Per decisione del tribunale di Firenze
Chiuso metà carcere di Sollicciano. Trasferiti 250 detenuti
“Pessime condizioni igienico-sanitarie delle celle di detenzione e di alcuni spazi comuni”
Il carcere fiorentino di Sollicciano è di nuovo nella bufera. Alcuni anni fa, nel 2021, era venuto alla luce il tremendo trattamento riservato ai detenuti. Una indagine della Magistratura aveva scoperto gli orrori che venivano perpetrati nella struttura: insulti, minacce e botte, schiaffi, calci, pugni e umiliazioni. Non casi sporadici, comunque intollerabili, ma un uso sistematico della tortura, con un apposito “ufficio” destinato allo scopo. Una condizione comune anche ad altre carceri che negli ultimi anni si è ulteriormente aggravata.
Stavolta l'attenzione della magistratura si è concentrata sulle condizioni della struttura che non sono assolutamente idonee a una detenzione dignitosa. In questo caso però non si è trattato di una vera e propria “scoperta”, perché lo stato indecente in cui versa il carcere fiorentino è nota a tutti. I racconti di numerosi testimoni e le denunce dei detenuti e delle associazioni che difendono i loro diritti, andavano avanti da anni.
“È difficile descrivere la condizione di degrado raggiunta dalla struttura”, iniziava così l'ultimo rapporto dell'Associazione Antigone. “Non si tratta più di trascorrere il tempo in uno spazio ridotto o di non poter usufruire di un programma teso alla risocializzazione a causa del sovraffollamento, come ormai accade alla maggior parte dei luoghi di detenzione italiani. A Sollicciano si tratta di essere costretti a sopravvivere adattandosi a condizioni di vita inumane che non corrispondono al senso di umanità della pena richiesto dall’art. 27 comma 3 della Costituzione”.
E continuava: “La struttura degli edifici che ospitano le sezioni e lo stato di degrado dell’intero impianto idrico sono tali che le continue infiltrazioni di acqua piovana e di acqua dispersa hanno cosparso di muffa intere pareti e provocano continui sversamenti di acqua dai soffitti e dai terrazzi, che allagano i pavimenti e obbligano i ristretti a vivere nell’umidità, se non proprio nell’acqua. I servizi igienici delle celle (dove spesso vengono ricavati spazi dispensa) oltre ad essere coperti di macchie di muffa, sono privi di copertura della tazza e di cassa di scarico, tanto che le persone detenute devono utilizzare un tubo di fortuna attaccato al lavandino. Sempre a causa delle infiltrazioni di acqua è saltato l’impianto elettrico di alcune celle e le persone detenute devono stare al buio. Le cimici continuano ad infestare i materassi”
Ci fermiamo qui perché crediamo sia più che sufficiente. Ma nonostante nessuno potesse affermare di non sapere, che cosa hanno fatto Nordio e il ministero della Giustizia, o il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap)? Niente. Il Governo di Mussolini in gonnella e i suoi ministri, di fronte alla critiche sempre più pressanti delle associazioni, hanno tirato fuori un “Decreto carceri” che assieme all'inasprimento e all'istituzione di nuovi reati ha solo portato al peggioramento della situazione.
La risposta del governo al sovraffollamento e al degrado delle carceri è stata quella di costruire nuovi istituti penitenziari. Si tratta di demagogia e propaganda perché non c'è assolutamente copertura finanziaria. Inoltre decreti come quello denominato “Caivano” riempiono le carceri per reati legati al disagio sociale e all'emarginazione economica che andrebbero trattati in tutt'altra maniera, o addirittura, come per il “decreto sicurezza”, si chiudono in cella chi commette reati di opinione, o per aver lottato contro i licenziamenti e la guerra imperialista.
Tornando allo specifico caso di Solicciano, di fronte a tale evidenze la Gip di Firenze ha posto sotto sequestro più della metà (7 su 13) delle sezioni del carcere “per le pessime condizioni igienico sanitarie delle celle di detenzione e di alcuni spazi comuni”, disponendo il trasferimento immediato dei quasi 250 detenuti che vivono in quelle condizioni disperate e che ora dovranno essere sparpagliati in fretta e furia in altri istituti. Non era mai accaduto prima nel nostro Paese, e ci auguriamo che l'intervento della magistratura costringa ad affrontare seriamente i problemi strutturali che affliggono tutto il sistema penitenziario italiano, nell’indifferenza del ministero di Giustizia.
Queste condizioni inumane di degrado, spiegano in buona parte perché sono sempre più frequenti le rivolte e i suicidi. Soltanto nel 2025 82 detenuti si sono tolti la vita, di cui 4 a Sollicciano, e a gennaio di quest'anno si è impiccato nella sua cella un detenuto di 29 anni. E non ci vuole molto a capire che se, oltre a far vivere in condizioni indegne chi deve scontare una pena, anche lieve, ci aggiungiamo l'uso sistematico di minacce, violenza e tortura, si crea un mix che va nella direzione contraria di quanto afferma il già citato articolo 27 della Costituzione che, tra le altre cose, afferma: “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Il carcere di Sollicciano deve essere chiuso, così come tutti quelli che non rispettano i requisiti di abitabilità. Le nuove strutture devono nascere solo dove strettamente necessario, invertendo la tendenza generale in atto. Anziché aumentare ed estendere le pene, per i reati meno gravi si devono mettere in campo percorsi alternativi mirati al reinserimento sociale e lavorativo (adesso solo uno su quattro ha la possibilità di lavorare durante la detenzione).
Dubitiamo fortemente che ciò sarà fatto perché questo governo neofascista, più di altri, fin dal suo insediamento ha sempre invocato la “tolleranza zero” e l'inasprimento delle pene. Naturalmente per la microcriminalità e per reati legati a condizioni sociali ed economiche disagiate, mentre ha sempre invocato il “garantismo” e l'immunità per proteggere politici e colletti bianchi, specie quando sono del proprio schieramento politico.
24 giugno 2026