Alla Acca srl di Seano continua a oltranza il picchetto sindacale, sgombrato con la forza dalla polizia di Meloni e Piantedosi
Migliaia di lavoratori e solidali in corteo a Prato: “Giù le mani dai picchetti”
Il Sudd Cobas denuncia con forza l'accaduto e rilancia la lotta contro lo sfruttamento. Il PMLI al fianco dei lavoratori in perfetta sintonia con le loro rivendicazioni

Dal corrispondente della Cellula “G. Stalin” di Prato
In risposta al violento sgombero poliziesco del picchetto operaio e solidale organizzato dal Sudd Cobas Prato-Firenze davanti ai cancelli della Acca Srl di Seano (Prato) per protestare contro i licenziamenti di massa e le bestiali condizioni di sfruttamento dei lavoratori imposte da padroni e caporali, nel tardo pomeriggio di domenica 5 luglio oltre 1.500 manifestanti, operai, solidali, studenti, attivisti e militanti antifascisti di varie associazioni, collettivi, sindacati di base e partiti politici, sono sfilati in corteo a Prato con partenza e arrivo in Piazza Del Comune. Alla testa lo striscione: “Chi non vuole picchetti, vuole la schiavitù”.
“Siamo qui per difendere il diritto di sciopero. Giù le mani dai picchetti” ha affermato Luca Toscano, responsabile del Sudd Cobas, nel suo intervento di apertura del corteo. “Lo sgombero di venerdì - ha aggiunto - è servito solo a far uscire il 10% delle merci stoccate nel magazzino Acca. Non è possibile essere accusati di danneggiare le ditte perché quelle scatole chiuse sono un falso problema. Lo Stato ha scelto di stare dalla parte del più forte. Il diritto di sciopero non si tocca: mi autodenuncio perché negli ultimi cinque anni abbiamo organizzato scioperi e picchetti in tantissime aziende e non è mai successa una cosa del genere. Prato non vuole più vedere le immagine viste venerdì, con la polizia mandata a sgomberare gli operai in picchetto. Oggi il meglio della città è insorta per difendere la Costituzione e il diritto di sciopero, per combattere la mafia ed il caporalato. I picchetti degli operai sono l’antidoto a contrastare un'economia basata sullo sfruttamento e l’illegalità e sorretta dalle mafie. Non accetteremo che i lavoratori di questo distretto siano privati dell’unico strumento capace di conquistare diritti e dignità. A Seano il picchetto continua a oltranza. La città ha scelto da quale parte stare, le istituzioni dovrebbero fare altrettanto. Le istituzioni scelgano la parte della dignità del lavoro. La lotta allo sfruttamento e al chiudi e riapri dovrebbe essere la loro”.
Al corteo ha preso parte fra gli altri anche una delegazione di operai della ex Gkn e attivisti del Comitato Familiari delle Vittime della Strage di Viareggio.
Al fianco dei lavoratori in lotta è sfilata la rappresentanza di militanti e amici del PMLI organizzati dalla Cellula “G. Stalin” di Prato con la doppia bandiera del Partito e della Palestina e un cartello con la parola d'ordine “Giù le mani dai lavoratori in lotta” in perfetta sintonia con lo slogan intonato ripetutamente da tutto il corteo “Giù le mani dai picchetti”. Sul retro dei “corpetti” i compagni avevano le locandine-manifesto del Partito “Uniamoci contro il governo neofascista Meloni, per il socialismo e il potere politico del proletariato” e “Affossare il decreto fascista sicurezza, buttiamo giù il governo neofascista Meloni”, molto apprezzati dai manifestanti e dai foto-cineoperatori che li hanno più volte ripresi e fotografati.
Assenti ingiustificati invece la Cgil e la Camera del Lavoro di Prato-Pistoia che, per l'ennesima volta, hanno deciso di non aderire alla manifestazione indetta dal Sudd Cobas e hanno abbandonato a se stessi i lavoratori. Non pervenuti nemmeno i cosiddetti partiti della “sinistra radicale” PRC e PCI così come PD, M5S e AVS che sostengono la giunta del neopodestà di Prato Matteo Biffoni il quale, insieme al sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti e al presidente della provincia Simone Calamai, è tra gli interlocutori istituzionali che fino a poche ore prima del brutale sgombero del picchetto di protesta avvenuto il 3 luglio scorso per mano della polizia di Mussolini in gonnella Meloni e del suo gerarca Piantedosi, era seduto al tavolo delle trattative insieme al Sudd Cobas e assicurava: “siamo impegnati a risolvere la vertenza e evitare il licenziamento dei 95 lavoratori alla Acca Srl”.
