A Roma
Una fiumana di giovani antifascisti contro la remigrazione
Il corteo dei neofascisti guidati da CasaPound marcia al grido “duce, duce, duce” nell'indifferenza complice delle “forze dell’ordine”
In risposta all'adunata nazionale neofascista indetta dal Comitato Remigrazione e Riconquista, Casapound, la Rete dei patrioti, il Veneto Fronte Skinhead, Brescia ai Bresciani e altre formazioni xenofobe, razziste e suprematiste, il 13 giugno una fiumana di oltre 20mila manifestanti antifascisti, con alla testa i giovani delle periferie, disoccupati, attivisti dei movimenti per la casa e dei Collettivi studenteschi medi e universitari, ha invaso Roma al grido di “Fuck remigrazione”.
Due partecipati, combattivi cortei antifascisti sono partiti rispettivamente da Largo Corrado Ricci, zona Colosseo, e da Piazzale Del Verano, tra il quartiere San Lorenzo e l'Università La Sapienza.
Al corteo partito dal Colosseo organizzato da Cgil, Anpi, Pd, Fronte comunista, Avs, Csa La Strada e Acrobax hanno preso parte oltre 15 mila manifestanti che sono sfilati lungo Via Cavour, Piazza Dell'Esquilino, Via Liberiana e Via Merulana per concludersi a Piazza Vittorio e che poi, a causa delle adesioni che hanno sovrastato ogni previsione, si è allungato oltre le mura fino a Piazzale Del Verano.
Una marea antifascista “per dire no all’odio e alle deportazioni... contro chi ci vuole convincere che tutti i problemi della nostra società vengano dalle persone migranti e non da una sistema economico che stritola le nostre esistenze, che si gonfia le tasche mettendoci le une con le altre. Contro il loro mondo, contro la loro miseria, Roma ha dimostrato ancora una volta che sa da che parte stare”.
Ieri partigiani oggi antifascisti
In testa al corteo il carro dei centri sociali su cui sventola la bandiera di Acrobax con la scritta: ieri partigiani oggi antifascisti.
La prima tappa è davanti alla Torre dei Conti dove i manifestanti hanno ricordato l'operaio deceduto nel crollo del monumento ai Fori Imperiali il 3 novembre 2025. “Qui ha perso la vita un mio collega di 67 anni e la sua morte aspetta ancora verità e giustizia”, ha spiegato un lavoratore.
In Via Cavour le transfemministe di Nonunadimeno hanno srotolato un lungo striscione dalla terrazza che affaccia sulla strada con su scritto: “Antiwar resistance feminist” e sono sfilate dietro lo striscione “Noi siamo vita perché la storia dell’universo è storia di persone che viaggiano e si spostano e l’idea che ci si debba ancorare al suolo natio puzza di morte”.
Mentre dietro lo striscione "Nostra patria è il mondo intero, remigriamo il fascismo", ragazze e ragazzi del collettivo “Antifà roman3” rilanciano lo slogan “Siamo tutte antifasciste” e sfilano con cartelli tipo “Vannacci ti puzzano i piedacci” vergato sul viso del nuovo aspirante duce di Futuro nazionale disegnato a testa in giù. Mentre dal carro di Acrobax in testa al corteo risuona la parola d'ordine: “Non resteremo in silenzio, Roma è antifascista e antirazzista”.
In piazza Vittorio, nei pressi del palazzo occupato da Casapound, dal carro d'apertura gli organizzatori annunciano che “questo quartiere ha solo un neo, è come il cesso dentro ai locali: in fondo a destra. Cara Casapound, caro Marsella siamo sotto casa vostra: dove state? Questo corteo meticcio si è preso le strade: non è una questione di mobilitarsi contro di voi è che noi rappresentiamo un altro modello di società. Da secoli Roma è meticcia, gli unici stranieri sono i fascisti”. Mentre dalla sede Cgil di Roma e Lazio viene calato un grande stendardo con la scritta “Il mondo è di chi si muove”.
Corteo del Verano
Al corteo del Verano organizzato dai Giovani palestinesi, dalla Rete degli studenti e Collettivi studenteschi, Unione sindacale di base, Osa, Cambiare rotta, Rete dei Comunisti, Potere al Popolo, movimenti per la casa e Pro-Pal hanno preso parte oltre 5 mila manifestanti che sono sfilati lungo Viale Regina Elena, Viale Giovanni Battista Morgagni e viale del Policlinico.
Al termine del corteo, al grido di “Smascheriamo i mandanti di remigrazione e ProVita”, “No piano casa” e “Stop sfratti, sgomberi e pignoramenti” in Piazzale di Porta Pia alcuni manifestanti hanno scaricato sacchi di letame davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e hanno duramente contestato il ministro fascioleghista Salvini dando alle fiamme una ruspa e un carro armato in cartone che i manifestanti avevano portato in “regalo” al titolare del dicastero. Nel piazzale antistante il ministero si è levata una grossa colonna di fumo nero, accompagnata da fumogeni colorati e applausi. Mentre uno degli organizzatori dal microfono rilancia: “Respingiamo guerra, razzismo e sfruttamento. La Roma antifascista e antirazzista porta a Salvini una ruspa e un carrarmato, simbolo di tutto quello questo governo ci ha dato al posto dei diritti sociali”.
