Mentre il criminale Trump fa finta di negoziare e bombarda basi iraniane
I nazisionisti mettono a ferro e fuoco il Libano e dilagano a Gaza
I complici imperialisti europei stanno a guardare. Un rapporto dell'Onu documenta violenze sessuali contro detenuti palestinesi da parte delle forze sioniste

Gli Stati Uniti e l'Iran hanno raggiunto un memorandum d'intesa preliminare (MOU) per estendere il cessate il fuoco tra i due Paesi per 60 giorni e avviare i negoziati per porre fine definitivamente alla guerra, secondo quanto riferito da fonti ufficiali statunitensi, manca ora l'approvazione finale del presidente Trump, batteva un nota di al Jazeera del 28 maggio. Seguita a ruota da informazioni sui contenuti delle agenzie Axios e Reuters su proroga di 60 giorni la tregua, riapertura dello stretto di Hormuz, scongelamento parte fondi iraniani bloccati dagli Usa e via elencando; mancano aspetti sul nucleare. A dire il vero la notizia non ha nulla di nuovo, è la stessa che da settimane circola sui media, smentita dai negoziatori iraniani e contraddetta dalla stesso criminale Trump nelle quotidiane esternazioni sul suo social. Bastano poche ore per capire che ancora nulla era cambiato, Trump, dopo dopo aver garantito che “ora terrò una riunione nella Situation Room per prendere la decisione finale”, se ne uscirà. sconfessando i suoi negoziatori e rimandando la bozza con altre modifiche a Teheran, via mediatori pachistani. Nel frattempo la marina americana attaccava basi iraniane in prossimità di Hormuz, per “autodifesa” secondo il comando Usa, e l'Iran rispondeva con attacchi alle basi americane in Kuwait da dove erano partiti gli attacchi, almeno l'ultimo tra il 31 maggio e l'1 giugno.

Offensiva sionista in Libano
D'altra parte come funzionano i piani di pace del criminale Trump lo conferma quello in via di aggiornamento per il Libano. Portavoce del Pentagono dichiaravano che il negoziato in corso a Washington tra la delegazione sionista e quella del governo collaborazionista di Beirut andavano bene tanto che il 31 maggio annunciavano un possibile accordo nei colloqui previsti il 2 e 3 giugno. Proprio nei giorni in cui i nazisionisti, messi in difficoltà dalla azioni della resistenza di Hezbollah che coi mini droni colpisce con maggiore successo gli invasori nel sud del paese, lanciavano una rabbiosa offensiva non solo nelle aree vicine al nuovo confine che hanno stabilito unilateralmente al fiume Litani ma ancora più in profondità e con la decisione dell'1 giugno di attaccare di nuovo “obiettivi terroristici” nei quartieri popolari di Beirut. Una decisione annunciata dai criminali Netanyahu e Katz l'1 giugno dopo aver “conquistato” i ruderi del castello di Beaufor, la fortezza crociata patrimonio dell'umanità che l'Idf ritiene essere una base della Resistenza, che riporta gli invasori sionisti al punto più in profondità conquistato durante l'aggressione del 1982 e che avevano dovuto lasciare nel 2000. Il criminale Netanyahu l'ha definita "una svolta radicale nella politica che stiamo portando avanti", alludendo a una occupazione definitiva del Libano.
Una posizione che immediatamente smentiva le solite fonti filosioniste a base dell'informazione dei media imperialisti occidentali secondo le quali il segretario di Stato americano Marco Rubio nelle stesse ore proponeva che il primo passo toccava a Hezbollah per cessare tutti gli attacchi (sic!), in cambio gli aggressori non avrebbero intensificato quelli su Beirut. Avrebbe convinto sembra il presidente Joseph Aoun ma non il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri che faceva notare come toccava agli invasori la prima mossa.
In una dichiarazione riportata dall'emittente libanese Al Mayadeen il 31 maggio Berri dichiarava: “garantisco un impegno totale e immediato da parte della resistenza per un cessate il fuoco, ma chi obbligherà Israele a fermare la sua aggressione via terra, mare e aria e la distruzione dei villaggi. Dov'è la tregua? Israele ha smesso di radere al suolo e demolire case e di versare il sangue di civili e paramedici?. Che senso hanno i negoziati sotto il fuoco israeliano?”. “Lla cosiddetta tregua ha permesso a Israele di intensificare la sua aggressione in modo senza precedenti” con l'avallo di Washington.
Nelle stesse ore le bombe sioniste cadevano su Tiro, in particolare nei pressi dell'ospedale Hiram. Abbiamo ucciso almeno 900 militanti di Hezbollah, registravano i comunicati dell'Idf; nella settimana del 30 maggio i criminali sionisti hanno ucciso o ferito in media 11 bambini al giorno, sottolineava l'Unicef. E l'Organizzazione Mondiale della Sanità avvertiva che molti attacchi sionisti hanno preso di mira strutture sanitarie in tutto il Paese.
Una nota di MSF ricordava che il 3 maggio scorso c’è stato il decennale dall’adozione all’unanimità della risoluzione 2286 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre 80 Stati membri, tra cui l’Italia, avevano assunto l’impegno di proteggere il personale, le infrastrutture, i mezzi di trasporto e le attrezzature in campo medico e medico-umanitario. Ma chi fine ha fatto la risoluzione 2286?.

