Carburante razionato in Crimea a causa dei pesanti colpi inflitti dalla Resistenza ucraina. Successi di Kiev anche nella Regione di Kherson
Zelensky: “La situazione militare è la più promettente per Kiev degli ultimi due anni e mezzo. Non possiamo dire che la Russia stia perdendo questa guerra. Ma possiamo dire che sta perdendo l'iniziativa giorno dopo giorno"
Putin costretto ad ammettere che "la Russia non sta avanzando con la rapidità che vorremmo”. Zacharova costretta a mendicare carburante a “una serie di paesi amici”
Continuano i ripetuti e significativi colpi militari inflitti dalla Resistenza ucraina all’aggressore nazizarista russo. In particolare nell’ultima settimana si sono registrati successi ucraini per isolare Kherson e la Crimea. I bombardamenti di Kiev al ponte di Chongar del 10 giugno, che collega le due regioni, hanno costretto le autorità russe ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini.
Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dalla Russia dal 2014, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari.
L’11 giugno le forze ucraine hanno colpito anche i ponti di Armiansk e Krasnoperekopsk, tagliando le ultime vie di comunicazione attive tra la Crimea e Kherson. In particolare Armiansk è stato colpito e gravemente danneggiato il ponte stradale. A Krasnoperekopsk è stato centrato il ponte situato proprio all'ingresso della città provenendo dalla direzione di Armiansk. Il governatore russo di Sebastopoli, Mikhail Razvozhayev, ha comunicato il blocco dell'emissione dei codici QR per l'acquisto di carburante nella città ed ha ammesso pubblicamente che le autocisterne non sono riuscite a raggiungere la città durante la notte a causa degli attacchi, invitando i cittadini a non fare la fila ai distributori perché i depositi cittadini non hanno ricevuto i rifornimenti attesi. In pratica l'unica linea di approvvigionamento rimasta per la penisola illegalmente annessa è il ponte di Kerch che collega la Crimea alla Russia (anch'esso sotto costante minaccia), che però non può reggere da solo il fabbisogno combinato della popolazione civile e dell'intero dispositivo militare russo.
Il 12 giugno il capo delle forze ucraine dei sistemi senza pilota Madyar annunciava il pressoché totale isolamento della Crimea. Uno dei più assordanti megafoni del nuovo zar del Cremlino Putin, la portavoce degli Esteri Maria Zacharova, era costretta ad affermare: “In relazione agli incessanti attacchi terroristici del regime di Kiev sulle nostre regioni, il Ministero degli Esteri si rivolge a una serie di paesi amici con la richiesta di fornire carburante per le necessità statali. Spero che tenderanno una mano d'aiuto, che noi abbiamo sempre teso per primi". Mentre un'ondata di esplosioni a catena ha colpito i nodi nevralgici delle retrovie russe nelle zone occupate a Melitopol, Tokmak e Henichesk. Subito dopo le detonazioni (che hanno preso di mira depositi e nodi di smistamento, inclusa l'area di Yakymivka nel distretto di Melitopol), si è verificato un collasso totale della rete elettrica e delle comunicazioni. Nelle tre città è quasi del tutto sparito il segnale internet e la telefonia mobile. Il gruppo partigiano ATESH attribuisce questo blackout non solo ai danni fisici alle centraline, ma al fatto che i russi abbiano attivato al massimo i propri sistemi di guerra elettronica (EW) nel tentativo disperato di schermare la zona da ulteriori ondate di droni guidati, finendo però per isolare le proprie stesse linee di comando e gettare nel panico la logistica civile. Gli attacchi rientrano nella strategia di blocco logistico, che prosegue senza sosta, anche con continui attacchi sui convogli stradali.
Negli ultimi giorni le forze ucraine hanno anche intensificato le incursioni anfibie ed esplorative lungo tutto il corso inferiore del Dnipro e nell'area dell'estuario (sfruttando il vuoto lasciato dai russi con il ritiro dalla penisola di Kinburn), per sfruttare il blocco logistico ed accelerare l’esaurimento delle riserve di carburante e munizioni da parte degli occupanti, dando anche chirurgicamente la caccia ai depositi di armi. Dunque, mentre la Russia si accanisce da 8 mesi su Kostantianyvka, in Donbas, dove ha già perso, secondo alcune stime, tra i 15 ed i 22.000 uomini (di cui almeno 7.000 morti) e dove rischia di diventare impossibile immaginare ulteriori avanzate a causa del dissanguamento delle truppe, al sud intere regioni rischiano di collassare, obiettivo che Kiev intende perseguire a tutti i costi.
