Intervenendo all'Assemblea generale dell'organizzazione degli industriali
Mussolini in gonnella si schiera apertamente con la Confindustria e fa asse contro i vincoli della UE
La premier detta la linea alla UE per dare piena libertà agli imprenditori. Confermata la volontà di reintrodurre il nucleare e di aumentare le spese militari
Mai come ora l'asse tra il governo guidato da Mussolini in gonnella e gli industriali è apparso così chiaro, netto e conclamato. Tutti i governi, nel capitalismo, curano gli interessi della borghesia e del capitale, non ci meravigliamo di questo. Ma l'idillio andato in scena all'ultima assemblea annuale di Confindustria ha fatto tornare alla mente gli interventi di Berlusconi, che si presentava più o meno cosi: “io sono uno di voi, e gli interessi che porta avanti il mio governo sono gli stessi degli industriali” (cosa tra l'altro vera).
Questa è stata la stessa postura tenuta dalla Meloni davanti alla platea degli industriali presieduta da Emanuele Orsini, riunitasi a Roma il 26 maggio. E che questo esecutivo sia schierato apertamente con la Confindustria, lo ha fatto capire anche la presenza al gran completo del governo e delle istituzioni. Oltre a Meloni in prima fila era schierato il Presidente della Repubblica Mattarella; una novità la presenza del Capo dello Stato che, almeno in tempi recenti, non si era mai recato alla corte degli industriali. A seguire i presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, il Ministro dell'Economia Giorgetti, dell''Industria Urso, dell'Interno Piantedosi, degli Esteri Tajani.
Asse Governo-Confindustria
Il presidente di Confindustria nel suo intervento ha chiesto al governo ‘’un piano straordinario per rilanciare l’industria, pena la deindustrializzazione del paese’’. Orsini chiede che le risorse pubbliche siano indirizzate a sostegno dei capitalisti nostrani, finanziando le infrastrutture necessarie, accompagnati da ulteriori sgravi fiscali e la diminuizione delle tasse. All’Europa chiede, con toni severi, ‘’un cambio di passo”, ovvero meno regole da rispettare e più mercato, misure che favoriscano ancor di più la libertà di movimento dei capitali. Ai sindacati chiede di insistere sulla strada del “patto sociale”, della collaborazione e del corporativismo, sottolineando con orgoglio “il lavoro comune fatto con i sindacati”.
Confindustria chiede, governo risponde. L'intervento della Meloni, durato più di mezz'ora e interrotto decine di volte dagli applausi della platea, ha utilizzato spesso frasi infarcite di termini cari alla destra neofascista, come nazione, identità nazionale, orgoglio, sovranità, riferito all'immagine dell'industria nostrana all'estero, che rappresenterebbe un vero e proprio caposaldo del “soft power” italiano, strumento per estendere l'influenza politica ed economica del nostro Paese su altre nazioni. Ha fatto subito capire che il governo farà di tutto per soddisfare gli industriali, perché “l’obiettivo che noi perseguiamo è lo stesso, e cioè mettere la Nazione nelle condizioni di affrontare nel migliore dei modi, e a testa alta, le difficili sfide che questo tempo così imprevedibile le mette di fronte”.
Attacco ai vincoli europei
La Meloni si è poi lanciata in un durissimo attacco all'Unione Europea, come del resto lo era stato quello del capo di Confindustria. Si badi bene, un attacco che ha come scopo principale quello di imporre la piena libertà alle imprese private, che rivendica libertà d'azione senza dover rispettare alcuni paletti che la UE mette alle proprie aziende, che per governo e Confindustria devono essere libere di fare il massimo profitto senza dover rispettare vincoli etici e ambientali. Le sue parole sono chiare: “Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio, chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli”.
Su questo Meloni ha detto chiaramente che farà asse con la Confindustria, assicurando l'impegno del suo governo: “Vi assicuro che l’Italia intende tenere il punto su questo tema. Perché anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell’Europa. Solo se noi semplifichiamo e rendiamo più veloci i processi amministrativi, possiamo rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita. Soprattutto, solo se diciamo a chiare lettere che la regola è la libertà: tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato deve essere consentito, senza condizioni, senza condizionamenti, senza lacci, senza lacciuoli, senza gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l’iniziativa economica”.
Meloni in sintonia con Trump
Affermazioni che ci fanno capire quanto siano parziali e strumentali le recenti prese di distanza da Trump su alcune questioni. Dalle parole di Mussolini in gonnella emergono chiaramente l'insofferenza verso qualsiasi limitazione all'iniziativa privata, il negazionismo di fronte al riscaldamento climatico, la spinta a continuare sulla strada dello sfruttamento dell'energia fossile (carbone, petrolio, gas), tutti temi cari al fascioimperialista capo della Casa Bianca, al movimento MAGA, ai populisti e fascisti di tutto il mondo.
