Conclusioni della Commissione d'inchiesta sulle azioni di Israele nella Striscia
A Gaza il 30% dei morti palestinesi sono bambini: “È genocidio”
“Non pensavo di avere il diritto di sterminare gli uomini - cioè di ucciderli o farli uccidere - e di lasciare che i loro figli crescessero per vendicarsi sui nostri figli o nipoti”
Si tenga a mente questa frase, che è stata pronunciata da una persona ben nota, in un preciso giorno e in un contesto storico ben determinato: “non pensavo di avere il diritto di sterminare gli uomini - cioè di ucciderli o farli uccidere - e di lasciare che i loro figli crescessero per vendicarsi sui nostri figli o nipoti”.
La si tenga a mente, la si legga più volte e, soltanto dopo che in questo articolo sarà pienamente sviluppata la problematica dei crimini perpetrati dall’entità sionista nei confronti dei giovani palestinesi, si svelerà autore, data e circostanza in cui è stata pronunciata.
Lo scorso 18 giugno è stato ultimato, e pubblicato nei giorni immediatamente successivi, il Rapporto della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, organismo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che si occupa della situazione della popolazione palestinese.
Il titolo del documento di 94 pagine è “'L’essenza dell’infanzia è stata distrutta’: gli attacchi deliberati di Israele contro i bambini palestinesi nei Territori palestinesi occupati dal 7 ottobre 2023”
e il rapporto prende in considerazione il trattamento dei bambini e degli adolescenti palestinesi, da parte delle autorità sioniste, sia nei territori occupati della Cisgiordania, sia a Gerusalemme Est, sia all’interno dello stesso territorio israeliano sia, soprattutto, nella Striscia di Gaza. Si tratta peraltro di un quadro descrittivo delle sofferenze delle popolazioni arabe di quella regione soltanto parziale, che non tiene conto di quanto sta tragicamente avvenendo, ad opera delle forze armate genocide di Israele, sia ai danni degli arabi delle Alture del Golan siriane occupate dalle forze armate sioniste dal 1967 sia ai danni degli arabi del Libano meridionale invaso pochi mesi fa.
Il rapporto del 18 giugno prende in esame quindi soltanto la situazione drammatica dei palestinesi sottoposti direttamente o indirettamente all’occupazione sionista, con un particolare sguardo a ciò che sta accadendo ai più giovani, e il quadro è drammatico, molto più tragico di quanto normalmente si creda, che dimostra inequivocabilmente sempre di più dell’esistenza di un piano lucido e spietato del regime sionista di voler annientare la popolazione palestinese colpendola nel suo futuro, nelle sue generazioni più giovani al fine di garantire ai sionisti un dominio incontrastato su quella regione del mondo.
È indispensabile lasciare direttamente la parola al rapporto della Commissione d’inchiesta, che da pagina 80 a pagina 83 del suo rapporto, dopo aver documentato analiticamente una miriade di casi concreti di violazione dei diritti umani per ciò che riguarda l’infanzia, formula le sue drastiche conclusioni che non lasciano spazio ad equivoci.
“Attraverso la natura, la portata e l'estensione delle operazioni militari israeliane a Gaza
– si legge a pagina 80 del rapporto - il governo e le forze di sicurezza di Israele hanno deliberatamente compiuto atti che hanno causato la morte e gravi danni fisici e psicologici a centinaia di migliaia di bambini palestinesi, distruggendo irreparabilmente la sacralità dell'infanzia, compresi i legami familiari, l'identità, l'innocenza, la sicurezza e il futuro. La Commissione ha rilevato che gran parte dei danni subiti dai bambini palestinesi non è stata accidentale, bensì volta a distruggere l'esistenza dei palestinesi di Gaza in quanto gruppo. Poiché i bambini incarnano la continuità biologica e sociale del gruppo umano, la Commissione ha fondati motivi per concludere che tali atti rientrino in una strategia deliberata per distruggere il futuro dei palestinesi di Gaza prendendo di mira i loro bambini”
. Le Nazioni Unite individuano quindi il carattere genocidiario delle azioni del regime sionista non nel fatto che i giovani palestinesi siano stati colpiti, bensì nel fatto che siano stati deliberatamente colpiti nell’ambito di una lucida strategia criminale volta a pregiudicare il futuro del popolo palestinese.
