Altro che “Dalla parte degli animali”. Sulla rete Mediaset guadagnava 5mila euro al minuto
La deputata Brambilla (Noi moderati) sotto inchiesta per false fatture ed evasione fiscale
“Intascava i fondi per lo show animalista”

La deputata Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati, conduttrice dal 2017 della trasmissione di Rete4 “Dalla parte degli animali”, è indagata dalla Procura della Repubblica di Milano per i reati di evasione fiscale e false fatturazioni insieme ad altre sei persone, tra cui Massimo Espedito Muto, presidente dell’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (ENCI) per i reati di falsa fatturazione e di evasione fiscale.
Gli altri quattro indagati sono amministratori di altrettante società - tra le quali tre, la Next Studios srl di Milano, la Showlab srl di Torino e la Ddl Entertainment srl di Roma si occupano di produzione televisiva - perché i reati in questione, secondo i magistrati inquirenti, sono stati commessi in relazione alla trasmissione televisiva che la Brambilla conduce.
Sono state anche effettuate perquisizioni presso la sede dell’ENCI di Milano e presso tra studi di consulenza a Milano, Torino e Roma.
Le indagini si concentrano sulle modalità con cui l’ENCI ha sponsorizzato dal 2020 al 2023 la trasmissione condotta dalla Brambilla, perché i magistrati milanesi ritengono che il flusso di denaro utilizzato sarebbe partito dall’ente per arrivare alle società di produzione ma, da qui, sarebbe poi stato girato in gran parte proprio alla parlamentare con l’utilizzazione di fatture false per oltre un milione e mezzo di euro. Come si legge nel decreto di perquisizione, infatti, si ritiene che il presidente dell’ENCI “per far affluire risorse economiche all’onorevole Brambilla, abbia utilizzato l’annotazione in contabilità di fatture relative a operazioni inesistenti da un lato per dare copertura contabile al flusso economico in uscita, dall’altro per avere un risparmio fiscale, generato dalla deduzione di costi, diversi e non deducibili in quanto illegali”.
Secondo le ipotesi accusatorie, quindi, i fondi destinati alla sponsorizzazione televisiva sarebbero stati utilizzati sia come compensi alla deputata sia per scopi diversi, sulla cui liceità i magistrati stanno ancora indagando.
Il sistema, insomma, era ben collaudato ed era incentrato sui rapporti tra la Brambilla e il presidente dell’ENCI nonché sui rapporti che entrambi intrattenevano con le tre case di produzione televisive che hanno curato tra il 2020 e il 2023 il programma televisivo che va in onda sulle reti Mediaset, oltre che con una quarta società non appartenente al circuito televisivo ma comunque compiacente.
La Procura stima che dal 2020 al 2023, ossia negli anni presi in considerazione dall’indagine, sui 976.000 euro fatturati da ENCI alle tre società ben 937.000 sarebbero poi andati dalle società direttamente alla Brambilla, prova evidente, come si legge nel decreto di perquisizione, “che le tre società non trattengano alcunché per l’attività ‘asseritamente’ svolta di realizzazione del programma, situazione di fatto incompatibile con le attività economiche dedotte in fattura”.
I dubbi, prima che alla magistratura, erano venuti ad alcuni allevatori di cani di razza aderenti all’ENCI, che come scopo associativo ha la promozione e la valorizzazione delle razze canine e che, nonostante ciò, da anni sponsorizza la trasmissione della Brambilla la quale pubblicamente invita e incoraggia il pubblico televisivo all’adozione di cani nei canili, indipendentemente dalla razza: si tratta, ovviamente, di interessi difficilmente compatibili, e alcuni allevatori si erano rivolti alla trasmissione Report, la quale ha dedicato a tale anomalia dei servizi che a loro volta hanno messo in allarme la magistratura, con le conseguenze che ben sappiamo.
Insomma, è stato agevolmente calcolato che Maria Vittoria Brambilla, che da alcuni anni presentava la propria vita come interamente consacrata alla salvaguardia degli animali, si è intascata effettivamente dal 2020 al 2023, sotto le mentite spoglie delle sponsorizzazioni, quasi un milione di euro, equivalente a 5mila euro per ogni minuto nel quale andava in onda: se si considera che le spese per il programma sono davvero minime (la Brambilla nel 2017 presentava il programma da sola e da alcuni anni lo presenta con i suoi due figli giovanissimi), se si ipotizza che il giochetto delle false fatturazioni e dell’evasione fiscale sia andato avanti anche dopo il 2023 (come ipotizzano i magistrati) e se si tiene presente che la durata della trasmissione nel 2017 era di 30 minuti per poi passare a 50 l’anno successivo e a 80 nel 2022, si può tranquillamente immaginare che il giro di soldi equivoci finiti nelle tasche della Brambilla e dei suoi sodali appartenenti al genere umano sia anche largamente sottostimato, con buona pace dei diritti degli animali. Non si dimentichi poi che il programma “Dalla parte degli animali” fu ideato tra il 2015 e il 2016 da Silvio Berlusconi in persona, che, sfruttando a fini commerciali l’ondata emotiva suscitata dall’enciclica “Laudato si’” di Francesco dedicata alla salvaguardia dell’ambiente, ne parlò con la stessa Brambilla che, convertitasi in quattro e quattr’otto alla fede animalista, prese in carico il programma.
Silvio Berlusconi, lo sappiamo bene, non faceva mai niente per niente, e certamente aveva i suoi interessi nell’ideare un simile programma che è stato condotto dalla Brambilla anche dopo il 2022, anno nel quale la parlamentare lasciò Forza Italia per aderire a Noi Moderati: il fatto che Mediaset, condotta da Piersilvio Berlusconi figlio di Silvio, non abbia messo alla porta la conduttrice deputata nonostante il voltafaccia politico di quest’ultima pochi mesi prima della morte del padre può spiegarsi soltanto con il fatto che la stessa Mediaset è tutt’altro che disinteressata, da un punto di vista economico, al programma ideato dal padre dell’attuale presidente del gruppo editoriale.
 
10 giugno 2026