Eccone alcuni esempi. Sul Green Deal
: “ L'approccio irragionevole alla transizione ecologica che ha caratterizzato per lungo tempo la stagione del Green Deal ha finito per impoverire i nostri sistemi produttivi, per compromettere alcuni settori industriali, per consegnarci a nuove dipendenze”. Sulla limitazione delle emissioni di CO2 attraverso lo strumento dell'ETS
: “penso che sia abbastanza chiaro che l'attuale sistema ETS è un po' distante dai bisogni attuali dell'industria europea. A maggior ragione in questa fase di emergenza energetica, dove il buonsenso spingerebbe chiunque a sospendere temporaneamente la misura”. Contro il Decreto 231, normativa italiana che recepisce quella UE sulla responsabilità d'Impresa
: “ È stata citata la necessità di riformare il sistema della responsabilità connesso al decreto 231. Anche qui non abbiamo alcuna remora ad approfondire la questione, perché la responsabilità di impresa non può trasformarsi automaticamente in criminalizzazione di impresa”.
Ritorno del nucleare in Italia
C'è poi il capitolo dell'energia, tema particolarmente caro a Confindustria perché i prezzi altissimi di questi mesi pesano come un macigno sulla competitività delle aziende italiane ed europee. La Meloni ha colto la palla al balzo sfruttando la preoccupazione degli industriali per il rilancio dell'energia nucleare nel nostro paese, fregandosene del fatto che ben due referendum hanno chiaramente dimostrato quanto sia forte l'avversione della popolazione italiana nei confronti del nucleare, considerato inquinante, costoso e pericoloso. Ma per Mussolini in gonnella questa è una delle chiavi per dare maggiore competitività e prestigio all'Italia.
“Come ho ribadito in più occasioni, noi vogliamo proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell'energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini-reattori modulari, sicuri e puliti, che ci consentano di avere maggiore sicurezza, ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali. Entro l'estate, lo ribadisco, sarà approvata la legge delega e poi saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario. Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività. E dunque sono molto determinata su questo”. Ancora una volta il pronunciamento popolare che col referendum ha bocciato il nucleare viene sprezzantemente irriso e contraddetto.
Nessun ripensamento sull'aumento delle spese militari
Non sono mancati poi i proclami per rivendicare le azioni del governo sul caro bollette, sulla casa, sul Mezzogiorno. Non staremo qui a ritornarci perché sul Bolscevico
sono già state trattate e smascherate come iniziative propagandistiche insufficienti e, in certi casi, peggiorative rispetto ai problemi che si proclamava di voler risolvere. Qualche parola la spendiamo sul salario, su cui la Meloni se l'è cavata con qualche richiamo al “Decreto lavoro” e al “Salario giusto”, che non hanno portato nemmeno un euro nelle tasche dei lavoratori. Su questo tema è stata ancor più spudorata degli industriali negando la questione salariale. Almeno il presidente di Confindustria nella sua relazione ha riconosciuto che in Italia “i salari sono troppo bassi”.
Infine non ha mancato di rimarcare come il suo governo stia facendo di tutto per dare un ruolo sempre di primo piano all'imperialismo italiano e alle sue industrie: “Noi non siamo più l'anello debole d'Europa. Siamo una Nazione credibile, autorevole, che nel mondo viene guardata con rispetto sempre maggiore”. Lo dimostra anche l'Asse con la Germania del cancelliere Merz, che la Meloni ha citato nel suo intervento. Un tentativo di spezzare l'egemonia franco-tedesca che finora ha guidato la UE. Sicuramente l'intenzione c'è perché l'Italia, pur stretta alleata degli Usa, non è semplicemente un alleato subalterno, ma ricerca anche il proprio “spazio vitale”. Certo è frenata dalla bassa crescita economica, che le previsioni danno prossima allo zero, la più bassa di tutti i maggiori paesi europei.
E tuttavia Mussolini in gonnella ha ribadito che, anche sul fronte delle spese militari, non ci saranno passi indietro: “guardate, non significa neanche, come ho letto da qualche parte, che abbiamo cambiato idea, che io ho cambiato idea sul tema delle spese della difesa. L'ho detto e lo ripeto: non ho affatto cambiato idea su questo, benché sappia molto bene quanto il tema sia in Italia impopolare. Penso anche che un leader serio debba dire la verità. E la verità è che se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di sovranità, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali”.
3 giugno 2026