzati in Cina, ma le restrizioni all’export glielo impediscono in parte. In totale, 17 amministratori delegati delle principali corporation americane.
Le dichiarazioni rilasciate dal presidente statunitense hanno rivelato un do ut des
non annunciato, che prevede la concessione di esenzioni dalle normative statunitensi alle compagnie petrolifere cinesi in cambio dell'impegno della Cina a interrompere le forniture di armi all'Iran. Parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One, di ritorno a Washington da Pechino, Trump ha così rivelato l'impegno degli Stati Uniti a revocare tutte le sanzioni statunitensi contro le compagnie petrolifere cinesi che acquistano petrolio iraniano, in cambio della rinuncia da parte della Cina ad armare Teheran. Trump e Xi avrebbero concordato che lo Stretto di Hormuz deve restare aperto, opponendosi dunque all’imposizione di pedaggi. Entrambi avrebbero sottolineato che l’Iran non potrà mai possedere armi nucleari, anche se la Cina continua ad appoggiare Teheran sull’utilizzo civile dell’energia nucleare. Non ci sono però impegni precisi su negoziati o interventi della Cina, che non vuole lasciarsi coinvolgere direttamente nella crisi.
Il dittatore fascioimperialista di Washington ha affermato di aver concluso "fantastici accordi commerciali" con Xi Jinping. Che a sua volta ha detto: "Abbiamo raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili, sull'espansione della cooperazione pratica in vari campi e sull'affrontare in modo adeguato le reciproche preoccupazioni". Per il nuovo imperatore cinese la visita è stata storica e di grande importanza e ha affermato che è stata definita una nuova visione per la costruzione di un rapporto costruttivo basato sulla stabilità strategica. Accordo USA-Cina anche su rafforzare comunicazione e coordinamento su questioni internazionali e regionali.
Nello specifico, la Cina avrebbe accettato di aumentare gli acquisti di prodotti agricoli americani, tra cui soia e carne bovina. Secondo la Casa Bianca, Xi si sarebbe detto disposto a un aumento delle importazioni di energia, compresi petrolio e gas naturale liquefatto: uno dei punti chiave delle richieste di Washington. Pechino si sarebbe impegnata a comprare anche 200 jet civili della Boeing. Ci sarebbe anche un’intesa per rafforzare i controlli sui flussi di sostanze chimiche utili alla produzione dell’oppioide fentanyl, il che apre a un’estensione della tregua sui dazi e un parziale ritocco verso il basso delle tasse doganali. Si è discusso anche della creazione di un consiglio per gli investimenti, che consentirebbe alle aziende cinesi di investire negli Stati uniti in settori non sensibili.
Alla festosa accoglienza cinese al capo della Casa Bianca, Trump ha risposto definendo Xi Jinping come uomo “tutto affari” e lo ha paragonato a un attore scelto a tavolino a Hollywood. "Penso che sia una persona cordiale, in realtà, ma è tutto affari", ha detto Trump durante un'intervista con Sean Hannity di Fox News "Non ci sono giochetti. Non si parla del bel tempo. Ma se andaste a Hollywood e cercaste un leader cinese per un ruolo in un film, non trovereste nessuno come lui".
“Avremo un fantastico futuro insieme. È un onore essere qui con te, è un onore essere tuo amico. Le relazioni tra Cina e Stati Uniti saranno le migliori di sempre”, ha esordito Donald Trump a Pechino, subito prodigo di complimenti. “Il mondo è giunto a un nuovo bivio. Cina e Stati uniti riusciranno a superare la trappola di Tucidide e a creare un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi potenze?” si è chiesto invece Xi Jinping, riferendosi alla formula con cui gli analisti richiamano il rischio di un conflitto tra una potenza egemone e una potenza emergente. Il riferimento è alla narrazione dello storico ateniese della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta (431-404 avanti Cristo), innescata dall’ascesa di una potenza che spaventò l’altra al punto da scatenare lo scontro che devastò la civiltà dell’epoca.
Xi ha auspicato che i due paesi possano essere “partner, non rivali”, dicendo di aspettarsi una svolta positiva nei rapporti. Ma ha anche avvertito che Cina e Stati Uniti “potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto”, qualora la questione di Taiwan fosse “gestita male”. Tradotto: se gli Stati Uniti supportassero l’indipendenza di Taipei o continuassero ad accelerare sulla vendita di armi. Un messaggio molto esplicito e che pone proprio Taiwan al centro delle discussioni e a rischio guerra.
L’intelligenza artificiale (AI) è stata uno dei dossier più importanti del summit, anche perché è stata trattata come il punto d’intersezione tra una serie di nodi critici come i microchip, i controlli all’export, la cybersicurezza e gli equilibri industriali tra USA e Cina. Il primo accordo ufficiale, o quantomeno il primo esito dichiarato, riguarda dunque l’apertura di un meccanismo di dialogo sull’AI. Non per niente a Pechino era presente il principale consigliere scientifico di Trump, Kratsios, che, come ha scritto il “South China Morning Post”, rappresenta “l’idea che l’America debba coordinare ricerca, industria, sicurezza nazionale e diplomazia per impedire alla Cina di raggiungere o superare gli Stati Uniti nei settori critici”.
Insomma il viaggio di Trump a Pechino ha confermato che a fronteggiare la superpotenza dominante americana è il socialimperialismo cinese, e la mancanza di un comunicato congiunto finale testimonia che, al di là degli accordi commerciali e dei riconoscimenti reciproci, sono destinate a scontrarsi in ogni campo, fino alla guerra interimperialista, per il dominio assoluto del mondo.
20 maggio 2026