Gli imperialisti americani uccidono il n.2 dello Stato islamico
“Oggi, su mio ordine, le forze armate statunitensi e nigeriane hanno eseguito alla perfezione una missione meticolosamente pianificata per eliminare dal campo di battaglia il terrorista più attivo al mondo” è l'annuncio trionfalistico lanciato la sera del 15 maggio dalla sua piattaforma social Truth dal fascioimperialista Trump per annunciare al mondo l'uccisione di Abu-Bilal al-Minuki, descritto come “il numero due dello Stato Islamico (Isis) a livello mondiale”. Adesso, ha aggiunto il dittatore della Casa Bianca con la solita boria da nazista: “Abu-Bilal al-Minuki non terrorizzerà più la popolazione africana, né contribuirà a pianificare operazioni contro gli americani”.
Ex membro di Boko Haram, Abu-Bilal al-Minuki aveva svolto un ruolo determinante nell’alleanza con lo Stato Islamico, prima della scissione e della nascita dello Stato Islamico dell’Africa occidentale (Iswap), considerata attualmente una delle organizzazioni antimperialiste più potenti dell’Isis.
Un rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, datato febbraio 2026, descrive Abu-Bilal al-Minuki come “la figura di raccordo tra Iswap e Isis mediorientale, dopo la morte di Abu Khadidja”, avvenuta nel marzo 2025 in Iraq.
“La sua morte - secondo il giornalista di France24 Wassim Nasr - rappresenta un duro colpo per l’Isis, visto che al-Minuki era la figura chiave nei rapporti tra le filiali dell’Isis in Africa occidentale e nel Sahel” ma, ha aggiunto Nasr, non è certo se Abu-Bilal al-Minuki ricoprisse davvero “la carica di numero due dello Stato Islamico”.
Le organizzazioni mussulmane antimperialiste che operano prevalentemente nella parte nord-orientale del Paese, nel Borno, con Boko Haram – denominato attualmente Jas – e lo Stato Islamico Provincia dell’Africa Occidentale (Iswap) che controllano diverse zone nell’area del Lago Ciad sono da mesi nel mirino dell'imperialismo occidentale che attraverso le multinazionali vuole continuare ad avere mano libera nel saccheggio delle materie prime e di tutte le risorse del Paese, primo fra tutti il petrolio.
La Nigeria è diventato un obiettivo strategico anche degli Stati Uniti, da quando Donald Trump sostiene che nel Paese “non c'è sicurezza” e i cristiani sono “perseguitati” e vittime di un “genocidio”. Un pretesto per giustificare i ripetuti attacchi aerei condotti dall'aviazione statunitense nello Stato di Sokoto, lo scorso Natale, prendendo di mira, secondo quanto affermato da Washington, membri dei Lakurawa, sempre affiliati allo Stato Islamico nel Sahel.
Da allora l'alleanza militare tra Abuja e Washington si è rafforzata con la fornitura di armi, la condivisione di informazioni di intelligence e l’invio di 200 militari, incaricati di fornire supporto logistico all’esercito nigeriano, soprattutto riguardo all’uso di droni e attacchi aerei.
I bombardamenti sono sempre più frequenti e, nonostante i proclami trionfalistici da parte di Trump e del presidente nigeriano Bola Tinubu, hanno causato, secondo Amnesty International Nigeria, “un’allarmante crescita di vittime civili negli attacchi condotti dall’aviazione nigeriana”.
Mentre pochi giorni fa l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Volker Türk, ha affermato di essere “allarmato e rattristato” dalle notizie sul “progressivo aumento di vittime civili negli attacchi aerei contro i campi di Boko Haram e di Iswap nella zona del Lago Ciad” richiedendo “l’apertura di un’inchiesta indipendente”. Il riferimento è ai bombardamenti della scorsa settimana che hanno provocato la morte di oltre 70 pescatori in Ciad e di almeno altri 120 civili, tra cui diverse donne e bambini, nell’attacco aereo sul mercato di Tumfa, nello Stato di Zamfara (nord-ovest) in Nigeria. Altri bombardamenti simili si erano già verificati ad aprile nella città di Jilli, al confine tra gli stati di Borno e Yobe, dove oltre 100 civili sono stati uccisi da un raid aereo sul mercato locale.
10 giugno 2026