Colpite raffinerie, depositi di carburante, centri logistici e di comunicazioni spaziali
Brillanti e vincenti azioni militari della resistenza ucraina in Crimea e nella regione di Mosca
Il G7 e l’UE rinnovano all’unanimità il sostegno a Kiev
Zelensky: “Se Kiev brucia, brucerà anche Mosca”
 
Cinque persone sono rimaste uccise nell’attacco missilistico ucraino avvenuto il 22 giugno sulla città di Voronezh, in Russia. Lo comunica il governatore della regione, Alexander Gusev, sul suo canale Telegram. “I danni maggiori - spiega Gusev - sono stati provocati in un’impresa industriale dove è divampato un incendio”. E’ stato l’ultima di una serie di brillanti e vincenti azioni militari della Resistenza ucraina, che da settimane sta stringendo d’assedio la Crimea illegalmente annessa alla Russia nazizarista. Nella stessa giornata il centro di comunicazioni spaziali "Dubna", nella regione di Mosca, è stato oggetto di un attacco massiccio da parte di droni delle Forze Armate ucraine. Colonne di fumo anche sulla raffineria di Gazprom a Mosca colpita da droni ucraini. A Kapotnya, appena fuori dalla capitale, il 18 giugno il tetto di una raffineria è saltato in seguito al più grande attacco di droni ucraini dall’inizio della guerra. “Se Kiev brucia, brucerà anche Mosca” ha rivendicato il presidente Volodymyr Zelensky dopo l’attacco. Secondo gli stessi ufficiali del ministero della Difesa russo, oltre 500 droni hanno invaso a fitte ondate i cieli della capitale colpendo sia quartieri abitati da civili che zone industriali, centri commerciali, almeno una raffineria e depositi di carburante.
L’ex ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha spiegato questo nuovo corso della guerra di Resistenza all’aggressione russa: “L’Ucraina per tre anni ha implorato Stati Uniti, Francia, Germania e Inghilterra ed altre nazioni per ottenere missili e armi di lunga gittata per rispondere agli attacchi russi contro le nostre città. Ma le consegne sono state limitate e diverse promesse non sono state mantenute, come i missili tedeschi. In tutto questo periodo noi non abbiamo perso tempo e abbiamo sviluppato le nuove armi a lungo raggio per poterci difendere con le nostre forze. Ecco, a Mosca vedono che adesso siamo in grado di cambiare le dinamiche della guerra. È un quadro diverso dal 2022 quando dipendevamo dalle armi occidentali”.
Mykhailo Podolyak, consigliere di Zelensky, in un’intervista apparsa sul “Corriere della Sera” del 20 giugno ha affermato che “La situazione è cambiata drasticamente, sia lungo la linea del fronte sia nelle retrovie delle forze di occupazione, sia all’interno del territorio russo. L’iniziativa, con cautela, si sta spostando gradualmente verso l’Ucraina. Negli ultimi mesi non solo non c’è stata alcuna avanzata russa significativa, ma le nostre contromisure ci hanno consentito di riconquistare almeno in parte il territorio. Allo stesso tempo, stiamo colpendo la logistica, i terminal petroliferi, le raffinerie, gli impianti militari. La Crimea viene progressivamente isolata dai rifornimenti e sempre più regioni russe si trovano davanti a una crisi del carburante. Anche l’inefficacia dei sistemi di difesa missilistica russi sta diventando evidente. Il messaggio è chiaro: se Mosca non accetterà un processo negoziale realistico e non porrà fine alla fase attiva della guerra, l’Ucraina aumenterà ulteriormente la pressione sulle infrastrutture che permettono alla Russia di continuare il conflitto”.
