Nella capitale economica del capitalismo italiano
Sfruttamento e schiavismo nella costruzione del Consolato Usa a Milano
Un “meccanismo criminale” di caporalato internazionale trasforma centinaia di operai indiani in schiavi. Il sindaco PD Sala partecipa alla posa della prima pietra ma il Comune non controlla il cantiere; ispettori insufficienti e impossibilità di accesso sindacale

Redazione di Milano
Milano come Amendolara, in provincia di Cosenza. Alla luce del sole della capitale economica del capitalismo italiano, si consuma uno dei più gravi casi di schiavitù moderna mai scoperti nell'edilizia italiana. La Procura di Milano ha svelato un "meccanismo criminale" di tratta e sfruttamento dei lavoratori migranti per costruire il nuovo Consolato generale degli Stati Uniti d'America in piazzale Accursio, un complesso diplomatico di circa 40mila metri quadrati il cui costo complessivo è stimato in almeno 351 milioni di dollari.

Il "pizzo" per arrivare in Italia

Centotré pagine di ordinanza giudiziaria descrivono un sistema di schiavitù e tratta senza precedenti. Operai che pagano 5-6.000 euro (500mila rupie indiane) per arrivare in Italia con la formula del "distacco" intra-societario internazionale, dietro la promessa di "stipendi dignitosi". Molti hanno dichiarato agli inquirenti di essersi indebitati pesantemente, vendendo beni di famiglia o chiedendo prestiti a parenti e amici per raccogliere la somma necessaria.
La società di Nuova Delhi, Dynamic House, recluta centinaia di operai - tra i 311 e i 394 quelli impiegati nel solo 2025 - che vengono prelevati all'aeroporto da personale della ditta americana e accompagnati nei residence di Garbagnate Milanese e Pieve Emanuele. Pur non conoscendo la lingua italiana, gli vengono fatti firmare documenti in inglese che non comprendono: contratti, comunicazioni per la Prefettura, permessi di lavoro.
Dal giorno successivo iniziano a lavorare in condizioni di "para-schiavismo". Per l'alloggio vengono prelevati circa 500 euro al mese a loro insaputa da un conto corrente aperto da un caporale. Altre decurtazioni di 350-370 euro mensili in contanti per "pasti" forniti in cantiere, trattenuta obbligatoria anche a chi non mangia. Diversi lavoratori hanno raccontato agli inquirenti di essere stati costantemente minacciati di licenziamento e di rimpatrio qualora avessero protestato per le condizioni di lavoro o per le trattenute imposte. Alcuni hanno riferito di insulti quotidiani, pressioni continue per aumentare i ritmi produttivi e persino episodi di violenza fisica.
Il fenomeno inedito scoperto riguarda la contabilità parallela fra India e Italia: nelle buste paga (payslip ) si fanno riferimento retribuzioni asiatiche tra 1,31 euro e 1,91 euro/ora. Le retribuzioni dichiarate allo Stato italiano nel Libro Unico Lavoro (LUL) sono difformi, facendo riferimento al contratto nazionale Edilizia Industria con le classiche 36-40 ore settimanali, ma circa la metà delle ore di lavoro non risultano a INPS e INAIL.
Una consulenza tecnica disposta dalla Procura ha quantificato in media 245 ore di lavoro mensili effettive contro le 158 teoriche dichiarate. Il costo orario reale, dopo le trattenute imposte per vitto e alloggio, scendeva fino a circa 2,17 euro l'ora.

Paghe al 50% sotto la soglia di povertà
L'analisi degli inquirenti ha svelato che, pur prendendo per buone le dichiarazioni dei LUL italiani, le paghe reali sono in media del 50% al di sotto della soglia di povertà. Sono perciò formalmente contrarie all'articolo 36 della Costituzione perché non garantiscono un'esistenza "libera e dignitosa". Almeno 35 operai hanno denunciato di lavorare 6 giorni su 7, fino a 10-12 ore al giorno, per stipendi tra gli 800 e i 1.500 euro, dove però circa la metà viene restituita per pasti e alloggio pagati in contanti. Le paghe effettive oscillavano mediamente fra 1,50 e 5 euro l'ora, con casi attestati attorno ai 2 euro. Molti lavoratori hanno dichiarato che, una volta pagate le trattenute e inviata una parte del salario alle famiglie rimaste in India, erano costretti a sopravvivere a Milano con circa 150 euro al mese.
I pubblici ministeri Paolo Storari e Mauro Clerici hanno disposto il controllo giudiziario d'urgenza della Caddell Construction, colosso delle costruzioni basato a Montgomery in Alabama con un giro d'affari da 1,5 miliardi di dollari. L'azienda ha ottenuto un contratto superiore ai 200 milioni di dollari per la realizzazione del nuovo Consolato e dispone di una sede secondaria italiana aperta nel 2021. I magistrati contestano alla società di aver adottato una politica aziendale che accettava lo sfruttamento dei lavoratori come modalità produttiva, con conseguente riduzione del costo del lavoro. Il controllo giudiziario è stato affidato all'amministratore giudiziario Francesco Brigatti, incaricato di regolarizzare la situazione occupazionale e rimuovere il sistema di caporalato.

