Vertice dell'Alleanza atlantica ad Ankara
Su diktat di Trump la Nato si riarma e i paesi membri aumentano le spese militari
Rutte: “Gli alleati hanno accolto calorosamente la leadership del presidente Trump che ha trasformato questa alleanza e la sta rendendo sempre più forte”
Il dittatore fascioimperialista ammorbidisce l'attacco a Meloni, sua ex alleata principale e spalla nella direzione dell'Internazionale nera

Sciogliere la NATO, Trump contro tutti, disimpegno americano, basta con l’Europa sulle spalle degli USA. Il vertice NATO del 7 e 8 luglio ad Ankara, in Turchia, non ha minimamente toccato tutto questo sconfessando le voci prevertice. Anzi su diktat del dittatore fasciomperialista di Washington l’Alleanza militare dell’imperialismo occidentale si riarma fino ai denti e i paesi membri aumentano le spese militari. Nella Dichiarazione finale i 32 capi di Stato e di governo riaffermano infatti il “ferreo impegno per la nostra difesa collettiva ai sensi dell'articolo 5 del Trattato di Washington e per il legame transatlantico. Un attacco a uno è un attacco a tutti. La nostra unità, solidarietà e forza collettiva rimangono il fondamento della pace, della sicurezza e della prosperità per il miliardo di cittadini nella nostra Alleanza... Rimaniamo impegnati nel nostro approccio a 360 gradi alla deterrenza e alla difesa”. E “Oggi ad Ankara, - recita ancora la Dichiarazione finale del vertice - annunciamo più di 50 miliardi di dollari in nuovi appalti e ci impegniamo ad espandere la capacità di produzione collettiva e a lavorare con l'industria per accelerare l'innovazione. Continueremo il nostro lavoro per eliminare le barriere commerciali della difesa tra gli alleati e sfruttare le partnership della NATO per massimizzare la profondità industriale e la cooperazione della difesa”. Insomma “Gli alleati europei e il Canada, lavorando con gli Stati Uniti, si assumono una maggiore responsabilità per la difesa dell’Alleanza. La deterrenza e la difesa della NATO poggiano su un mix appropriato di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica, integrate da risorse spaziali e informatiche. Ci impegniamo a mantenere il nostro vantaggio di combattimento. Stiamo investendo nella nostra capacità di implementare, abilitare e sostenere le nostre forze armate e fornire i nostri obiettivi di capacità in tutti i settori, anche in attacchi di precisione profondi, difesa aerea e missilistica integrata, sistemi non equipaggiati, tecnologie all'avanguardia e capacità di intelligence. Stiamo sviluppando un cloud di combattimento transatlantico interoperabile e adottando potenti modelli di intelligenza artificiale”.
L’imperialismo occidentale dunque si rinsalda militarmente nella sfida per il dominio del mondo contro il socialimperialismo cinese. Nello specifico il segretario generale della NATO Mark Rutte ha annunciato “nuovi grandi progetti” il 7 luglio al Forum Difesa organizzato a margine del summit di Ankara, dove sono stati chiusi accordi con l’industria della difesa per almeno 50 miliardi di dollari. Si tratta di progetti di collaborazione con l’industria statunitense ma anche di iniziative che puntano a rafforzare la produzione europea. Tra i progetti annunciati figura una piattaforma per il rifornimento di carburante in volo e per muovere equipaggiamento “rapidamente attraverso l’alleanza”, che coinvolge “diversi alleati”. Rutte ha anche presentato un progetto di difesa anti-droni in cui gli alleati investiranno oltre 40 miliardi nei prossimi cinque anni.
Gli europei e il Canada, secondo i dati diffusi dalla NATO, hanno aumentato significativamente le loro spese di base per la difesa di quasi il 20% nel 2025 rispetto al 2024 ma dell’11% quest’anno rispetto allo scorso. Comunque, sottolinea la NATO, “nel 2026, si prevede che cinque Alleati rispettino già la linea guida del 3,5% per le esigenze di base della difesa e che 17 Alleati rispettino la linea guida dell’1,5% per gli investimenti relativi alla difesa e alla sicurezza, ben prima della scadenza del 2035 concordata all’Aia”. I primi della classe sono Lituania (5,33%), Estonia (5,10%), Lettonia (4,92%), Polonia (4,68%) e Grecia (3,65%). La Danimarca sfiorerà l’obiettivo con il 3,49% . L’Italia al 2,1%.
