Corrispondenza delle masse
Esame di Stato al Liceo musicale: clamoroso fallimento del ministro Valditara

Le discenti e i discenti della Rete degli Studenti Medi bocciano senza appello il ministro dell’Istruzione e del sedicente merito, anche in un'annata in cui la scelta delle tracce per la "maturità" era apparsa meno incline a torsioni fascistoidi e a revisionismo storico.
La seconda prova dell’esame di Stato al Liceo musicale ha mostrato, ancora una volta, il volto inconsistente della scuola borghese: lo studente M. di Latina - ora corteggiato dagli imbelli Dem - ha denunciato che la partitura distribuita conteneva errori nelle alterazioni, negli accordi, nelle ottave e perfino in intere battute, mentre il materiale audio ministeriale non corrispondeva allo spartito consegnato. Orizzonte Scuola ha ricostruito nel dettaglio la vicenda, riferendo anche che la partitura sarebbe stata tratta da MuseScore e che il ministero ha ammesso soltanto “imprecisioni”, sostenendo però che la prova restasse valida. ANSA ha dato conto della stessa denuncia, riportando il giudizio dello studente: “non una svista, intere battute divergenti”, a fronte della replica ministeriale che ridimensiona l’accaduto.
Qui sta il punto politico decisivo. Il potere borghese esige dagli studenti precisione assoluta, disciplina, conformità, sangue freddo; quando però l’errore nasce nei propri apparati, quando il difetto è ministeriale e non studentesco, allora tutto viene ridotto ad “imprecisione”. È la solita asimmetria: a chi studia si chiede il massimo, a chi organizza al vertice si concede il minimo. E così, ancora una volta, sono gli studenti a dover sopportare le conseguenze della superficialità amministrativa, mentre l’apparato tenta di salvare la faccia con una formula burocratica tragicomica.
La denuncia della Rete degli Studenti Medi coglie nel segno quando afferma che “ancora una volta siano l3 student3 a pagare le conseguenze di superficialità e mancanze organizzative del Ministero” e che è “inaccettabile che una prova nazionale, che contribuisce alla valutazione finale di migliaia di maturandi, presenti criticità tali da mettere in discussione la serenità e l’equità dell’esame”. È esattamente questa la sostanza del problema: una prova di Stato non può essere costruita con approssimazione, perché lo Stato pretende serietà da chi giudica e, invece, si autoassolve quando sbaglia.
Da un punto di vista marxista-leninista, il caso scoppiato a Latina conferma che la scuola capitalistica rimane un dispositivo di selezione tutt'altro che neutro e non un vero strumento di emancipazione delle masse giovanili. Gli studenti vengono sottoposti a un controllo rigoroso, mentre l’amministrazione centrale si riserva il diritto di minimizzare i propri errori. Ciò rivela una gerarchia precisa: la responsabilità scende sempre verso il basso, il potere si protegge sempre verso l’alto. E il risultato è che l’equità della prova viene compromessa proprio da chi dovrebbe garantirla.
Per questo la vicenda non va archiviata come una semplice disattenzione. È un campanello d’allarme sulla natura di un esame di Stato ancora troppo centralizzato, burocratico e lontano dai bisogni reali degli studenti. Se la scuola vuole davvero essere popolare, democratica e rigorosa, deve cominciare dal proprio dovere più elementare: non scaricare sugli studenti il costo dei propri errori. Solo così la "maturità" potrà smettere di essere una liturgia borghese e tornare ad essere, almeno in parte, un atto di giustizia educativa, in attesa della costruzione del socialismo reale.
Cartesio - Napoli

24 giugno 2026