Elezioni comunali parziali del 7 e 8 giugno 2026
Al ballottaggio l'astensionismo ancora più in alto: 47,9% (+8,4%)
I nuovi sindaci eletti da una minoranza del corpo elettorale. 13 al “centro-sinistra”, 15 alla destra, 14 a “liste civiche”. Pareggio nei comuni capoluogo, 3 a 3
Lavoriamo perché l'astensionismo spontaneo di sinistra si qualifichi come un voto dato al PMLI e al socialismo
Il 7 e 8 giugno 2026 circa 1 milione e 100 mila elettrici ed elettori sono stati di nuovo chiamati alle urne, nei ballottaggi, per la scelta dei sindaci e delle relative maggioranze in 42 comuni compresi i comuni capoluogo di Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Trani e Agrigento.
Dai commenti della destra e della “sinistra” del regime capitalista neofascista è difficile comprendere quali siano stati effettivamente i risultati. La destra borghese si ritiene soddisfatta e reputa la conclusione di questa tornata un ottimo risultato della coalizione e del proprio buongoverno. Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, ha immediatamente commentato sui suoi social: “I risultati confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori”. D’altra parte la “sinistra” borghese, per bocca della stessa segretaria PD Elly Schlein, replica: “Vedo che Giorgia Meloni continua ad avere problemi con la calcolatrice. Che si tratti di ammettere i troppo scarsi investimenti sulla sanità pubblica di questo governo o i risultati delle amministrative, il tentativo è sempre lo stesso: capovolgere la realtà”; e rivendica che “anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell’alleanza progressista”.
A ben vedere sia la destra che la “sinistra” barano palesemente. Perché a guardare la realtà dei fatti risulta lampante che l’unico vero vincitore di questa tornata, come ormai avviene regolarmente negli ultimi decenni, è stato l’astensionismo.
Anche al ballottaggio la diserzione è ulteriormente cresciuta rispetto al primo turno. Nel complesso, esclusi i tre comuni della Sicilia, regione a Statuto speciale, che non vengono trattati dal Viminale, ben il 47,9% delle elettrici e degli elettori hanno disertato completamente le urne, l’8,4% in più rispetto al primo turno. Cifre che insieme a quelle registrate nel primo turno, dimostrano che tutti i partiti e le coalizioni del regime e le istituzioni rappresentative borghesi hanno subito una sonora sconfitta e una delegittimazione inequivocabile.
Non è un caso che destra e “sinistra” borghese sono schierati fianco a fianco contro il comune nemico dell’astensionismo che pensano di arginare con misure legislative ad hoc oppure con campagne di esaltazione del partecipazionismo elettorale. Ne è l’esempio la campagna rivolta alle donne in occasione dell’80° anniversario della Repubblica e del primo voto femminile presentato come la fonte della successiva e presunta emancipazione femminile omettendo di dire che sia il voto alle donne sia i diritti successivi sono stati acquisiti solo grazie a dure e prolungate lotte di piazza prima delle partigiane durante la Resistenza e poi dalle masse femminili operaie, popolari e giovanili nei decenni successivi. La vergognosa realtà è che a distanza di ottanta anni, in Italia, solo il 15% dei sindaci sono donne e anche in questa tornata elettorale solo una donna guiderà un comune capoluogo.
Siamo contenti che né le elettrici astensioniste né buona parte dell’elettorato di sinistra già astensionista si siano fatti irretire e ricattare dal “dovere di fermare la destra”, dal “voto utile”, ecc. e hanno piuttosto confermato la propria scelta astensionista. I fatti hanno fin qui dimostrato che la destra non la si ferma certo sul piano elettorale e parlamentare.
Astensionismo in vetta
Se vediamo la tabella che pubblichiamo a parte riferita a tutti i 42 comuni chiamati alle urne, possiamo notare che in ben 13 comuni non si è recato alle urne nemmeno il 50% degli elettori aventi diritto. In alcuni comuni la diserzione sfiora il 60%: come ad Agrigento col 59%, a Comacchio (Ferrara) col 59,9%, a Viadana (Mantova) col 58,5%.
Grosse differenze fra Nord, Centro e Sud ormai non ce ne sono.