“La protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini e delle donne palestinesi in gravidanza
– si legge ancora a pagina 80 del rapporto - sono indissolubilmente connesse al diritto fondamentale del popolo palestinese all'autodeterminazione, poiché i bambini rappresentano i futuri custodi della loro identità collettiva e della loro resilienza. Prendendo di mira i bambini, Israele sta erodendo la struttura portante della società palestinese, indebolendone la vitalità demografica e la capacità complessiva del popolo palestinese di sostenere ed esercitare il proprio diritto a determinare il futuro come popolo”
. Non occorrono ulteriori commenti per sottolineare la strategia – scientifica e criminale allo stesso tempo - del regime sionista.
Le conclusioni proseguono poi a pagina 81, dove si mette in evidenza che il massacro nei confronti dei giovani palestinesi da parte dell’entità sionista non si limita a Gaza, ma si estende anche alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est: “Israele ha preso di mira i bambini palestinesi a Gaza in due modi distinti: sia direttamente, sparando agli organi vitali con armi di precisione come droni quadricotteri e fucili di precisione, sia attraverso l'uso di armi ad alto impatto che causano attacchi diffusi e sistematici contro edifici residenziali, scuole e campi per sfollati affollati di bambini. Israele è inoltre legalmente responsabile per non aver protetto i bambini palestinesi dagli attacchi di soldati e coloni israeliani in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e per aver consentito, favorito e incoraggiato la continua violenza dei coloni, volta a consolidare gli insediamenti, annettere terre palestinesi e costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre”
.
Il regime sionista e le sue forze armate genocide non hanno fermato la campagna militare ai danni dei bambini neppure a seguito della tregua del 2025, come si legge nel prosieguo di pagina 81: “le uccisioni sono proseguite anche dopo il cessate il fuoco dell'ottobre 2025. In seguito a tale data, bambini hanno continuato a essere uccisi e feriti in varie circostanze, tra cui mentre si avvicinavano alla cosiddetta ‘linea gialla’, a dimostrazione del palese disprezzo di Israele per i termini del cessate il fuoco. La Commissione sostiene che un cessate il fuoco che consenta alle forze di sicurezza israeliane di aprire il fuoco su bambini che attraversano un confine mal definito non possa essere credibilmente considerato una cessazione delle ostilità. La segnaletica vaga, l'assenza di avvertimenti chiari e la mancanza di corridoi sicuri hanno trasformato l'area in una trappola mortale, in particolare per i bambini. È grave notare come il ‘cessate il fuoco’ abbia di fatto consolidato la continua occupazione di Gaza da parte di Israele, caratterizzata da restrizioni alla circolazione dei civili e da attacchi che hanno causato vittime, compresi dei bambini”
. Il rapporto poi prosegue con l’elencazione dettagliata di una serie di episodi nei quali reparti specifici e identificati dell’esercito sionista hanno deliberatamente aperto il fuoco contro bambini palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est con lo scopo deliberato di ucciderli, secondo le investigazioni delle stesse Nazioni Unite. Tali episodi, che hanno complessivamente provocato centinaia di morti tra bambini e ragazzi e che rappresentano soltanto un minuscolo campione di tutti i crimini perpetrati dalle forze armate genocide di Israele, sono avvenuti il 20 e 21 dicembre 2023, il 24 e 29 gennaio 2024, il 24 agosto 2024, il 25 settembre 2024, il 10 dicembre 2024, l’8, 25 e 28 gennaio 2025 nonché il 16 e 29 novembre 2025.