Le perdite russe in Ucraina in tre settimane sono equiparabili a "quello che i russi hanno perso in Afghanistan negli anni '80 in 10 anni". O, nell'arco di cinque settimane, a "quello che gli Stati Uniti hanno subito in Vietnam in 15 anni". Lo ha dichiarato il 17 giugno il segretario generale della Nato, Mark Rutte, nella conferenza stampa prima della riunione dei ministri della Difesa dell'Alleanza Atlantica. La situazione sul campo di battaglia, ha specificato Rutte, è cambiata e la Russia sembra non avanzare più. L'Ucraina, ha aggiunto, non sta conquistando territorio, "ma la linea del fronte è più stabile e le avanzate russe sono state fermate molto più di quanto non lo fossero due o tre mesi fa". Le perdite russe, ha concluso, vanno dai 30 mila ai 35 mila uomini feriti o uccisi al mese."Sono numeri davvero impressionanti, ovviamente terribili per le famiglie di tutti gli uomini delle forze armate russe. Ma d'altra parte, l'Ucraina non l'ha chiesto. Questo è ciò che accade in tempo di guerra".
Il 22 giugno il presidente ucraino Zelensky ha scritto sui social: “Bisogna porre fine a questa guerra, che ormai da cinque anni miete vittime. Questa guerra su vasta scala dura già da più tempo della Prima guerra mondiale. Forse la Russia vuole aspettare che questa guerra duri ancora più a lungo della Seconda guerra mondiale. Ma il mondo sicuramente non lo vuole e sicuramente può impedirlo. Occorre esercitare pressione su Putin, pressione sulla Russia, affinché tutto questo si concluda con una pace dignitosa e con una protezione reale e garantita per la vita delle persone. L’Ucraina ha avanzato tutte le proposte possibili per la via diplomatica. Dobbiamo, con la nostra pressione congiunta sull’aggressore, portare la Russia a un punto in cui non ci saranno altre opzioni, se non la diplomazia e la fine della guerra".
Di diverso avviso sono i nazizaristi russi. Il 15 giugno ben 11 i morti e 53 i feriti in tutta l'Ucraina nel massiccio attacco russo della notte scorsa. Colpita anche la cattedrale della Dormizione, sito patrimonio mondiale Unesco, a Kiev. Mentre il 20 giugno il vice capo del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, ha affermato che, alla luce dell'intensificarsi degli attacchi di Kiev contro il territorio russo, nessuna regola possa essere applicata nei confronti del "regime" dell'Ucraina. "Considerando i massicci attacchi del nemico contro le nostre città, la cui intensità sta aumentando e, evidentemente, continuerà ad aumentare, è giunto il momento di dichiarare apertamente che non esistono più e non possono esistere regole nei confronti della Kiev neonazista", ha scritto Medvedev sull'app di messaggistica russa Max, secondo quanto riportato da Interfax. "Solo una cosa deve rimanere al di là dei limiti per noi accettabili: la distruzione deliberata di civili. Sottolineo: deliberata, cioè consapevolmente intenzionale. Il resto è del tutto ammissibile", ha sostenuto, affermando poi che le Convenzioni dell'Aia e le consuetudini di guerra "non servono più".
Intanto l’Ucraina ha incassato il pieno appoggio del G7 a Evian il 17 giugno e dell’UE a Bruxelles. Il presidente Volodymyr Zelensky ha salutato con favore gli "importanti risultati per l'Ucraina" arrivati dal G7 in Francia. "Abbiamo concordato di rafforzare ulteriormente la difesa aerea ucraina", ha sottolineato in un post sui social dopo l'uscita della dichiarazione congiunta del vertice a Evian, "saranno intraprese nuove azioni per fare pressione sulla Russia affinchè eserciti una guerra e, al contempo, per la pace". "I partner forniranno supporto per la nostra difesa e la sostenibilità energetica", ha proseguito il leader di Kiev definendo "fondamentale" l'aver raggiunto una "comprensione comune delle principali sfide e delle misure concrete per affrontarle". "La nostra unità globale riduce concretamente la capacità della Russia di proseguire questa folle e criminale aggressione contro l'Ucraina. Grazie a tutti coloro che ci aiutano!", ha concluso Zelensky. Il 18 giugno i 27 leader dell'Unione europea hanno adottato all’unanimità il testo delle conclusioni sull'Ucraina e hanno deciso di prorogare di 12 mesi le sanzioni contro la Russia.

24 giugno 2026