Dopo l'abbordaggio illegale delle barche in mare
Sotto attacco anche il convoglio di terra della Sumud Flotilla per Gaza
Israele allarga la sua sfera di influenza nel Mediterraneo
Occorre una mobilitazione decisa e concreta per cacciare immediatamente Meloni complice di Netanyahu
Dopo le aggressioni e i sequestri via mare del 18 maggio scorso, la Global Sumud Flotilla (GSF) è stata oggetto di nuovi attacchi, questa volta via terra, in Libia, mentre tentava per l'ennesima volta di aprire un varco umanitario attraverso l'Egitto e la Cirenaica, fino a Gaza.
Il convoglio di terra della GSF era partito il 15 maggio (giorno della Nakba) forte di oltre 200 attivisti e attiviste provenienti da 25 Paesi di tutto il mondo. La missione aveva l'obiettivo di consegnare alla popolazione di Gaza sette ambulanze, 20 case mobili, e 10 camion di aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese.
Secondo quanto riferito dalla GSF il convoglio terrestre aveva iniziato a muoversi verso Sirte nel primo pomeriggio, e quasi un'ora dopo le milizie della 604esima brigata affiliate al generale Khaifa Haftar che controllano l'est del Paese, sarebbero avanzate fino alla fine del varco della stessa città, schierando cecchini e veicoli armati con mitragliatrici, impedendogli di procedere. poichè il numero delle persone in ingresso sarebbe stato assolutamente troppo ampio.
Solo a quel punto una ridotta delegazione di dieci persone di nazionalità statunitense, italiana, spagnola, portoghese e greca si sarebbe diretto verso il checkpoint per negoziare con le autorità l'auspicato accesso. Fino a quel preciso momento gli sviluppi sono stati testimoniati da una diretta streaming, ma dopo il superamento del check point, degli attivisti si erano perse le tracce. Alcuni attivisti poi rilasciati hanno definito i fatti avvenuti al check-point come una “aggressione violenta e con l'inganno”, nella quale sono stati picchiati e trascinati con la forza all'interno di pullman e di altri veicoli non identificati, per essere poi messi agli arresti con l'accusa di “ingresso illegale”.
“Tra noi ci sono esperti di medicina, ingegneria, logistica e diritto umanitario, il convoglio sta procedendo pacificamente per completare il coordinamento necessario a proseguire la missione e lavorare a fianco della leadership palestinese nelle prime fasi di ricostruzione del sistema sanitario e delle infrastrutture civili di Gaza. Ogni articolo a bordo è accuratamente documentato. Ogni partecipante è impegnato in azioni civili e non violente.
Ogni passo è compiuto nel rispetto del diritto internazionale",
avevano fatto sapere gli attivisti nel momento in cui i negoziati con le autorità della Libia orientale per un passaggio sicuro erano in stallo, ma ciò non ha avuto alcun effetto deterrente sulla criminale polizia di Haftar.
Dopo poche ore dalla notizia del blocco la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, ha denunciato la presenza di feriti e, nel momento in cui scriviamo è noto che gli attivisti e le attiviste trattenuti saranno processati a Bengasi, ed auspicabilmente reimpatriati come immigrati clandestini per essere entrati nella regione orientale senza autorizzazione.
Certamente le vicende che solo nelle ultime settimane hanno coinvolto le autorità greche immobili nel contesto dell'illegale blitz piratesco della Flotilla in acque internazionali ma col rilascio dei rapiti nei porti ellenici, e quest'ultimo scempio in Libia dimostrano che il blocco imposto attorno a Gaza dallo stato nazisionista oggi si estende ben oltre Israele, grazie al criminale appoggio dei soliti governi occidentali, ma anche perché i dollari di Tel Aviv sono stati capaci di ampliare il raggio dei suoi alleati anche ad altri Paesi come la Libia di Haftar con il quale, non a caso, il governo Meloni ha stipulato stretti accordi artefici diretti di una gestione disumana dei flussi migratori ed irrispettosi della stessa sovranità del popolo libico.
E non è un caso neppure che le aperture diplomatiche e i tentativi di legittimazione internazionale nei confronti di Haftar condotte in prima linea dal Roma siano sempre state inaccettabili, poiché miravano a stabilizzare e a ripulire una figura responsabile di repressioni e scontri armati contro la popolazione e le istituzioni riconosciute dell'Ovest. Oggi i nodi, incluso il lavoro sporco per Israele, vengono tutti al pettine.
Marco Contadini, membro dell’equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla rientrato pochi giorni fa in Italia, ha rilasciato una importante intervista pubblicata da FanPage che sottolinea proprio questo aspetto: “L’influenza di Israele, il blocco israeliano, - ha detto - geograficamente si è esteso molto al di là dei confini israeliani… si è esteso fino alle acque greche, si è esteso fino all’Egitto, si è esteso fino alla Libia”.
L'ampio universo Pro-Palestina ha ragione quando afferma che la causa umanitaria palestinese “non può continuare ad ottenere attenzione pubblica soltanto nei momenti di maggiore violenza o repressione come questi”, ma a nostro avviso non centra il punto quando auspica che l'elemento dirimente per ridare un futuro a Gaza sia “una partecipazione politica costante”. “Non è politicamente sano – ha chiosato infatti Contadini - che un Paese si attivi solo quando si mettono 100 barche in mare, le persone si fanno riempire di botte, violare, umiliare (…) Ci deve essere una maturità politica diversa”.
Ma quale “maturità” può arrivare da parte di un governo che negli anni ha rafforzato come non mai i suoi rapporti con Tel Aviv, di pieno sostegno finanziario, economico ed anche culturale nell'appoggiare il nazisionismo colonialista? Nessuna. D'altra parte le dichiarazioni rilasciate da Meloni e dai suoi gerarchi sulle missioni di Flotilla non danno adito a fraintendimenti. È chiaro che Meloni deve attivarsi immediatamente per ottenere il rilascio dei 2 attivisti italiani ancora in mano alle autorità libiche; allo stesso tempo però che di ciò non ci si può assolutamente accontentare poiché l'Italia deve rompere immediatamente ogni rapporto con Israele genocida, e il primo passo da compiere è quello di mobilitare la piazza per cacciare immediatamente il governo neofascista in carica poiché Meloni non lo farà di certo.
In Italia intanto prosegue l'indagine della Procura di Roma sulla detenzione in Israele dei partecipanti alla spedizione via mare della Flotilla, dopo l'abbordaggio delle barche in acque internazionali da parte dell'esercito. Ad oggi, sono una decina i nomi della catena di comando di Tel Aviv al vaglio dei pm che stanno valutando eventuali profili penali nei loro comportamenti, inclusi i reati già ipotizzati di tortura e violenza sessuale, atti che sembrano sempre più gravi via via che le autorità raccolgono le testimonianze dei rapiti.
3 giugno 2026