Pellegrini, fedelissima di Salvini, indagata per l'appalto della cabinovia a Cortina
Elisabetta Pellegrini, che dal dicembre 2022 è braccio destro di Matteo Salvini al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che precedentemente era stata ai vertici dell’area Infrastrutture della Regione Veneto sotto la presidenza di Zaia, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Belluno per turbativa d’asta sull’assegnazione di un appalto del valore di 35 milioni di euro per la cabinovia di Socrepes nei pressi di Cortina d’Ampezzo, un impianto a fune che era stato progettato per essere inaugurato in tempo in vista delle Olimpiadi, ma che a distanza di alcuni mesi dalla fine dell’evento sportivo non è stato ancora completato.
Lo scorso 10 giugno, su disposizione della Procura bellunese, sono state inoltre eseguite perquisizioni al Ministero delle Infrastrutture dove sono stati sequestrati alla Pellegrini cellulari, computer e documenti.
Oltre a lei, risultano indagate altre persone, ossia Fabio Massimo Saldini, che è il commissario straordinario per le opere nonché amministratore delegato della Società Infrastrutture Milano Cortina 2020–2026 spa la quale è responsabile unica del procedimento della cabinovia, Valeria Cepi, che è dipendente di quest’ultima società, e Angelo Redaelli, che è il legale rappresentante della società Graffer srl, ovvero della ditta che si aggiudicò i lavori dell’impianto.
Il sospetto della Procura è che nella frettolosa ricerca di un costruttore per l’impianto – fretta dettata da un inescusabile ritardo da parte del Ministero retto da Salvini, attribuibile in particolare all’ufficio della Pellegrini - la procedura di gara sia stata viziata da numerose irregolarità in quanto la società a partecipazione pubblica Simico spa sarebbe intervenuta in tutta fretta favorendo Graffer srl, una piccola società dal fatturato di soli 8 milioni, che si è aggiudicata lavori per 132 milioni di euro, lavori che peraltro si sono prolungati ben oltre le previsioni.
La Procura ha dapprima interrogato il commissario straordinario Saldini per chiedergli chiarimenti, ma quest’ultimo ha scaricato le responsabilità sui propri tecnici, sostenendo che fossero loro a dover verificare la competenza di Graffer srl. Di conseguenza sono stati interrogati Valeria Cepi e Angelo Redaelli, e dai documenti esibiti da questi ultimi è emerso anche il nome di Pellegrini, che nell’estate 2025 ha indiscutibilmente avuto un ruolo fondamentale nella ricerca non soltanto della società costruttrice della cabinovia, la Graffer srl, ma anche delle società che poi avrebbero effettivamente partecipato all’associazione temporanea di imprese per lavori strettamente connessi alla cabinovia (la bergamasca Ecoedile srl e la bellunese Dolomiti Strade srl) e di altre cinque aziende, tra cui la turca Anadolu Teleferik che ha fornito le cabine. Fatto sta che a metà giugno 2025 era andata deserta una seconda gara dopo che, nel gennaio precedente la prima procedura di gara era stata improvvisamente annullata dalla Società Infrastrutture Milano Cortina 2020–2026 spa guidata da Fabio Saldini che aveva giustificato tale provvedimento con una presunta violazione del vincolo di riservatezza e segretezza previsto dal codice degli appalti, scattata dopo la fuga di notizie sui media riguardo ai nomi delle aziende partecipanti - che erano la Leitner spa di Vipiteno e l’austriaca Doppelmayr Transport Technology gmbh di Wolfurt, due imprese di notorietà mondiale - le quali, in base alla ricostruzione fatta da Saldini, decisero di non partecipare ad ulteriori gare sia per tempistiche ritenute insostenibili sia per un elevato rischio idrogeologico che gravava sull’opera.
L'appalto è stato infine assegnato tramite procedura negoziata alla Graffer srl, un'azienda di dimensioni di gran lunga minori rispetto alle prime due che tra l’altro, secondo i magistrati bellunesi, non avrebbe potuto garantire un lavoro ottimale a regola d’arte e che comunque era del tutto inadatta a terminare l’opera in tempo per le Olimpiadi: sulla prima questione i magistrati sospendono momentaneamente il giudizio in quanto l’opera non è terminata, mentre sulla seconda è evidente il fatto che a diversi mesi dal termine delle Olimpiadi il manufatto non sia ancora finito.
I magistrati, pertanto, ritengono che Fabio Redaelli in collaborazione con la sua dipendente Valeria Cepi e con il benestare ministeriale di Elisabetta Pellegrini abbiano creato le condizioni per favorire indebitamente la società bresciana Graffer srl che ha vinto i lavori per la cabinovia con assegnazione diretta nel luglio dell’anno scorso, ma vogliono vederci chiaro anche sulla sua aggiudicazione, con la stessa procedura, di una cabinovia da 44,8 milioni di euro a Bormio e, con una gara pubblica, la cabinovia di Livigno da 52 milioni di euro.
Leghista della prima ora e da decenni amica personale dell’attuale ministro delle Infrastrutture, Elisabetta Pellegrini fu fortemente voluta da Matteo Salvini sin dal suo insediamento al Ministero nel 2022, che la strappò alla Regione Veneto allora presieduta dal suo collega di partito Zaia, dove era da tempo ai vertici dell’area Infrastrutture: al Ministero delle Infrastrutture oltre che della cabinovia per la quale è indagata ha rivestito un ruolo di primissimo piano nella procedura di ristrutturazione, nel 2025, della pista da bob di Cortina e si sta attualmente occupando anche dello strategico procedimento del Ponte sullo Stretto, travolto anch'esso dalla corruzione.
24 giugno 2026