Tregua e negoziato per 60 giorni sugli altri temi
Firmato il memorandum Usa-Iran sul cessate il fuoco, compreso il Libano, e la riapertura di Hormuz
La firma ufficiale il 19 giugno in Svizzera. I sionisti si tengono le mani libere. I volenterosi europei, con l'Italia della neofascista Meloni, corrono a sminare il Golfo come gli ha indicato Trump
"A seguito di intensi colloqui, siamo lieti di annunciare che è stato raggiunto l'accordo di pace tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran”, dichiarava il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif in una nota pubblicata su X all'alba del 15 giugno e rilanciata dall'agenzia iraniana Tasnim che metteva in evidenza la parte che prevede prevede la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano. Sharif ringraziava gli Stati Uniti, l'Iran e il Qatar, l'Arabia Saudita e la Turchia per il loro ruolo nella mediazione e annunciava che la cerimonia ufficiale della firma era prevista il 19 giugno in Svizzera sul documento finora solo raccontato dalle parti.
Tasnim riportava anche il primo commento del criminale Trump sul suo social Truth, “l'accordo con la Repubblica Islamica dell'Iran è ora concluso. Autorizzo pienamente l'apertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo l'immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!"; in riferimento all'unico risultato concreto che per ora può sventolare quello che voleva cancellare la civiltà persiana e che ha bloccato lo stretto con l'aggressione del 28 febbraio.
Il Segretariato del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano confermava l'approvazione del Memorandum d'intesa (MoU). Il testo della dichiarazione del Consiglio, diretta per informazione al “nobile popolo dell'Iran”, affermava che “la Repubblica Islamica dell'Iran, sotto la guida del suo Leader martire e in conformità con le direttive dell'illustre Leader della Repubblica Islamica (che Dio lo preservi), con il sostegno di tutte le componenti del popolo iraniano e con l'impegno dei combattenti dell'Islam, dopo diversi mesi di difficili e intense negoziazioni e in ottemperanza a una risoluzione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha finalizzato il testo di un memorandum d'intesa relativo ai negoziati per porre fine alla guerra (i negoziati di Islamabad) tra Iran e Stati Uniti la sera del 14 giugno.
In base agli accordi raggiunti, la guerra e le operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, cesseranno immediatamente e definitivamente a partire da questa sera. Inoltre, il blocco navale contro l'Iran sarà revocato immediatamente e completamente. Il memorandum d'intesa sarà formalmente firmato venerdì 19 giugno. I negoziati per un accordo definitivo avranno inizio dopo l'attuazione degli impegni assunti dall'altra parte ai sensi del memorandum d'intesa”.
Il testo del memorandum secondo l'Iran
Secondo l'agenzia di stampa iraniana Mehr, rilanciata da Al Jazeera, la bozza di accordo contiene 14 punti. Oltre a quelli già elencati ci sono l'impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti l'Iran, la sospensione delle sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano, lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati durante il periodo di negoziazione di 60 giorni.
Mehr ha inoltre riferito che i negoziati finali non inizieranno prima che metà dei beni iraniani congelati siano stati sbloccati e che le restrizioni che interessano lo Stretto di Hormuz siano state revocate. Non saranno argomenti dei negoziati finali né il programma missilistico iraniano né il sostegno di Teheran ai gruppi di resistenza come volevano gli aggressori criminali Trump e Netanyahu.
L'apparato degli organi di informazione dei paesi imperialisti occidentali che ci tiene aggiornati secondo per secondo sulle vicende mediorientali ruota sostanzialmente su tre fonti: Trump nelle interviste o a ruota libera su Truth che ha per 38 volte annunciato per quasi fatto l'accordo secondo un conteggio della CNN, l'agenzia Axios e i bollettini militari e civili dei media sionisti. Il criminale Trump dopo aver annunciato l'accordo con l'Iran raccontava al New York Times che l'accordo finale con l'Iran limiterebbe l'arricchimento dell'uranio da parte di Teheran a livelli così bassi da "non poter essere mai utilizzati a fini militari". Quello dell'accordo precedente stipulato da Obama limitava l'arricchimento al 3,67%, in questo non è chiaro, forse neanche per Trump che si limitava a dire che il nuovo accordo garantirebbe che "l'arricchimento possa essere effettuato solo per scopi non militari. Per sempre". Il collega criminale Netabyahu si deve accontentare della sua minaccia di riprendere gli attacchi contro l'Iran se le due parti non fossero riuscite a raggiungere un accordo definitivo sul programma nucleare di Teheran. In sovrappiù affermava che se i leader iraniani uccidessero i manifestanti antigovernativi (che una volta rappresentava la prima richiesta degli aggressori imperialisti-sionisti, ndr), ciò impedirebbe loro di ottenere la completa revoca delle sanzioni, pur non essendo un requisito incluso nel MoU. E concludeva l'intervista insistendo sul fatto che siano stati gli attacchi missilistici e i bombardamenti contro l'Iran, ossia la prova di forza della Casa Bianca, a convincere Teheran ad accettare l'accordo, “non volevano un terzo attacco”.