Il 13 giugno sempre in Crimea al razionamento dei carburanti si è aggiunto anche quello di alcuni prodotti come grano saraceno e zucchero, mentre i droni ucraini hanno attaccato il più grande stabilimento industriale dell'Europa orientale, situato nella regione di Armensk, attualmente di proprietà di "Russian Titan" che produceva biossido di titanio per le munizioni dell'esercito dell'aggressore senza sosta, ma anche altre materie prime di base per la fabbricazione di polveri, carburante per missili ed esplosivi. L'intero stabilimento è stato distrutto. Ci sono stati 23 attacchi aerei. Tutti i reparti sono stati danneggiati. L’impianto in fiamme, i dipendenti sono stati evacuati.
La situazione della Crimea di fatto si riflette in altre parti del Paese aggredito. Tanto che lo stesso criminale di guerra Putin il 12 giugno è stato costretto a rilevare che nel conflitto in Ucraina "la Russia non sta avanzando con la rapidità che vorremmo, ma ogni giorno avanza gradualmente". "Stiamo andando bene -ha affermato il presidente russo citato dalla Tass -. Non stiamo procedendo velocemente come vorremmo, ma stiamo comunque avanzando ogni giorno, riportando gradualmente i nostri territori sotto il nostro controllo".
In effetti la Russia "sta effettuando centinaia di attacchi contro città e comunità ucraine, colpendo ogni giorno le nostre infrastrutture civili" ha ricordato nella stessa giornata in un post su X il leader di Kiev, Volodymyr Zelensky, secondo cui "solo nell'ultima settimana, i russi hanno lanciato contro l'Ucraina 1.920 droni d'attacco, 1.790 bombe aeree guidate e 17 missili di vario tipo". Zelensky ha sostenuto come sia necessario "intensificare le contromisure contro questi attacchi", sperando di buoni frutti dagli incontri con governi alleati durante i vertici in programma "del G7, dell'Ue e della Nato". Abbiamo bisogno di sostegno per la difesa aerea e per le nostre capacità a lungo raggio, di un'espansione della cooperazione nel formato 'Drone Deals' e di un ulteriore rafforzamento della pressione delle sanzioni sulla Russia", ha aggiunto il presidente ucraino.
Tuttavia Zelensky ritiene che la Russia stia perdendo progressivamente l'iniziativa sul campo di battaglia e che il conflitto stia lentamente evolvendo a favore di Kiev, mentre Mosca si trova sempre più isolata sul piano internazionale. "Non possiamo dire che la Russia stia perdendo questa guerra, ma possiamo dire che sta perdendo l'iniziativa giorno dopo giorno", ha dichiarato il 9 giugno in un'intervista al Guardian
. Il presidente ucraino ha citato i recenti attacchi con droni a lungo raggio contro obiettivi in territorio russo, compresa San Pietroburgo, dove sono stati colpiti terminal petroliferi, oltre alle azioni condotte nella Crimea occupata. Secondo Zelensky, lo scopo di queste operazioni è fare in modo che i cittadini russi "sentano" direttamente gli effetti della guerra. "La vittoria in questa guerra arriverà quando la società russa riconoscerà che la guerra è una cosa terribile, una tragedia non per qualcun altro da qualche parte, ma per loro stessi", ha affermato. Zelensky ha inoltre sostenuto che il Cremlino starebbe perdendo oltre 30 mila soldati al mese, di cui circa 23 mila morti e gli altri gravemente feriti. "Si tratta di numeri molto elevati. Significa che non stanno vincendo la guerra", ha aggiunto.
Chi non vuole vedere cosa sta realmente accadendo in Ucraina e in particolare da quando gli ucraini bombardano le catene della logistica russe, è il putiniano Marco Travaglio col suo ennesimo, delirante, editoriale. Il 14 giugno il prezzolato da Putin titolando con grande coraggio “Atterraggio sulla realtà”, dimostra di essere rimasto anche lui a corto di munizioni. Immerso ormai pienamente da tempo nel suo personalissimo “mondo al contrario”, dove l’aggredito diventa magicamente aggressore, Zelensky che gira il mondo invitato da tutti i leader sarebbe in realtà una specie di brutto anatroccolo che nessuno fila, gli arretramenti delle truppe di Mosca sul campo possono essere chiamate avanzate, (“Lo stallo sul campo di battaglia degli ultimi mesi – scrive -, impiegati dai russi a demolire infrastrutture energetico-militari, conferma l’incapacità di Kiev di riprendersi i territori perduti (un quinto del Paese): infatti le sue truppe infieriscono sulla popolazione del Donbass (dallo studentato all’autobus) e su obiettivi civili ed energetici in Russia, collezionando molti titoli sui media e nessun effetto sul piano militare”), mentre nonostante i dati dell’economia russa facciano ribellare persino gli uomini di Putin, è l’Ucraina ad essere considerato “un paese fallito”. Infine - capolavoro - il numero uno di Kiev viene addirittura dipinto come quello che non vuole la pace perché, citiamo testualmente, “sarebbe la sua fine”, mentre tutti gli altri giornali del mondo scrivono che a rischiare la vita, in caso di tregua senza vittoria è in realtà il nuovo zar del Cremlino e criminale di guerra Putin.
17 giugno 2026