Ma allora come è possibile che due sindaci e un presidente di provincia che fino a poche ore prima dello sgombero erano alle trattative e che rivestono il ruolo di responsabili dell'ordine pubblico e sicurezza a livello locale non sapessero nulla del decreto di sequestro preventivo emesso dalla procura e dello sgombero immediato del picchetto sindacale eseguito dalla questura?
Perché gli eletti a rappresentare la volontà popolare non prendono una posizione netta contro le decisioni del procuratore e del questore che criminalizzano i lavoratori in sciopero e tutelano i padroni di un'azienda fra l'altro indagata per caporalato, sfruttamento, mafia e evasione fiscale, che usa i licenziamenti di massa, assalta i picchetti sindacali e ricorre perfino alle sprangate e alle spedizioni punitive per ridurre in schiavitù i lavoratori?
Com'è possibile accordare nuova fiducia alle istituzioni borghesi e al neopodestà Biffoni che è tra i massimi responsabili delle bestiali condizioni di sfruttamento e schiavismo che la fanno da padrone in tutto il distretto industriale pratese? Com'è possibile continuare a fidarsi di un sindaco che si è sempre schierato dalla parte dei padroni e che il 3 settembre 2021 ha ordinato perfino lo sgombero a suon di manganellate, arresti e denunce del presidio organizzato proprio dal Sudd Cobas e dai lavoratori Texprint in Piazza Del Comune a Prato?
Evidentemente siamo di fronte a un gioco delle parti che si consuma alle spalle e sulla pelle dei lavoratori e che si è ripetuto anche alla fine del corteo quando Biffoni e il suo vice Diego Blasi hanno ricevuto una delegazione del Sudd Cobas per un “incontro chiarificatore” sul pericolosissimo precedente che si è venuto a creare con lo sgombero poliziesco del picchetto di protesta alla Acca Srl imposto con la forza della legge per “tutelare il diritto dei padroni a disporre della propria merce ferma nel magazzino” e col chiaro intento di sabotare lo sciopero dei lavoratori e la trattativa sindacale in corso.
Si è trattato di un incontro definito da entrambe le parti “franco e necessario per riprendere il dialogo”; con Biffoni e Blasi che hanno annunciato l’intenzione di “avviare una serie di verifiche tecniche per comprendere quali specifici strumenti amministrativi e normativi di propria competenza possano essere messi in campo”. L’incontro è terminato con la volontà comune di proseguire nel percorso intrapreso dal tavolo istituzionale aperto e convocato dalla provincia di Prato, considerato strumento necessario e operativo per garantire il superamento della crisi occupazionale.
Nel suo intervento Luca Toscano ha ricordato il lungo elenco delle lotte, degli scioperi e dei picchetti organizzati dal Sudd Cobas nel corso degli ultimi 8 anni in decine e decine di aziende del distretto industriale di Prato-Firenze-Pistoia per rivendicare diritti e tutele sindacali. Lotte che noi marxisti-leninisti abbiamo sempre appoggiato e condiviso fin dal primo giorno. Tre anni fa un nostro compagno è stato anche indagato per istigazione alla violenza e blocco stradale nell'ambito della vertenza Texprint. Si tratta di lotte giuste e sacrosante che noi continueremo a sostenere con tutte le nostre forze perché nell'immediato, anche con la mediazione delle istituzioni, puntano a migliorare le bestiali condizioni di sfruttamento e schiavismo dei lavoratori.
Ma bisogna anche essere franchi onesti e riconoscere che si tratta di conquiste parziali e momentanee pronte e essere vanificate dall'offensiva padronale non appena si ferma la mobilitazione delle masse come è successo ad esempio proprio alla Acca Srl di Seano dove due anni fa la combattiva vertenza aperta dal Sudd Cobas, segnata da almeno sei aggressioni punitive a colpi di bastonate, calci e pugni contro i lavoratori in sciopero e i sindacalisti, aveva portato alla firma di un accordo e alla regolarizzazione di tutti i lavoratori. Gli stessi che però ora sono stati di nuovo aggrediti durante il picchetto e licenziati in tronco.
La storia del movimento operaio nazionale e internazionale ci insegna che le conquiste più grandi e durature i lavoratori le hanno ottenute non facendo affidamento alle istituzioni borghesi e men che meno rivendicando l'applicazione della Costituzione italiana che è una Costituzione borghese, antiproletaria e anticomunista perché tutela la proprietà privata capitalistica, garantisce la libertà di impresa, salvaguarda gli interessi dei padroni e il loro “diritto” a trarre un giusto profitto dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e non tutela certo gli interessi degli sfruttati e degli oppressi.
