Lavoratrici e lavoratori della cultura per la prima volta in sciopero nazionale
Sciopero per salari dignitosi e lavoro stabile

Per la prima volta il mondo della cultura si è mobilitato unito in tutta Italia per rivendicare diritti, stabilità occupazionale e riconoscimento professionale. Una mobilitazione che ha coinvolto lavoratrici e lavoratori con differenti forme contrattuali, dai dipendenti pubblici ai lavoratori somministrati, dai collaboratori alle partite IVA, uniti dalla richiesta di maggiori tutele, stabilità occupazionale e riconoscimento professionale.
Lo sciopero ha coperto in maniera estesa il settore culturale con più proclamazioni: una della Funzione Pubblica Cgil, riguardante lavoratori e lavoratrici del Ministero della Cultura e con contratto Federculture, un altra di ADL Cobas, CLAP, Cobas Lavoro Privato, CUB e USI-CIT per tutti i lavoratori interni ed esterni di istituti e luoghi della cultura pubblici e privati così come definiti dal Codice dei Beni Culturali, ovvero musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali di ogni ordine e grado, nonché per il settore teatri, spettacolo e fondazioni lirico-sinfoniche. Una terza proclamazione copriva tutti i lavoratori in appalto e una quarta adesione proclamata da NIDIL CGIL per lavoratori e lavoratrici interinali in somministrazione del Ministero della Cultura e del comparto Federculture.
Allo sciopero hanno aderito anche Biennalocene, Campo Innocente, Vogliamo tutt’altro, ANGA (Art Not Genocide Alliance), AWI (Art Workers Italia) Rete della Conoscenza, AIEM (Associazione Italiana Educatori Museali), Arci APS, ADI ( Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia), Redacta, Strade – traduttrici e traduttori editoriali, Assemblee Precarie, Non una di meno Roma, Siamo ai titoli di coda – lavoratori/trici cinema e audiovisivo.
La giornata di protesta rappresenta un primo punto di arrivo di un percorso costruito nell’arco di oltre un anno da organizzazioni sindacali e associazioni di settore, impegnate nel dare voce a una realtà lavorativa caratterizzata da frammentazione, precarietà e bassi salari. “La Cultura italiana non esiste senza le persone che la producono ogni giorno. Eppure, le lavoratrici e i lavoratori dei settori della Cultura operano troppo spesso in condizioni inaccettabili dovute ai ripetuti tagli al finanziamento pubblico: carenze di organico strutturali che agevolano i processi di esternalizzazioni e precarietà, sottoremunerazione, contratti impropri o inesistenti, precarietà strutturale, assenza di tutele previdenziali e sociali per chi è precaria/o”. Queste le parole usate da FP CGIL e NIdiL CGIL.
Queste le richieste principali al centro della giornata di sciopero: il riconoscimento della dignità professionale ed economica del lavoro culturale attraverso contratti adeguati e una contrattazione collettiva più forte; il superamento strutturale della precarietà mediante la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati e la stabilizzazione dei lavoratori precari con un piano straordinario di assunzioni nel Ministero della Cultura e nelle istituzioni pubbliche; la piena applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza anche per chi opera con contratti atipici o discontinui; infine, l’istituzione di un reddito di discontinuità per tutte le professioni culturali caratterizzate da forme di lavoro intermittente.
A questi punti si aggiunge una denuncia politica netta: “è inaccettabile che il governo scelga di tagliare i finanziamenti alla Cultura per alimentare la corsa al riarmo. Noi scegliamo la Cultura, il Lavoro, la Pace”, dichiarano i promotori del primo sciopero nazionale del settore cultura.
Presidi e assemblee si sono svolti da Roma a Milano , da Napoli a Torino , da Venezia a Bari , fino a Genova e Cagliari . A Firenze sono rimasti chiusi l’Archivio di Stato e gli uffici amministrativi delle Gallerie degli Uffizi, dove si è svolto un presidio di protesta. A Venezia alcuni padiglioni della Biennale non hanno aperto al pubblico. A Milano la Biblioteca Nazionale Braidense ha ridotto le attività nel pomeriggio. A Roma , dove si sono svolti due presidi, uno al mattino e l'altro nel pomeriggio, sono rimasti chiusi il Museo dei Fori Imperiali, il call center turistico e diversi punti informativi. A Brescia i cinema sono rimasti chiusi, mentre a Ravenna chiusi i presidi culturali del Battistero degli Ariani, Mausoleo di Teodorico, Ravennantica e Museo Nazionale.
Soddisfazione da parte dei sindacati FP CGIL e NIdiL CGIL: “Oggi, per la prima volta, le lavoratrici e i lavoratori del settore culturale, uniti, si sono fermati in tutto il territorio nazionale contro tagli, precarietà e bassi salari”.

17 giugno 2026