I nazisionisti distruggono villaggi e siti storici del sud del Libano
“Stiamo subendo un urbicidio, un ecocidio, un etnocidio. Più di 65 villaggi storici, risalenti a 5mila anni fa, sono stati demoliti e cancellati. Cimiteri, edifici religiosi, case. Anche il paesaggio culturale e naturale è sotto attacco”, denunciava il Direttore generale delle antichità presso il ministero della Cultura libanese, Sarkis El Khoury il 30 maggio a Parma al summit dell’Heritage International Institute: “non solo Tiro, ma anche Baalbek, entrambi nella lista dei siti Patrimonio dell'Umanità Unesco in Libano, sono sotto attacco. Questo è un attacco. Un esercito molto potente sta attaccando persone innocenti, persone indifese, nei loro villaggi, che sono patrimonio vivente, ricco di storie, di quello che consideriamo il nostro patrimonio immateriale. Questi villaggi sono l'identità del Libano. È il paesaggio culturale e naturale di questa regione, che persiste da migliaia e migliaia di anni, quello che adesso viene distrutto”. L'istituto collabora strettamente con i ministeri degli Esteri e della Cultura italiani, anche nell'occasione rimasti in silenzio per non disturbare l'alleato nazisionista.
Stesso atteggiamento complice il giorno precedente al Consiglio esteri informale della Ue a Cipro che esprime “preoccupazione” ma nessuna condanna e l’alta rappresentante Ue agli esteri Kaja Kallas non va oltre la vergognosa affermazione che “giorno dopo giorno, il cessate il fuoco in Libano sembra essere sempre più nominale”. Il 31 maggio prova a smuovere le acque la Francia con la richiesta di una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul Libano. Se ci pensa l'Onu è tutto contento il ministro Tajani che, a margine dell'arrivo dell'ultima tappa del Giro d'Italia a Roma, dichiarava “io credo che in Libano si debba evitare un'escalation. Lo ripeto, Hezbollah non può continuare a bombardare il nord di Israele e Israele deve affidarsi di più alle Nazioni Unite e all'Unifil per cercare di disarmarli"; e dopo questa illuminante analisi dell'aggressione al Libano rilanciava l'obiettivo imperialista del governi della neofascista Meloni di una presenza comunque nel paes: “il disarmo di Hezbollah rappresenta un impegno che dovrà prendere anche il futuro esercito libanese rinforzato. Noi sosteniamo e addestriamo anche l'esercito libanese con una missione bilaterale che è diversa da quella dell'Unifil. Quindi l'obiettivo è quello di rinforzare le istituzioni libanesi per arrivare alla pace". Vergognoso.
Il portavoce delle Forze Armate iraniane, il generale di brigata Abolfazl Shekarchi, dichiarava che non saranno tollerati i brutali crimini commessi dal regime israeliano contro il Libano: “L'aggressivo regime sionista, responsabile dell'uccisione di bambini, approfittando del cessate il fuoco, ha violato impunemente il territorio libanese e ucciso più di 3.000 persone innocenti, tra cui donne e bambini. Nel frattempo, i leader occidentali hanno adottato una politica di silenzio o di sostegno a questi crimini contro l'umanità”; “i leader dell'atroce regime sionista e i suoi sostenitori sono avvertiti: le Forze Armate della Repubblica Islamica dell'Iran non tollereranno la continuazione dei brutali crimini contro il Libano”.