Anche gli articoli della Costituzione che apparentemente sembrano favorevoli agli sfruttati e oppressi, come ad esempio il 35 (tutela del lavoro), il 36 (retribuzione proporzionata e dignitosa, a limiti di orario giornaliero, al riposo settimanale e alle ferie retribuite), il 39 (tutela della libertà sindacale) o il 40 (che sancisce il diritto di sciopero) lo sono solo sulla carta e sono regolarmente calpestati e traditi nella pratica di tutti i giorni.
Perciò, se davvero si vuole contribuire allo sviluppo della lotta di classe, se davvero si vuole porre fine al bestiale sfruttamento dei lavoratori che attanaglia il distretto industriale pratese, se davvero si vuole cambiare l'Italia, oltre alle rivendicazioni immediate dei diritti lavoratori, in prospettiva bisogna mettere all'ordine del giorno l'obiettivo strategico della conquista del potere politico da parte del proletariato che è la madre di tutte le questioni.
Oggi tutto il potere statale, politico, economico, amministrativo, giudiziario, finanziario e culturale appartiene alla borghesia.
Perciò a chi si chiede “come è possibile che lo Stato scelga di stare dalla parte del caporale, dello sfruttatore, dell'evasore fiscale, dell'indagato e del condannato per mafia” bisogna chiarire che lo Stato, la magistratura, le “forze dell'ordine” e tutta la sovrastruttura borghese non sono organi neutrali che agiscono al di sopra delle classi, ma gli strumenti attraverso cui la classe dominante borghese al potere opprime il proletariato e le altre classi subalterne per affermare il suo dominio.
Alla Acca Srl di Seano i padroni hanno ottenuto lo sblocco delle merci e lo sgombero del picchetto perché lo Stato, la Costituzione e l'amministrazione della giustizia borghesi sono dalla loro parte.
Alla Acca la Costituzione non “è stata umiliata”. Piuttosto è stata totalmente applicata e utilizzata dai padroni per difendere i propri interessi contro le sacrosante rivendicazioni dei lavoratori in lotta.
La vera democrazia non la si potrà mai ottenere con l'applicazione della Costituzione. Perché la democrazia sancita e tutelata dalla Costituzione è la democrazia borghese. E la Costituzione la si può spremere quanto si vuole e si può estendere a sinistra al massimo della sua sopportabilità, ma non si potrà mai valicare il suo limite estremo che è costituito dall'esistenza e dalla difesa della proprietà privata capitalistica.
Questo limite sacro - checché ne dicano tutti i politicanti borghesi e revisionisti - spiega perché nel nostro Paese non c'è una reale e sostanziale democrazia ma solo una democrazia formale, una democrazia che fondamentalmente tutela gli interessi della borghesia. "Libertà e democrazia - sostiene a ragion veduta Mao - esistono solo in concreto, mai in astratto. In una società in cui esiste la lotta di classe, se le classi sfruttatrici hanno la libertà di sfruttare i lavoratori, i lavoratori non hanno la libertà di sottrarsi allo sfruttamento; dove esiste democrazia per la borghesia non può esservi democrazia per il proletariato e per gli altri lavoratori ''.
Ed è appunto intorno al riconoscimento o meno della democrazia borghese che agli inizi del secolo scorso si consumò la rottura storica tra socialdemocratici e comunisti, tra quei partiti riformisti che si sarebbero semplicemente limitati a gestire e puntellare il capitalismo accontentandosi delle briciole per il proletariato e quei partiti rivoluzionari che invece si battevano per il rovesciamento della democrazia borghese e la conquista del socialismo.
Il Segretario generale e Maestro del PMLI Giovanni Scuderi, in una conversazione con la Direttrice responsabile de Il Bolscevico , Monica Martenghi, ha così sintetizzato questa difficoltà da superare per le intellettuali e gli intellettuali del popolo: “La Costituzione è la grande montagna che devono scalare i democratici e i progressisti guardando verso il socialismo e il PMLI, se vogliono davvero cambiare l’Italia”. È compito dei marxisti-leninisti e dei fautori del socialismo, studiando, assimilando e applicando la critica dei Maestri e di Scuderi alla democrazia borghese e alla Costituzione, aiutarli a scalare questa montagna.
Tenendo sempre bene a mente che senza il potere politico la classe operaia non ha niente. Con il potere politico e il socialismo la classe operaia ha tutto.

22 luglio 2026