Il tutto per un entusiasta segretario generale della NATO Mark Rutte che nella conferenza stampa finale ha esultato per il “grande senso di unità. Gli alleati hanno accolto calorosamente la leadership del presidente Trump che sta trasformando questa Alleanza e la sta rendendo più forte”. “In tutta l'Alleanza, - ha sottolineato Rutte - gli investimenti per la difesa continuano a salire. Vengono fornite nuove capacità, l'industria sta espandendo la produzione e gli alleati europei e il Canada si stanno assumendo una maggiore responsabilità per la nostra sicurezza condivisa. Insieme, queste sono le basi per una NATO più forte, più giusta e più capace. Gli alleati hanno esaminato i significativi progressi già compiuti verso l'investimento del 5% del PIL in difesa entro il 2035, misurando già il 4% solo un anno in un progetto decennale. Quindi lo slancio è chiaro. Gli alleati continuano ad aumentare sia la spesa per la difesa di base che investimenti più ampi che rafforzano la nostra sicurezza. Stanno generando le capacità di cui i nostri piani di difesa richiedono e intensificano il contributo alla deterrenza e alla difesa collettiva
della NATO. Non si tratta semplicemente di spendere di più, si tratta di garantire che le nostre forze armate abbiano ciò di cui hanno bisogno per mantenere il nostro miliardo di persone al sicuro in un mondo più pericoloso”.
Dal canto suo il presidente americano Trump nel suo intervento da padrone del mondo a Ankara ha rimesso i puntini sulle i dettando la linea alla NATO del riarmo e dell’aumento delle spese militari senza se e senza ma: “Voglio solo dire che durante il mio primo mandato e negli ultimi diciotto mesi, gli Stati Uniti hanno guidato uno sforzo storico per aumentare drasticamente la spesa per la difesa e per avere attrezzature che nessun altro paese del mondo ha. Quando si guarda al Venezuela, quando si guarda all’Iran, ho essenzialmente demolito le loro forze militari in un paio di settimane. Avevano un buon esercito. Avevano una buona marina. Avevano centocinquantanove navi. Tutti sono in fondo al mare. Avevano centinaia di aerei. Sono tutti spariti. Sono tutti sdraiati, bruciati sulle piste. Sono stati totalmente decimati. Il loro sistema radar è sparito. I loro leader non ci sono più… Quindi abbiamo di gran lunga l’esercito più forte del mondo… Anche il vertice dello scorso anno nei Paesi Bassi – ha aggiunto Trump - è stato fantastico, e abbiamo raggiunto un accordo senza precedenti per aumentare la spesa annuale per la difesa. Ed è il punto di riferimento, passando dal due per cento al cinque per cento del PIL, che tutti hanno detto essere impossibile. E ora mi stanno tutti ringraziando, e la maggior parte dei paesi ha accettato. Ne abbiamo un paio che non l’hanno fatto, ma ho la sensazione che lo faranno, e abbastanza in fretta. Infatti, oggi, sono stati molto positivi”.
L’Italia “condivide pienamente questi obiettivi, questo approccio” ha ribadito la premier Meloni, Mussolini in gonnella. Ricordando che “il contributo italiano all'Alleanza va oltre il pur importante esercizio che semplifica il nostro lavoro, che è quello contabile. Quello che noi mettiamo a disposizione della NATO è molto di più: fa dell'Italia un fornitore di sicurezza e un alleato credibile. Lo dimostrano i quasi 3000 militari italiani impegnati nei principali teatri
dell'Alleanza. Noi siamo la Nazione della NATO che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la NATO è impegnata, proprio in assoluto. Non c'è una Nazione che mette a disposizione più uomini rispetto ai nostri. Lo dimostra la nostra attenzione al fianco Sud, necessaria per tutti, perché chiaramente il Mediterraneo allargato è frontiera strategica, incide
direttamente sulla sicurezza collettiva di tutti. Lo dimostra la nostra disponibilità sulle nuove sfide che si pongono”.
Una disponibilità importante quella dell’imperialismo italiano, che non poteva che avere l’effetto di ammorbidire l’attacco a Meloni di Trump, sua ex alleata principale e spalla nella direzione dell'Internazionale nera. “È una persona piacevole, - ha affermato il dittatore fasciomperialista al suo arrivo a Ankara - ma penso che abbia commesso un errore, non ci ha aiutati nello Stretto di Hormuz e non ne sono stato contento”.

22 luglio 2026