La mobilitazione antifascista è stata indetta in contrapposizione alla marcia di circa 2mila camicie nere guidate da Casapound che provocatoriamente sono stati legittimati e autorizzati dal governo di Mussolini in gonnella Meloni, dal sindaco Pd di Roma Roberto Gualtieri, dalla questura e da tutte le altre istituzioni borghesi, a sfilare in contemporanea da Piazza Della Libertà nel quartiere Prati fino a Piazza Risorgimento e Via Cola di Rienzo permettendogli di inneggiare impunemente al duce, intonare inni e motti mussoliniani e ostentare alla luce del sole il saluto fascista scortati e ben protetti da un cordone di poliziotti e carabinieri che ancora una volta, invece di reprimerli e perseguirli giudiziariamente, come invece accade con i manifestanti antifascisti e ProPal, li hanno lasciati sfilare rendendosi così pienamente complici dell'ennesimo sfregio alla città di Roma medaglia d'oro per la Resistenza.
Contro i cori islamofobi, gli slogan anti-Islam e fascisti contro i musulmani, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia ha diffuso un comunicato stampa (che pubblichiamo a parte) in cui esprime “una condanna ferma e indignata per quanto avvenuto a Roma durante la manifestazione 'Remigrazione e Riconquista'” e chiede alle istituzioni di condannarle senza ambiguità.
Tutto ciò, mentre, sempre a Roma e nelle stesse ore, l'aspirante nuovo duce Vannacci inaugurava l'assemblea costituente di Futuro Nazionale presso l'Auditorium Parco della Musica e alcune migliaia di manifestanti dei movimenti oscurantisti ProVita&Famiglia e anti-abortisti sfilavano nel centro di Roma da Piazza Della Repubblica fino a Piazza San Giovanni attraversando Viale Einaudi, Piazza dei Cinquecento, Via Amendola, Via Cavour, Piazza Dell'Esquilino, Via Liberiana, Santa Maria Maggiore e Via Merulana.
L'adunata neofascista
Un'adunata neofascista di una gravità inaudita che segna un pericolosissimo precedente nella storia repubblicana e richiama alla memoria l'assalto golpista di Trump a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.
Non a caso il portavoce di Casapound Luca Marsella durante il corteo ha minacciato: “Se proveranno a fermarci quando depositeremo le firme della nostra proposta di legge sulla remigrazione, stavolta chiamerò tutti voi ad assaltare il parlamento. Il 13 giugno deve essere ricordato come il giorno della riconquista della nazione... Oggi siamo in migliaia. È questo il popolo italiano, oggi 13 giugno abbiamo rialzato la testa e adesso non ci fermerà più nessuno. L'Italia nazione, remigrazione”. Al termine del corteo i neofascisti hanno ribadito che: “L'immigrazione non può continuare ad essere spacciata come una risorsa, le persone sono stufe di ipocrisia e bugie... Il popolo italiano che è stanco delle violenze, di abusi sulle nostre donne. La Remigrazione deve diventare legge dello Stato”.
Insomma una prova generale per un colpo di Stato in piena regola di cui la sinistra borghese ne sottovaluta la pericolosità perché non ha ancora capito che il governo neofascista Meloni rappresenta la conclusione della marcia su Roma elettorale iniziata nel 1946 dal fascista movimento sociale italiano (MSI) e il ritorno di Mussolini in gonnella a Palazzo Chigi.
Non ha capito o fa finta di non capire che questo non è un semplice governo reazionario con “tendenze autoritarie”. Ma un governo neofascista dalla testa ai piedi, come dimostra la sua politica interna ed estera ispirata direttamente a quella di Mussolini. E oggi con Meloni come ieri con Mussolini i liberali e riformisti dell'opposizione parlamentare e i vertici sindacali filopadronali continuano a commettere gli stessi errori. Hanno paura di mobilitare le piazze per buttare giù Mussolini in gonnella. Si appellano alla Costituzione borghese, peraltro già ampiamente controriformata da destra, e si preoccupano di non infrangere la sacra legalità borghese. Invece di metterle in guardia, continuano a illudere le masse alludendo a una Meloni ormai in "declino" dopo la sconfitta referendaria e a una imminente implosione della maggioranza puntando tutto sulla prossima tornata elettorale per mandarla a casa. Dimenticando però che ella non solo è al governo e perciò ha il coltello dalla parte del manico, ma controlla tutto il sistema dell'informazione e se riuscirà a far approvare in tempo la nuova legge truffa elettorale, già incardinata alla Camera, sarà molto difficile scalzarla con il voto da Palazzo Chigi.
17 giugno 2026