Fermato in aeroporto il manager indagato
L'unico indagato oltre alla società è Ulas Demir, turco, preposto alla sede secondaria italiana di Caddell Construction. Dopo la notifica del provvedimento giudiziario, Demir è stato fermato dai carabinieri all'aeroporto di Orio al Serio mentre stava tentando di imbarcarsi per Istanbul. Secondo la Procura, intercettazioni telefoniche effettuate nelle ore successive all'apertura dell'inchiesta dimostrerebbero una chiara volontà di fuga. Per questo motivo i magistrati hanno disposto il fermo. La Procura ha successivamente chiesto la custodia cautelare in carcere. Quando i carabinieri sono andati in cantiere per raccogliere le testimonianze, i responsabili della ditta hanno inoltre tentato di limitare l'attività investigativa invocando la riservatezza dell'area destinata alla futura sede diplomatica statunitense. Il ruolo del sindaco PD Sala
Il cantiere è stato lanciato con la posa della prima pietra nell'aprile 2022 alla presenza del console generale Robert Needham, del sindaco PD di Milano Giuseppe Sala e del presidente fascioleghista di Regione Lombardia Attilio Fontana. Il sindaco Sala affermò allora che il Consolato "darà anche tanto lavoro, con l'occupazione di circa 500 persone sul nostro territorio" e stimò 65 milioni di dollari di investimento nell'economia milanese.
Se il Comune non aveva competenze dirette in materia di repressione del caporalato resta però una responsabilità politica e istituzionale per quanto avvenuto in uno dei più grandi cantieri cittadini. Le istituzioni comunali hanno accompagnato e valorizzato pubblicamente l'investimento senza curarsi poi degli allarmi sulle condizioni di lavoro, segnalati ripetutamente dai sindacati, che coinvolgevano centinaia di operai.
L'appalto è stato aggiudicato direttamente dal governo statunitense alla Caddell Construction. I sindacati, tra i quali Fillea-CGIL, hanno denunciato di non aver mai ricevuto autorizzazione per entrare in cantiere dal 2023, nonostante ripetuti tentativi di controllo. Il cantiere sorge infatti in un'area sottoposta a particolari tutele diplomatiche che hanno di fatto impedito l'accesso sindacale. Riccardo Piacentini, segretario generale Fillea Milano, ha dichiarato che "il sistema di sfruttamento ha una pervasività tale da dover diventare un allarme per tutte le istituzioni che sono chiamate a far rispettare la normativa attraverso ispettori, che ancora oggi sono numericamente insufficienti per il territorio metropolitano".

Milano, capitale del caporalato
Il termine previsto inizialmente per il 2025 è stato posticipato di tre anni: entro il 2028 dovrebbero sorgere i nuovi uffici diplomatici di Washington. "L'inchiesta conferma quanto sia diffuso nei cantieri edili di Milano lo sfruttamento dei lavoratori, in maggioranza stranieri. Milano è diventata la capitale del caporalato", ha dichiarato Piacentini.
"Lo sfruttamento di lavoratori in stato di bisogno rappresenta la manifestazione patologica più grave delle moderne condizioni di lavoro", conclude la Procura.
Per noi marxisti-leninisti, invece, non si tratta di una pur grave “patologia” del sistema, bensì della sua essenza: il capitalismo che, cadute le maschere e le mediazioni, manifesta apertamente la propria natura, con la colpa dell'assenza di controlli efficaci da parte delle istituzioni borghesi locali: ispettori insufficienti e impossibilità di accesso sindacale al cantiere di proprietà della superpotenza imperialista USA del dittatore fascioimperialista - e schiavizzatore di immigrati in patria e all'estero - Donald Trump. Lo sfruttamento di centinaia di operai indiani in un cantiere che ha ricevuto il benestare istituzionale con la presenza del sindaco PD Sala rappresenta la vergogna di una Milano che si dice civile ma tollera la più bieca schiavitù moderna!
 
10 giugno 2026