Le conclusioni del rapporto proseguono poi a pagina 82 soffermandosi sui giovani palestinesi sopravvissuti, concretizzando i danni che i giovani palestinesi hanno già affrontato e che dovranno affrontare nel futuro: “gli attacchi israeliani a Gaza hanno generato una nuova generazione di bambini palestinesi che dovranno affrontare una vita segnata dalla disabilità, la quale influenzerà il loro senso di autonomia e la loro capacità di determinare il proprio futuro. Questi bambini soffrono ora di una molteplicità di lesioni concomitanti che li hanno trasformati in pazienti a lungo termine; nel corso della loro crescita necessiteranno di ripetuti interventi chirurgici e di riabilitazione che in gran parte non sono disponibili a Gaza, vedendo così la disabilità inserirsi in ogni fase della loro vita. Di conseguenza, la disabilità tra i bambini palestinesi ha cessato di essere una condizione medica individuale per diventare una realtà demografica caratterizzante: una schiera di palestinesi che cresce priva di uno o più arti, afflitta da dolore cronico e segnata da cicatrici visibili e invisibili. Israele è responsabile di aver causato una grave crisi legata al fenomeno degli orfani. Le forze di sicurezza israeliane hanno reso orfani migliaia di bambini palestinesi a Gaza. Ad aggravare la condizione degli orfani si aggiunge il fatto che almeno due orfanotrofi a Gaza sono stati danneggiati da attacchi diretti e indiretti. Nel corso della sua campagna militare a Gaza, Israele ha di fatto trasformato questi luoghi di cura in zone militarizzate. Bambini palestinesi provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania, in particolare adolescenti di sesso maschile, sono stati arrestati, torturati e maltrattati nelle carceri e nelle strutture di detenzione israeliane. Il loro allontanamento dalle famiglie e dalle comunità e la loro punizione in base all'età e all'identità palestinese – o sulla base della presunzione che rappresentino una minaccia per atti futuri non ancora commessi – sollevano questioni critiche in termini di proporzionalità, necessità e ragionevolezza ai sensi del diritto internazionale. Sono stati detenuti insieme ad adulti e sistematicamente sottoposti a torture e violenze fisiche, senza alcun accesso ad avvocati, genitori o informazioni sulla loro ubicazione. Ciò ha generato una prolungata incertezza per le loro famiglie, configurandosi come una separazione forzata dal nucleo familiare. La loro detenzione potrebbe inoltre configurarsi come sparizione forzata. La Commissione ha altresì documentato episodi di violenza sessuale e di genere ai danni di bambini palestinesi, spesso avvenuti durante gli arresti o la detenzione, che hanno causato gravi danni fisici e psicologici. In linea con quanto precedentemente rilevato dalla Commissione in merito alla violenza sessuale perpetrata contro i palestinesi, le forze di sicurezza israeliane hanno fatto ricorso alla violenza sessuale come tattica di guerra per punire, incutere timore e trattare i corpi dei palestinesi – compresi i bambini – alla stregua di strumenti di umiliazione collettiva e di oppressione, inserendosi in un modello prolungato di occupazione e ostilità israeliane caratterizzato da una dimensione etnica, di genere e intergenerazionale”.
