Manifestazione USB del 23 maggio
In piazza per il salario e contro la guerra
“Siamo stanchi di pagare sempre noi”, questo la parola d'ordine della “Manifestazione Operaia” indetta dal sindacato di base Usb nella giornata di sabato 23 maggio. La manifestazione, di carattere nazionale, si è svolta a Roma dove sono arrivati da tutta Italia operai dell’industria, lavoratori della logistica, dei porti, dei trasporti, della grande distribuzione, dei servizi, della scuola, della sanità e della ricerca. Il corteo, partito da Piazza della Repubblica e terminato a San Giovanni, ha visto scendere in piazza 15mila manifestanti sotto le insegne di Usb, Osa, Cambiare Rotta, Potere al Popolo e varie sigle legate a movimenti studenteschi, ambientalisti, per il diritto alla casa e centri sociali.
La mobilitazione aveva come temi centrali la questione salariale, il diritto al lavoro, la difesa dell’industria, il rilancio dei servizi pubblici e il rifiuto dell’economia di guerra. Usb ha denunciato il peggioramento delle condizioni materiali di milioni di persone, richiamando i dati Istat pubblicati per l'appunto il giorno precedente: undici milioni di persone a rischio povertà, salari impoveriti, potere d’acquisto crollato e un Paese in cui sempre più persone lavorano pur restando povere. “Abbassare le armi e alzare i salari” è stato lo slogan più ripetuto e uno dei messaggi centrali lanciati da Usb, che ha ribadito come la questione salariale rappresenti oggi la principale emergenza sociale del Paese e che le risorse devono essere destinate a lavoro, welfare, sanità, scuola, casa e trasporti pubblici, non all’economia di guerra.
La manifestazione ha rilanciato il “Manifesto Operaio”, approvato dall'Assemblea Nazionale del 28 marzo 2026, organizzata a Roma da Usb, che l'ha presentata come “proposta alternativa al modello economico fondato su precarietà, bassi salari, delocalizzazioni, appalti al massimo ribasso e riarmo”. Tra le rivendicazioni del “Manifesto”, rilanciate alla manifestazione del 23, c'è anzitutto quella dell'adeguamento automatico dei salari ai prezzi, attraverso una sorta di nuova scala mobile che tuteli le retribuzioni, oltre a un reddito garantito universale di transizione, finanziato dallo Stato, per non far pagare ai lavoratori con licenziamenti, cassa integrazione infinita e desertificazione industriale, la transizione ecologica, digitale e produttiva.
Ci sono poi le richieste della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, di misure concrete per garantire salute e sicurezza sui posti di lavoro, più forza e potere agli Rls e al sindacato su ritmi, organici e turni, così come il controllo sulle nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale, che non può essere utilizzata per maggiore controllo e sfruttamento. Altre rivendicazioni sono lo stop alle catene infinite di appalti e subappalti, un modello che frammenta il lavoro, abbassa i salari e i diritti, aumenta l’insicurezza. Infine ci sono il rifiuto di qualsiasi tentativo di limitare il diritto di sciopero e la militarizzazione del lavoro, una politica industriale pubblica e l'Ingresso dello Stato nel capitale delle imprese e controllo pubblico delle filiere strategiche.
La manifestazione, si legge nel comunicato dell'Usb, “ha inoltre rilanciato la necessità di ricostruire una forza collettiva del lavoro capace di unire fabbriche, porti, logistica, servizi e territori, affermando la necessità di riportare lavoratrici e lavoratori al centro delle scelte politiche, industriali ed economiche del Paese”. Forte anche il richiamo alla Palestina e alla mobilitazione contro il genocidio e il riarmo. “Per la guerra e per il genocidio dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo” è stata una delle parole d’ordine che hanno attraversato il combattivo corteo.
Le manifestazioni contro il governo neofascista della Meloni, contro la guerra imperialista, per l'aumento dei salari, per ribadire che i produttori della ricchezza del Paese sono gli operai/e e le lavoratrici e i lavoratori sono sempre le benvenute e auspichiamo che siano sempre di più, fino a far cadere con la piazza la Mussolini in gonnella. Se le rivendicazioni della manifestazione sono in gran parte da sottoscrivere, discutibili sono le modalità e la scelta delle date che nella seconda metà di maggio ha visto la proclamazione di due scioperi generali da parte dei sindacati di base: Usb il 18 e la stragrande maggioranze delle altre sigle il 29, intervallati da questa manifestazione di sabato 23 indetta da Usb e dalle organizzazioni a lei collaterali.
Per contrastare efficacemente il governo e la sua politica reazionaria e antioperaia è necessaria la massima unità, come dimostra lo straordinario successo dello sciopero a sostegno della Flotilla del 3 ottobre 2025. Se si vuole veramente “Bloccare tutto”, come invoca lo slogan fatto proprio dal movimento proPal e dagli scioperi generali dell'autunno scorso, è bene abbandonare atteggiamenti autoreferenziali e di concorrenza. Questo non vale solo per l'Usb, ma per tutte le sigle sindacali, compresa la Cgil.
27 maggio 2026