Occupare 70% e oltre di Gaza
I nazisionisti che abbiano o no il consenso del criminale Trump cercano di ottenere il massimo dalle loro dalle guerre per inglobare intanto Gaza, Cisgiordania, pezzi di Libano e di Siria nella più completa impunità. Il criminale Netanyahu dichiarava il 28 maggio che avrebbe allargato l'occupazione diretta della Striscia di Gaza ben oltre quella prevista dal piano farsesco di pace apparecchiatogli dal compare Trump. Secondo quanto riportato da Al Jazeera ha dichiarato a una conferenza che “attualmente stiamo mettendo alle strette Hamas; ora controlliamo il 60% del territorio della Striscia, lo sapete. Eravamo al 50%. La mia direttiva è di arrivare a...", al "100!" ha gridato qualcuno tra i presenti, “andiamo per gradi", ha risposto, "Prima di tutto, il 70%. Iniziamo da lì. Li stiamo pressando da tutti i lati, ci occuperemo dei resti".
Si stanno già occupando del resto, secondo una denuncia di una recente inchiesta dell'agenzia di stampa Associated Press che ha raccolto testimonianze dirette di soldati sionisti che hannodescritto un clima di disumanizzazione, regole di ingaggio permissive e l'uccisione sistematica di palestinesi durante quello che ufficialmente avrebbe dovuto essere un cessate il fuoco a Gaza. Un soldato ha ricordato i suoi commilitoni che festeggiavano dopo aver colpito un veicolo che trasportava palestinesi, uccidendo tutti a bordo. "Era una giungla", ha detto, "dopo il cessate il fuoco, l'ordine era: se qualcuno oltrepassa la linea, sparategli" e i soldati spesso sparavano contro persone senza sapere chi fossero.
Commentando il rapporto dell'Onu che documenta le violenze sessuali contro detenuti palestinesi da parte delle forze sioniste e l'inserimento di Israele nella lista nera dell'Onu per la violenza sessuale nei conflitti, assieme a quelle russe in una iniziativa al Senato del 29 maggio la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese sottolineava che “la storia potrebbe anche ricordare questo genocidio come lo stadio finale di un progetto più lungo e sistematico: l'imposizione deliberata di un ambiente di tortura collettiva, come lo chiamano gli esperti, ad un intero luogo, un ambiente in cui la vita quotidiana viene trasformata in sofferenza organizzata, in cui il dolore fisico, psicologico ed esistenziale non è un effetto collaterale della violenza, ma ne è il metodo". Così dall'ottobre del 2023 la violenza "ha assunto nuovi livelli. La finalità è costringere la gente ad abbandonare la loro terra. Sono 9.000 palestinesi che restano detenuti, la metà senza processo e detenuti 'amministrativamente'. Poi ci sono 4.000 'desaparecidos', persone arrestate ma che non si sa che fine hanno fatto. La violenza sessuale è divenuta diffusa e usata come strumento di umiliazione e di dominio".
L'obiettivo a lungo termine del governo sionista, confermava il criminale ministro della Guerra Israel Katz è che un gran numero di palestinesi lasci Gaza attraverso quella che definiva una "migrazione volontaria", una vera e propria deportazione, analoga a quella inflitta agli ebrei dai nazisti, e quella prevista nel progetto immobiliare della riviera di Gaza, senza palestinesi, rilanciato a margine della cerimonia di istituzione del Board of peace.

3 giugno 2026