Il passaggio sul nucleare iraniano non sfuggiva a Teheran che rispondeva a tambur battente con un servizio della Tasnim dal titolo “Trump fa marcia indietro sull'arricchimento zero dell'uranio in Iran”.
“Sebbene il presidente degli Stati Uniti Trump avesse precedentemente sottolineato la necessità di distruggere tutti gli impianti nucleari e di azzerare l'arricchimento dell'uranio in Iran, sembra che l'insistenza di Teheran nel salvaguardare i propri diritti lo abbia costretto a fare marcia indietro sulla questione dell'arricchimento” che non è più a livello zero secondo quanto dichiarato al New York Times, sottolineava l'articolo, che proseguiva, “il memorandum d'intesa firmato tra Iran e Stati Uniti non include un accordo sulla questione nucleare” e “saranno necessari molti altri passi indietro da parte di Trump in questo ambito per la realizzazione di un futuro accordo. L'Iran insiste sulla necessità di tutelare i propri diritti”. Anche in sede Onu dove chiederà che il memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti volto a porre fine alla "guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista contro l'Iran su tutti i fronti, Libano compreso", una volta confermato nell'accordo finale “venga ratificato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, dichiarava il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei. Baghaei.
La cessazione completa dell'aggressione del regime sionista e degli attacchi destabilizzanti contro il Libano erano un richiamo necessario a fronte della posizione dei criminali sionisti che non hanno partecipato ufficialmente al negoziato e si tengono le mani libere.
Il genocida Netanyahu si tiene le mani libere
Nello scorso aprile, il giorno dopo il primo accordo Iran-Usa, il criminale Netanyahu bombardò pesantemente il Libano, con 400 morti in pochi minuti, e Gaza bloccando in quel momento lo sviluppo del negoziato che anche il crimimale Trump comunque conduceva a colpi di missili. La mattina del 15 giugno droni e aerei sionisti colpivano alcune località del Libano meridionale a indicare ancora una volta che per il regime genocida del criminale Netanyahu l'intesa non sarebbe del tutto vincolante e comunque secondaria rispetto al progetto biblico e genocida della Grande Israele. Come chiariva il ministro sionista della difesa Israel Katz: “il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io stiamo portando avanti una politica chiara che stabilisce che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza (la Cisgiordania e Gerusalemme Est sono considerate già inglobate, ndr), senza alcun limite di tempo”.
“Rispettiamo l’intesa” ma l'adesione “è vincolata al rispetto dell'intesa anche da parte di Israele che non può avere nessuna libertà di movimento in Libano”, rispondeva Hezbollah. E l'Iran avvertiva che qualsiasi attacco sionista al Libano o la continuazione dell'occupazione del suo territorio d'ora in poi costituirà una violazione dell'accordo provvisorio con gli Stati Uniti secondo il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che aggiungeva: “a nostro avviso, le due parti di questo memorandum sono gli Stati Uniti e Israele da una parte, e l'Iran e Hezbollah dall'altra" e spetta agli Usa “tenere a freno Israele”.
I volenterosi europei corrono a sminare il Golfo
L'arroganza nazisionista era ignorata come di consueto dai pavidi e complici paesi imperialisti europei, a partire dal quartetto ricomposto per l'occasione da Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia i cui leader nella prima dichirazione congiunta scrivevano: “accogliamo con grande favore l'annuncio del memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran. Ci congratuliamo con gli Stati Uniti, il governo iraniano e tutti i soggetti coinvolti, inclusi Pakistan, Qatar e tutti gli altri mediatori, per questa svolta diplomatica. Questo è un momento di opportunità per ripristinare la stabilità regionale e stabilizzare l'economia globale; è ora fondamentale che i negoziati dettagliati si concludano e che questo accordo venga attuato rapidamente e in modo completo. Siamo pronti a sostenere questo sforzo". Seppur sbeffeggiati dal leader Trump per la loro mancata partecipazione pubblica e diretta nell'aggressione all'Iran, che pure indirettamente e non secondaria almeno nella logistica c'è stata, e invitati casomai ad andare a spazzare il cortile di Hormuz dalle macerie dell'aggressione dopo il disimpegno Usa.