Alle pagine 82 e 83 del rapporto si elencano poi le sistematiche distruzioni di ospedali, cliniche e ambulatori di Gaza ad opera delle forze armate genocide dell’entità sionista con il deliberato scopo di impedire le cure, comprese quelle destinate all’infanzia, e non viene dimenticato lo strumento della denutrizione utilizzato scientificamente dalle stesse forze armate, con impatto devastante soprattutto sui bambini: “gli attacchi deliberati di Israele contro gli ospedali, compresi quelli che assistono bambini e neonati, hanno sistematicamente compromesso l'accesso dei bambini a cure salvavita, minando la loro sopravvivenza in quanto gruppo protetto. Tali attacchi, inclusa la chiusura forzata di ospedali pediatrici, rientrano in un più ampio schema di azioni mirate contro infrastrutture essenziali per i bambini, comprese quelle fondamentali per la salute e la sopravvivenza dei neonati. Con il collasso del sistema sanitario di Gaza, i bambini feriti sono stati sottoposti a interventi in strutture sovraffollate o danneggiate, spesso privi di anestesia, condizioni di sterilità o assistenza post-operatoria, subendo danni permanenti e un aumento del rischio di mortalità. Le strutture sanitarie dedicate ai bambini sono state prese di mira e distrutte dalle forze di sicurezza israeliane, con la conseguenza prevedibile di privare i bambini – neonati inclusi – di assistenza sanitaria essenziale, causando danni fisici e psicologici a lungo termine e decessi evitabili. Una delle conseguenze più gravi è che Gaza registra oggi la più alta concentrazione al mondo di bambini che hanno subito amputazioni. La Commissione sostiene che gli attacchi mirati e la distruzione, da parte di Israele, delle infrastrutture sanitarie neonatali e di maternità a Gaza abbiano avuto un impatto particolarmente grave sui tassi di natalità e sugli esiti di salute infantile. Tali attacchi hanno interrotto l'assistenza prenatale, causato traumi alle madri e contribuito al collasso sistemico del sistema sanitario neonatale, portando a un aumento di aborti spontanei, parti prematuri, basso peso alla nascita e mortalità neonatale, nonché a una serie di difetti congeniti che hanno reso i neonati vulnerabili per tutta la vita. Nell'arco di due anni, il tasso di natalità a Gaza è diminuito, minando la continuità della popolazione palestinese. La compromissione della capacità riproduttiva degli abitanti di Gaza e la negazione dell'assistenza sanitaria riproduttiva hanno inflitto danni gravi, sproporzionati e a lungo termine alle donne incinte, ai neonati e alle generazioni future. L'uso della fame come metodo di guerra da parte di Israele, imposto attraverso blocchi e assedi, ha provocato malnutrizione acuta e cronica tra i bambini di Gaza, eliminando le condizioni fondamentali per la loro sopravvivenza. I bambini, inclusi i neonati, sono stati privati di calorie, proteine e nutrienti necessari alla crescita, riportando effetti visibili quali danni a capelli, pelle e denti, nonché paralisi degli arti. La vulnerabilità immunitaria ha inoltre contribuito alla ricomparsa di malattie come la poliomielite. La crescente insicurezza alimentare, la distruzione del sistema sanitario e la riduzione delle vaccinazioni hanno gravemente compromesso la salute dei bambini. L'uso della fame come metodo di guerra da parte di Israele ha inoltre causato gravi danni alla salute riproduttiva di donne e ragazze, incidendo su ogni aspetto della sfera riproduttiva – tra cui gravidanza, parto, recupero post-partum e allattamento – e compromettendo la salute dei neonati”
.
Infine, a pagina 83, terminano le conclusioni della relazione con un bilancio disperato per i palestinesi e con un atto di accusa inappellabile nei confronti dell’entità sionista pianificatrice del genocidio, delle sue forze armate che lo stanno rendendo materialmente possibile e di tutti i criminali che in qualsiasi modo puntellano l’entità sionista e le sue istituzioni, in quanto creano le condizioni affinché tali omicidi di massa studiati a tavolino possano essere perpetrati: “gli attacchi di Israele contro le scuole a Gaza e la più ampia interruzione dell'accesso all'istruzione dovuta al conflitto hanno portato alla totale privazione dell'istruzione per i bambini della Striscia di Gaza. I ripetuti bombardamenti, gli sfollamenti e il collasso dei servizi di base hanno interrotto anni di