Campagna elettorale in parlamento. Conte si propone come prossimo premier
Meloni, la destra sono io. La “sinistra” parlamentare non l'accusa di neofascismo
Mussolini in gonnella elogia Berlinguer sui social
Dovevano essere le consuete comunicazioni della premier alle Camere in vista del vertice dell’Unione europea a Bruxelles del 18-19 giugno, con relativo sonnolento e scontato dibattito. Invece Mussolini in gonnella è partita lancia in resta menando fendenti a destra e manca, togliendosi diversi sassolini dalle scarpe e aprendo di fatto una vera e propria campagna elettorale in parlamento. Da par suo la “sinistra” parlamentare ha tirato fuori di tutto tranne l’accusa di neofascismo alla Meloni e al suo governo.
Così il 12 giugno Meloni a Camera e Senato riuniti ha voluto ribadire che la destra è lei, stroncando sul nascere il nuovo partito dell’astro nero Vannacci. “La destra vera non vota mai con la sinistra”, quindi, rivolgendosi ai deputati di Futuro Nazionale del generale fascista, razzista e xenofobo, “non siete la vera destra, che non è mai funzionale alla sinistra”. "Per 6 volte avete votato contro la fiducia a questo governo, insieme a Schlein, Conte e Renzi. Votare contro la fiducia – ha insistito Meloni - significa votare per mandare a casa il governo. E fare quello che serve alla sinistra non è mai difendere l'interesse nazionale".
Bordate anche alla “sinistra” e al “confusionario Campo largo”: “A noi basta una risoluzione unitaria prima di un Consiglio europeo? Difficile immaginare che voi possiate governare visto che ne presentate 6, siete un puzzle con pezzi di scatole diverse”.
Colpita nel segno, l'opposizione ha provato a replicare, a partire da Conte già candidatosi a prossimo premier: “Toccherà a noi rilanciare l’Italia, rimetterla in
piedi, lo abbiamo già fatto e sappiamo come si fa”. Cercando di pungere sul vivo Giorgia Meloni, accusandola di “fughe alla Schettino” dai vertici internazionali, ma poi sulla patrimoniale tira il freno a mano: “Noi faremo una redistribuzione seria, recuperando risorse da quel riarmo folle che avete sottoscritto, da aziende energetiche e banche, dimostrando il coraggio che non avete dimostrato”. Ergo il leader cinque stelle è contrario a parlare di patrimoni e fisco.
Sulla stessa linea la Schlein, impegnata a galleggiare tra le varie anime del PD. Non è un caso che a parlare in aula, oltre a lei e al responsabile Esteri, Peppe Provenzano, siano stati soprattutto gli esponenti della destra dem. Per la segretaria del PD Schlein “L’Italia merita di più e merita un governo migliore”. E rivolgendosi a Meloni: “Per lei è tutta colpa dei burocrati europei ma è lei che sta da quattro anni nel Consiglio europeo. I burocrati europei siete voi”. E ha continuato: “Chi è che blocca il superamento dei veti e dell’unanimità? La presidente Meloni. Chi è che blocca gli investimenti comuni che sono necessari? Sempre lei. Chi è che blocca la difesa comune? Sempre lei”. Quanto alle tasse, Schlein ha rispedito al mittente l’accusa della premier: “Non saremo noi ad aumentare le tasse sul lavoro e sull’impresa. L’avete fatto voi, portando la pressione fiscale al record degli ultimi dodici anni, a oltre il 43 per cento”. Nessuna accusa di neofascismo, nessuna parola sulle leggi repressive e sul sistematico utilizzo del manganello contro le proteste sociali e giovanili nel nostro Paese. Stessa solfa per Fratoianni e Bonelli di AVS, che non hanno saputo dire altro a Meloni se non di aver “trasformato l’aula in una curva da stadio”, ironizzando sul “vizio” della premier di dare “la colpa” dei fallimenti del governo “sempre a qualcun altro”.
Se queste sono le “opposizioni di sinistra” Meloni può continuare a dormire sonni tranquilli. Così come in definitiva lo poterono fare la destra reazionaria e neofascista oltre 40 anni fa seppur in presenza del più grande e forte Partito comunista dell’Occidente. Tant’è che nel 42° anniversario della sua scomparsa Mussolini in gonnella ha voluto omaggiare Berlinguer sui social. “Nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, voglio ricordare con rispetto una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per la sinistra italiana e uno dei protagonisti della storia politica della Repubblica, Enrico Berlinguer”. Così Giorgia Meloni ha voluto ricordare la figura del segretario del PCI revisionista. “Ricordo - ha aggiunto - il gesto di Giorgio Almirante, che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario. Un segno di rispetto umano e istituzionale che ancora oggi richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone. Perché si può fare politica secondo visioni diverse, anche opposte, senza demonizzare l’avversario. Senza rinunciare al confronto, anche acceso, e allo stesso tempo alla consapevolezza di appartenere tutti alla stessa comunità nazionale. Il nostro compito - ha concluso - è servire l’Italia e gli italiani. L’ho sempre pensato e sostenuto: le idee forti non temono il confronto”. Come si suol dire: a buon intenditore, poche parole.
17 giugno 2026