In meno di due mesi
Sciolti tre comuni per infiltrazioni camorristiche tra Napoli e Salerno
Azzerati i Consigli comunali di Pagani, Sarno e Torre Annunziata

Redazione di Napoli
Inizio giugno all’insegna dello scioglimento dei Consigli comunali di due importanti città delle province di Napoli e di Salerno per infiltrazioni camorristiche, ossia Torre Annunziata e Sarno.
Fatti di gravità inaudita hanno portato il ministero dell’Interno a decretare la fine anticipata delle amministrazioni: colpisce quello dell’area sud dell’hinterland partenopeo dove si erge uno dei tribunali più importanti della provincia e che è diventato zona di appetiti della criminalità organizzata. Triste protagonista la giunta di “centro-sinistra” a guida Corrado Cuccurullo (PD) entrato in conflitto proprio con la locale magistratura e, in particolare, con il procuratore capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che nell’ambito dell’avvio ai lavori di demolizione degli edifici del centro storico del comune vesuviano si schiera apertamente contro l’amministrazione comunale, denunciando le non poche ambiguità e i coni d’ombra insieme alle evidenti contiguità con la criminalità organizzata. In alcune relazioni la Procura chiede lo scioglimento della compagine comunale, ottenuto di fatto venerdì 5 giugno, con Cuccurullo dimessosi “polemicamente” già a fine maggio, scaricato anche dai dirigenti locali del PD.
Medesima situazione in terra sarrastra, uno dei centri principali dell’Agro nocerino-sarnese, travolto da uno scandalo simile a quello torrese dove Francesco Squillante veniva nominato sindaco nel giugno 2024, a capo di alcune liste civiche. Secondo Squillante il comune sarebbe un “palazzo di vetro” e non congerie di gruppi mafiosi, ma a Sarno già si è insediato il commissario prefettizio che comincia a operare dall'8 giugno.
In provincia di Salerno, a fine aprile era stata sciolta l’amministrazione di Pagani, altro importante comune. Secondo quanto emerso, l’azione amministrativa dell’ente sarebbe risultata compromessa da interferenze riconducibili alla criminalità organizzata. La vicenda era arrivata dopo il blitz della Direzione Distrettuale Antimafia sull’operatività imprenditoriale ed economica del clan Fezza-De Vivo che attraverso l’imprenditore Alfonso Marrazzo (per il quale però il tribunale aveva escluso il vincolo associativo) nonché consigliere comunale di Pagani per circa venti anni ed assessore all’ambiente fino al 2016, mediante la cooperativa Pedema, di cui era presidente, società che sarebbe stata utilizzata proprio dal clan per infiltrarsi nel tessuto economico ed amministrativo della amministrazione comunale. Nell’inchiesta dello scorso anno furono coinvolti anche il sindaco De Prisco, prosciolto poi dalle accuse, e l’ex assessore Pietro Sessa anche lui estraneo alle contestazioni come stabilito dal giudice.
Indipendentemente da come si concluderanno le indagini una sola cosa è certa: le masse popolari, come hanno già dimostrato con l’affluenza in calo alle recenti elezioni comunali in un numero non indifferente di comuni campani, hanno chiaramente e inequivocabilmente delegittimato le istituzioni borghesi, marce e corrotte.
 
10 giugno 2026