scolarizzazione, indebolendo competenze fondamentali quali la lettura, la matematica, la capacità di memorizzazione e lo studio strutturato. I bambini di Gaza sono stati di fatto lasciati indietro, anche laddove abbiano potuto ricevere una qualche forma di apprendimento informale in aule di fortuna o tramite lezioni online. L'interruzione dell'istruzione ha interessato anche la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, dove le forze di sicurezza israeliane e i coloni hanno chiuso scuole, aggredito studenti e istituti scolastici e ostacolato le attività didattiche. La Commissione sottolinea che i danni cognitivi causati dall'interruzione dell'istruzione vanno ben oltre gli anni di scuola perduti. Tale situazione ridefinisce l'infanzia palestinese attorno alla necessità di sopravvivenza piuttosto che all'apprendimento, in particolare a Gaza. Interrompendo la scolarizzazione, le autorità israeliane hanno sistematicamente compromesso la capacità di apprendimento dei bambini, sabotando così le fondamenta intellettuali e sociali della stessa società palestinese. I bambini di Gaza subiscono gravi danni psicologici come conseguenza diretta delle ostilità e del deterioramento delle condizioni di vita. Sono stati privati di qualsiasi senso di sicurezza e di prospettiva futura. In Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, le operazioni militari israeliane, gli arresti e le detenzioni, i posti di blocco, le incursioni, le violenze dei coloni e la sorveglianza costante hanno terrorizzato i bambini, generando in loro un diffuso senso di disperazione. Le politiche israeliane hanno creato una situazione di terrore costante e pervasivo, che non necessita di bombardamenti continui per mantenere la propria efficacia. Il danno psicologico è divenuto intergenerazionale, dando origine a una peculiare psicologia da occupazione, in cui la libertà di giocare, immaginare, sperare e sviluppare la propria identità è stata erosa. L'occupazione e il controllo esercitati da Israele hanno agito come meccanismi di dominio, sottomissione e oppressione a lungo termine, compromettendo così la memoria, l'identità e la speranza attraverso le generazioni. Il fatto che i soldati israeliani a Gaza si riprendano mentre distruggono e deridono i giocattoli dei bambini solleva gravi questioni etiche, disciplinari e legali, simboleggiando la disumanizzazione della stessa infanzia palestinese. La Commissione ritiene che tali atti siano stati compiuti per dimostrare il dominio e il controllo di Israele sulla popolazione riducendo simboli dell'infanzia a oggetti di umiliazione e derisione, e per sovvertire l'intera comunità attraverso la profanazione di beni e spazi condivisi”
.
L’analisi delle Nazioni Unite si inserisce in un contesto drammatico: nella Striscia di Gaza finora le forze armate genocide dell’entità sionista hanno deliberatamente assassinato non meno di ventimila bambini e bambine palestinesi corrispondente al 2% dell’intera popolazione infantile della Striscia, che rappresenta il 30% di tutte le vittime di Gaza, mentre la stragrande maggioranza dei giovani della Striscia è destinata a un progressivo e inesorabile deperimento perché privata di cure e di assistenza.
Alla fine di quest’articolo è giunta l’ora di chiarire l’autore della frase citata all’inizio, ed è certo che in molti avranno pensato – alla luce di ciò che hanno scritto le Nazioni Unite a proposito della politica genocida di Israele nei confronti dei palestinesi - a Benjamin Netanyahu, a Isaac Herzog, a Bezalel Smotrich, a Itamar Ben Gvir, a Herzl Halevi o a Israel Katz, ma si sbagliano. Fu infatti Heinrich Himmler, Reichsführer delle SS, uno degli uomini al vertice del regime nazista e fondamentale artefice dello sterminio di oltre 17 milioni di esseri umani - in gran parte slavi e prigionieri dell’Armata Rossa di Stalin ma anche ebrei e ulteriori minoranze - considerati dalla folle propaganda nazista di razza inferiore, a giustificare lo sterminio dei bambini il 6 ottobre nella città di Poznan alla presenza di centinaia di alti funzionari e dirigenti nazisti. “Non pensavo
– affermava Himmler descrivendo il motivo specifico per cui andavano sterminati anche i bambini e le bambine - di avere il diritto di sterminare gli uomini - cioè di ucciderli o farli uccidere - e di lasciare che i loro figli crescessero per vendicarsi sui nostri figli o nipoti
”.
22 luglio 2026