Lo certifica il rapporto Oxfam
I primi 12 miliardari nel mondo possiedono la ricchezza di metà della popolazione mondiale
Nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di tremila, la cui ricchezza equivale a circa otto volte il Pil dell'Italia
Se non si sopprime l'imperialismo è impossibile cancellare le disuguaglianze sociali e la povertà

All'inizio dell'anno Oxfam – la confederazione internazionale di 18 organizzazioni non governative che si occupano del problema della povertà nel mondo - ha pubblicato il suo rapporto del 2026 intitolato ‘Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia’. Il dettagliato rapporto di 94 pagine mette in evidenza il fenomeno della crescente concentrazione di ricchezza che si sta producendo nel mondo a un livello mai visto nella storia, sottolineando come questo fenomeno sia in corso anche in Italia e come l’aumento delle disparità sociali sia destinato a produrre una riduzione delle libertà democratiche.
Il primo dato eclatante che emerge dallo studio è che nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di 3.000 con una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, una concentrazione di ricchezza che non è mai stata registrata nella storia umana e che equivale a circa 8 volte il Pil italiano. Oxfam mette in risalto che la ricchezza posseduta dai primi 12 miliardari (2.635 miliardi di dollari) supera le risorse economiche detenute dalla metà più povera dell’umanità, ossia da 4,1 miliardi di persone.
Dal rapporto si evince che la ricchezza dei miliardari nel mondo è aumentata di oltre il 16% nel 2025 rispetto all’anno precedente, ossia tre volte più velocemente rispetto alla media degli ultimi cinque anni: in termini reali si tratta di un aumento pari a 2,5 mila miliardi di dollari. Dal 2020 al 2025 la ricchezza dei miliardari è aumentata dell'81%.
Nel frattempo il rapporto lancia l’allarme sul fatto che i progressi nella lotta alla povertà nel mondo si sono arrestati, con il tasso di riduzione della povertà che è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2019, mentre nell’Africa nera la povertà estrema è tornata a crescere. A ciò si aggiunge il fatto che le scelte politiche compiute dai governi nel corso del 2025, in particolare i tagli ai fondi destinati agli aiuti internazionali, hanno colpito direttamente le popolazioni più vulnerabili.
Tale divario economico tra i miliardari e il resto della popolazione, già ora abissale e comunque in costante crescita, non ha soltanto implicazioni di tipo economico ma anche conseguenze di natura politica nei termini che lo studio di Oxfam ha chiarito bene.
Le scelte dei governi sono infatti orientate oggi più che mai, come è sempre avvenuto nella storia e noi marxisti lo sappiamo bene, a tutelare gli interessi delle classi sociali dominanti e a difendere la concentrazione della ricchezza perché il peso economico strutturale di questa nuova borghesia è in grado di condizionare le sovrastrutture politiche e istituzionali statali, e di conseguenza le sovrastrutture politiche e istituzionali delle organizzazioni internazionali che dagli Stati dipendono, in modo sempre più determinante, mentre i diritti sociali e gli spazi democratici del resto della popolazione vengono sempre più compressi. La crescente povertà economica genera fame mentre quella politica genera frustrazione, e nessuna società può considerarsi immune da queste dinamiche.
Lo studioso indiano Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam International, ha affermato che “la velocità con cui la disuguaglianza economica e politica accelera l'erosione dei diritti e della sicurezza delle persone può essere spaventosamente rapida. Le nostre società oggi si sentono più tossiche. L'enorme influenza che i super-ricchi hanno sui nostri politici, sulle nostre economie e sui nostri media ha aggravato le disuguaglianze e ci ha portato ben lontano dalla lotta alla povertà. I governi dovrebbero ascoltare le esigenze delle persone su temi come l'assistenza sanitaria, l'azione contro la crisi climatica e l'equità fiscale".
Il rapporto non manca di segnalare il ruolo economico dominante degli oligarchi in gran parte degli Stati ex sovietici così come evidenzia il ruolo dei nuovi ricchi nelle economie di Cina e India, ma si sofferma soprattutto sul fenomeno costituito dal secondo insediamento di Donald Trump alla carica di presidente degli Stati Uniti. L’impennata della ricchezza dei miliardari nel 2025, infatti, si inserisce secondo Oxfam nell’agenda politica favorevole alla grande ricchezza da parte dell’amministrazione Trump il quale già a partire dai primi giorni del suo insediamento, nel gennaio del 2025, ha iniziato a ridurre ulteriormente le tasse per i più ricchi, a indebolire i tentativi di coordinamento globale per tassare le multinazionali, a smantellare le politiche di contrasto al potere monopolistico e a promuovere la corsa all’intelligenza artificiale, un settore alimentato da Trump e divenuto una nuova miniera d’oro per gli ultra-ricchi.
