Contributi
Sulla sintesi di Sottoscritti a proposito dell'elaborazione di Scuderi
La Costituzione italiana non è "casa comune" ma una "grande montagna" da scalare per poter guardare oltre, verso il socialismo
di Cartesio – Napoli
Il testo redatto da Loris Sottoscritti sul n. 23 de Il Bolscevico offre una sintesi dell'elaborazione ideologica dello stimato compagno Giovanni Scuderi sulla Costituzione italiana e sulla democrazia borghese, riflettendo i cardini teorici del marxismo-leninismo.
Il nucleo dello scritto poggia sul rifiuto del mito interclassista della Costituzione del '48. Da una prospettiva marxista-leninista, lo Stato non è un arbitro neutrale, bensì lo strumento con cui una classe esercita la propria dittatura su un'altra. Definire l'Italia una Repubblica "fondata sul lavoro" è una mistificazione borghese: il lavoro a cui si fa riferimento è storicamente il lavoro salariato ossia lo sfruttamento della forza-lavoro proletaria a beneficio del capitale. Il dettato costituzionale evidenzia la tutela della proprietà privata capitalistica come limite sacro e inviolabile. Del resto, Mao ha sempre insegnato che non esiste una democrazia astratta e che laddove esiste la libertà di sfruttamento per le classi dominanti, i lavoratori non hanno la libertà di sottrarvisi; la democrazia attuale è intrinsecamente dittatura della borghesia, "paradiso per i ricchi". I diritti formali vengono regolarmente calpestati o svuotati non appena gli interessi della classe dominante sono messi in discussione, come dimostrano i processi politici contro Il Bolscevico o la presunta libertà di parola sui social, diventati autentico sfogatoio.
Un pilastro fondamentale del pensiero di Mao è la lotta senza quartiere al revisionismo, che il testo applica alla storia della sinistra italiana. L'accettazione della Costituzione del '48 da parte del PCI viene letta come un compromesso non transitorio e al ribasso che ha incatenato il proletariato alla legalità borghese, precludendo la via della rottura rivoluzionaria. I revisionisti moderni sono accusati di aver trasformato la democrazia borghese nel "fine ultimo" della lotta operaia; l'idea della democrazia come valore universale viene smascherata come un tradimento del leninismo e una riproposizione delle tesi socialdemocratiche o kautskyane. Illudere le masse che il socialismo si possa raggiungere per via parlamentare, significa disarmare il popolo e "dare ossigeno alla borghesia morente". L'analisi proposta da Sottoscritti citando Scuderi intercetta l'inevitabile decadenza dell'imperialismo e delle sue sovrastrutture democratiche. Come Mussolini fu il prodotto della crisi della democrazia liberale, così l'attuale fase politica del governo Meloni viene vista come lo sbocco logico della degenerazione della Repubblica borghese. Il premierato forte, l'autonomia differenziata e l'inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione sono ferrea necessità del capitale finanziario per restringere gli spazi di dissenso e massimizzare i profitti, attraverso politiche di "lacrime e sangue". Quando la crisi capitalistica morde, la borghesia getta la maschera democratica e ricorre a misure repressive.
Di fronte a questo scenario, la risposta si allinea con la prassi rivoluzionaria: a differenza dell'astensionismo elettorale anarchico, il non-voto marxista-leninista mira a delegittimare il parlamento borghese. In una fase di astensionismo spontaneo, i comunisti devono tradurre questo rifiuto in coscienza antiparlamentare e antistituzionale, dimostrando che il parlamento è solo un "orpello" dietro cui si cela il dominio dei monopoli. Il testo qui esaminato ricorda che tutte le grandi conquiste sociali del passato sono state strappate con la lotta di classe e di piazza, spesso oltrepassando i limiti imposti dalla legge, rivendicando storicamente il "diritto alla ribellione", che la Costituzione del '48 ovviamente nega.
In conclusione, l'articolo di Sottoscritti descrive la Costituzione italiana non come una "casa comune", secondo la retorica istituzionale di Mattarella, ma come una "grande montagna" che i progressisti e i proletari devono scalare per poter guardare oltre, verso il socialismo. Qui si coglie la contraddizione principale della società capitalistica italiana, ribadendo che l'unica alternativa reale alla putrefazione della democrazia borghese non è la sua "difesa" o la sua "piena attuazione" di stampo riformista, piuttosto il suo abbattimento rivoluzionario per l'instaurazione della democrazia proletaria.

24 giugno 2026