Significativi sono anche gli incrementi fra il primo e il secondo turno. Record assoluto a Ottaviano (Napoli) dove la diserzione fa un balzo in avanti del 20,2%, e poi ad Agrigento (+18,2%), Angri (Salerno) (+16%). L'aumento dell'astensionismo fra il primo e il secondo turno non è un dato semplicemente fisiologico perché in passato lo scarto non era così consistente e comunque varia anche in modo significativo da città a città proprio perché l'elettorato non è più statico e sempre più sceglie consapevolmente di astenersi per punire questo o quel candidato, questo o quel partito parlamentare e coalizione. Significativo è che proprio nelle città più importanti e dove era più incerto l’esito lo scarto fra il primo e il secondo turno sia stato inferiore, come per esempio a Lecco che ha registrato un incremento dell’1,2% o a Macerata (+1,5%) e Arezzo (+6,2%), tutti sotto la media nazionale.
Fra i comuni capoluogo il record della diserzione va a Agrigento col 59%. Seguono Trani (49,5%), Arezzo (46,9%), Macerata (45,2%), Chieti (44,7%), Lecco (40,8%).
Sindaci senza base elettorale
Il dato dell'astensionismo, specie quando è di queste enormi proporzioni, se ignorato, come fanno sprezzantemente i partiti e i media borghesi, rende falsa e distorta ogni analisi del voto elettorale.
Al di là di chi ha vinto o perso la competizione elettorale e di chi avrà il potere nel governo locale, resta il fatto che quasi metà dell'elettorato ha preso apertamente e marcatamente le distanze dalle istituzioni rappresentative borghesi e dai partiti sia della destra che della “sinistra” borghese, e ha oggettivamente delegittimato e sfiduciato i sindaci e i futuri governi locali che al massimo potranno sostenere di rappresentare solo una minoranza delle elettrici e degli elettori delle proprie città.
Se si rapportano i voti ottenuti dai sindaci eletti con l'intero corpo elettorale e non già con i soli voti validi, ci si renderà perfettamente conto che essi hanno ancor prima di iniziare una debolissima base elettorale e di massa potendo contare solo sulla fiducia e il consenso di una risicata minoranza che in genere si aggira in media attorno a un terzo dell'elettorato. E ciò vale anche per i sindaci che sono stati eletti già al primo turno avendo superato il 50% dei voti validi.
Tale fenomeno peraltro non presenta significative differenze territoriali, fra Nord, Centro e Sud. Né pare incidere in modo rilevante l'area a cui appartengono i candidati sindaci.
Facendo riferimento alla tabella, che pubblichiamo a parte, sui sindaci eletti nei 18 comuni capoluogo sia al 1° che al 2° turno emerge infatti che nessuno ha ottenuto nemmeno il 50% dell’elettorato salvo Giovanna Bruno, sindaca del “centro-sinistra” riconfermata al primo turno ad Andria col 50,2% degli aventi diritto. I restanti si aggirano tutti intorno al 30% o poco più. Record negativo per il neosindaco di “centro-sinistra” di Trani, Marco Galliano, che ottiene appena il 25,5% del corpo elettorale. Così come per il tanto osannato neosindaco della destra di Venezia, Sandro Venturini, che ottiene appena il 27,9%. Sono inoltre sotto la soglia del 30% i neosindaci del “centro-sinistra” di Prato, Chieti e Agrigento, e quelli della destra di Arezzo e Macerata.
La spartizione dei comuni
Al ballottaggio nei 42 comuni prevale di misura la destra sul “centro-sinistra”: 15 comuni alla destra e 13 al “centro-sinistra”, mentre 14 vanno a “liste civiche” o altri partiti. Nei comuni capoluogo è invece pareggio: Arezzo, Lecco e Macerata vanno alla destra, Agrigento, Chieti e Trani al “centro-sinistra”.
Se si guarda complessivamente al risultato dei due turni di questa tornata elettorale la “sinistra” borghese prevale leggermente sulla destra borghese. Dei 18 comuni capoluogo coinvolti 10 vanno al “centro-sinistra” contro gli 8 precedenti (anche se bruciano la perdita di Lecco e Reggio Calabria e la mancata conquista di Venezia), 6 vanno alla destra contro i 5 precedenti, 2 a “liste civiche” contro i 5 precedenti.