Gli effetti politici antidemocratici si stanno già vedendo all’interno degli stessi Stati Uniti, dove ormai la fa da padrona la repressione delle fasce sociali più povere da parte di bande poliziesche che costituiscono un salto di qualità rispetto alla classica sovrastruttura poliziesca e militare dello Stato borghese liberale, avvicinandosi a modelli fascisti che fondano il loro potere su veri e propri apparati criminali per reprimere, tra l’altro, il conflitto di classe.
Oxfam ritiene che l’esempio lanciato dagli Stati Uniti nel mondo capitalista occidentale non sia un’anomalia nazionale bensì di il chiaro sintomo di una tendenza globale, e che tale esempio faccia scuola anche nel resto del mondo, persino in Europa, con tutte le implicazioni negative per la partecipazione democratica delle classi sociali più svantaggiate.
La concentrazione della ricchezza, inoltre, si traduce sempre più in concentrazione del potere politico: secondo il rapporto, infatti, i miliardari hanno una probabilità di ricoprire incarichi pubblici fino a 4.000 volte superiore rispetto alle persone comuni, e la sproporzione appare ancora più evidente se si considera che l’aumento di ricchezza di 2,5 mila miliardi di dollari registrato nel 2025 sarebbe sufficiente a sradicare la povertà estrema nel mondo per ben ventisei volte. Oxfam riporta un’indagine condotta in 66 Paesi da cui risulta che quasi la metà degli intervistati ritiene che i ricchi comprino spesso le elezioni nei rispettivi contesti nazionali.
Nel frattempo, i progressi nella lotta alla povertà si sono arrestati: il tasso di riduzione è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2019, mentre in Africa la povertà estrema è tornata a crescere. Le scelte politiche compiute dai governi nel corso dell’ultimo anno, in particolare i tagli ai budget destinati agli aiuti internazionali, hanno colpito direttamente le popolazioni più vulnerabili e, secondo le stime, potrebbero provocare oltre 14 milioni di morti aggiuntive entro il 2030.
Oxfam evidenzia che anche la libertà di informazione viene pesantemente condizionata dal peso crescente dei miliardari: i governi, infatti, stanno consentendo a loro di esercitare un’influenza crescente sui sistemi informativi, e già ora essi possiedono oltre la metà delle maggiori aziende mediatiche globali e controllano tutte le principali piattaforme di social media, con un impatto diretto sulla formazione dell’opinione pubblica e sul funzionamento delle democrazie. Gli esempi citati dal rapporto sono quelli dell'acquisto del Washington Post da parte di Jeff Bezos, il controllo di Twitter/X da parte di Elon Musk, l’acquisizione del Los Angeles Times da parte di Patrick Soon-Shiong e il recente acquisto di un ingente pacchetto azionario della società che controlla l’Economist da parte di un consorzio di miliardari. Oxfam ricorda poi che in Francia il miliardario Vincent Bolloré controlla Cnews e che nel Regno Unito tre quarti della diffusione dei quotidiani è controllata da quattro famiglie di miliardari.
Il rapporto di Oxfam dedica una parte anche all’Italia, e rivela che nel nostro Paese nel 2025 la ricchezza dei miliardari è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni di euro al giorno), raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi di euro. L’Italia ha visto anche un aumento del numero dei miliardari, passati dai 71 del 2024 a 79 nel 2025, e della disuguaglianza, perché lo scorso anno il 10% più ricco delle famiglie possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari.
Tali aberranti sperequazioni e contraddizioni, che sono insieme strutturali e sovrastrutturali, economiche e politiche, potranno essere definitivamente cancellate soltanto nel socialismo e l'abbattimento del capitalismo e dell'imperialismo attraverso la rivoluzione socialista, quella rivoluzione socialista che, come la descriveva Mao, “non è un pranzo di gala, non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra” (Mao Zedong, Rapporto d'inchiesta sul movimento contadino nello Hunan (Marzo 1927), in Opere scelte, vol. 1, p. 25, Pechino, 1969).
 
24 giugno 2026