La portaerei francese Charles de Gaulle "può essere schierata entro due o tre giorni" nello Stretto di Hormuz dopo la conferma dell'accordo raggiunto tra Washington e Teheran, dichiarava il presidente francese Macron ricordando il gruppo pronto alla missione organizzato con l'inglese Starmer e l'appoggio del tedesco Merz.
L'imperialismo italiano vuole un posto in prima fila
Si schierava nella prima fila interventista anche la neofacista Meloni, che dopo aver appena boicottato alcuni incontri europei di sostegno all'Ucraina, in sintonia col disimpegno di Trump, si riagganciava ai tre principali partner europei e sosteneva che l'imperialismo italiano era “pronto a contribuire con una presenza navale” nel Golfo. "I principi sono chiari: l'Iran non può dotarsi dell'arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz", scriveva in una nota. E il ministro della difesa Crosetto faceva accendere i motori ai due dragamine già presenti nel Mar Rosso nella missione Aspides per partire alla volta del Golfo. "È necessario che le ostilità cessino anche in Libano, dove l'Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese", aggiungeva Mussolini in gonnella come se non avesse coperto fino all'ultimo l'invasione sionista arriivata fino a occupare un quinto del Libano, tutti gli attacchi, la distruzione dei paesi e i massacri, comuità cattoliche comprese, e si era preoccupata solo quando una granata sfiorava il contingente italiano di Unifil.
Le posizioni dei maggiori paesi imperialisti occidentali saranno confermate il 15 giugno nei colloqui preliminari del primo giorno del G7 di Evian. “Non credo sia una cattiva idea avere una o due navi provenienti da alcuni Paesi. Voi sareste un ottimo Paese per farlo. Perché non si sa mai cosa può succedere”, diceva Trump a Macron che stava organizzando il gruppo dei “volenterosi”, Francia, Germania e Gran Bretagna, i tre dell'Ucraina, a cui questa volta si aggiungeva l'Italia e in ultimo l'Olanda. Intanto non è chiaro lo scopo della missione, sminare lo stretto o fare il cane da guardia per conto terzi, che in ogni caso deve avere il consenso almeno dei due paesi rivieraschi, Iran e Oman; potrebbe finire sotto le bombe, già annunciate dagli Usa, nel caso fra 60 giorni la coppia criminale Trump-Netanyahu alla vigilia delle rispettive elezioni decida che le torna più utile rilanciare l'aggressione all'Iran, a prescindere dall'andamento del negoziato. Come quelli su Gaza e il Libano violati dai sionisti dimostrano. Il criminale Trump rischia di perdere la maggioranza in parlamento, il nazisionista Netanyahu di perdere la poltrona di premier a favore di una opposizione, Bennet o Lapid, che lo attacca non perché responsabile del genocidio ma perchè non è riuscito a vincere la guerra; sono queste le posizioni presenti nell'unica “democrazia” del medioriente.
Intanto nella regione si fanno avanti concorrenti per l'egemonia locale, come la Turchia, col dittatore Erdogan che il 10 giugno dopo gli attacchi sionisti a Libano e Siria dichiarava “non chiuderemo un occhio di fronte ad alcun attacco contro i nostri fratelli. La sicurezza della Turchia inizia a Beirut, ad Aleppo, a Damasco. Voglio che tutti lo sappiano una volta per tutte: Siria e Libano sono due stati indipendenti, tuttavia si trovano anche nella geografia dell'amore e della fratellanza con la Turchia. Non tollereremo alcun torto compiuto nei Paesi dei nostri fratelli”. Dove l'Arabia Saudita, invece di fare dei passi verso l'entità sionista e aderire agli Accordi di Adamo come suggerito da Trump e già sottoscritti dai rivali Emirati arabi coi quali si è di recente scontrata nello Yemen e nel Sud Sudan, lavora al progetto indicato come gli Accordi di Maometto, che ne riesuma uno vecchio della cosiddetta “Nato araba”, per un’alleanza con il Pakistan, la Turchia e l’Egitto. Staremo a vedere se in funzione anti-Iran, visto che la protezione Usa non ha funzionato, anzi, o piuttosto per tenere a bada i sionisti che nella caccia ai dirigenti di Hamas hanno bombardato persino il Qatar. E il socialimperialismo cinese continua a lavorare dietro le quinte.
17 giugno 2026