Alla fine dei conti, sul totale dei 118 comuni con più di 15 mila abitanti il risultato è di 50 sindaci eletti per il “centro-sinistra” (erano 59 quelli uscenti), 40 per la destra (42 uscenti), 28 alle “liste civiche” (erano 17).
Evidente la crescita delle liste civiche, un escamotage a cui spesso ricorrono direttamente o indirettamente i principali partiti della destra e della “sinistra” borghese per continuare ad ingannare l’elettorato e richiamarlo alle urne.
Da segnalare il caso inedito e significativo del comune di Molfetta (Bari) dove il “campo largo” è diventato “larghissimo” coalizzato intorno al candidato del PRC Manuel Minervini il quale ora lo definisce addirittura un “campo progressista doc”. Minervini è stato eletto sindaco di Molfetta al ballottaggio col 67,5% dei voti validi (il 31,5% sul corpo elettorale) col sostegno che va da Rifondazione al PD, al M5S, alla lista Demos (il partito vicino a Sant’Egidio), ai renziani. Il PRC aveva già fatto prove di convergenza a Venezia, dove il falso partito comunista di Acerbo aveva appoggiato apertamente il candidato del “centro-sinistra”. A Molfetta invece c’è stato un vero e proprio matrimonio, una sorta di prova generale in vista delle prossime elezioni politiche. Il PD nazionale ha dovuto commissariare la sezione locale, che era orientata a sostenere il civico Pietro Mastropasqua (con un passato in Alleanza nazionale e FdI), per schierare il partito a sostegno di Minervini. Per Minervini sono così arrivati a Molfetta anche Elly Schlein e Giuseppe Conte, nonché il governatore pugliese Antonio Decaro.
Appello agli astensionisti di sinistra
Noi ci auguriamo che le elettrici e gli elettori già spontaneamente astensionisti continuino a girare le spalle alle istituzioni rappresentative borghesi. Ci auguriamo anche che le elettrici e gli elettori di sinistra che spontaneamente hanno scelto l’astensionismo aprano un dialogo col PMLI per cambiare davvero l’Italia, con il socialismo.
Spetta soprattutto ai marxisti-leninisti lavorare sodo perché l’astensionismo spontaneo di sinistra si qualifichi come voto dato al PMLI e al socialismo, ma anche gli astensionisti di “sinistra” devono fare la loro parte accettando il confronto politico e la discussione aperta e leale con il PMLI nel comune interesse di lavorare contro il governo neofascista Meloni, il capitalismo e per conquistare il potere politico del proletariato e il socialismo.
“La bandiera astensionista innalzata negli anni Sessanta e Settanta dai primi pionieri del PMLI – ha detto il Segretario generale e Maestro del PMLI compagno Giovanni Scuderi nella relazione alla 7ª Sessione plenaria del 5° CC del PMLI del 30 giugno 2024 - va tenuta alta più che mai perché è fondamentale per delegittimare il regime capitalista neofascista, il suo governo, le sue istituzioni, i suoi partiti e la sua cultura e morale, e per elevare la coscienza politica e la combattività del proletariato, delle ragazze e dei ragazzi anticapitalisti e antimperialisti e delle masse popolari. Al contempo dobbiamo decuplicare gli sforzi per convincere i sostenitori del socialismo, a qualsiasi partito appartengano, astensionisti o no, a unirsi per creare le istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo. Un passaggio politico e organizzativo fondamentale per passare dalla lotta riformista alla lotta per il socialismo e per il potere politico del proletariato”.
Nell’editoriale per il 49° Anniversario della fondazione del Partito, rivolgendosi direttamente alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l’Italia e che in questa tornata elettorale hanno scelto spontaneamente e massicciamente l’astensionismo, Scuderi li ha così esortati: “In vista delle prossime elezioni politiche, già le varie forze borghesi sono in gran movimento per riuscire ad accaparrarsi più posti possibili in parlamento, e magari nel governo, per gestire gli affari della classe dominante borghese e del capitalismo. Non seguitele, non agevolate i loro piani parlamentari e governativi col vostro voto. Anzi, prendetene le distanze col voto astensionista anticapitalista e antifascista, per il socialismo e, se volete per il PMLI”.
10 giugno 2026