Promosso da Rubio, Segretario di Stato degli USA
Vertice sul terrorismo rosso a Washington
L'Italia di Mussolini in gonnella rappresentata dal sottosegretario agli interni Prisco
Giovedì 16 luglio a Washington si è tenuto un vertice internazionale intitolato “Resurgence of Political Terrorism”, promosso dal governo Trump, al quale hanno partecipato oltre 60 delegazioni da tutto il mondo, inclusa l'Italia.
Nel pieno dei suoi attacchi imperialisti in mezzo mondo, e non potendo nascondere l'incalzare dei movimenti popolari d'opposizione di varia natura che sono scesi ripetutamente in piazza in difesa della Palestina e i “No Kings”, Trump ha avviato da mesi una campagna contro gli “Antifa”, ovvero contro tutti coloro che indistintamente si oppongono da sinistra alle sue politiche fasciste e imperialiste, e che rappresentano un rischio per la tenuta di quello che egli definisce il “sistema democratico occidentale”.
Lo scorso 22 settembre Trump aveva già firmato un ordine esecutivo (NSPM-7) col quale la parola “Antifa” riferita a questo largo movimento era stata inserita nella lista dei gruppi “anti americani, anti cristiani e anti capitalisti”, malgrado non esista alcuna organizzazione specifica che abbia questo nome. In questo testo “Antifa” viene descritta come un’organizzazione “militarista” e “anarchica” e viene ordinato alle agenzie federali di indagare, interrompere e smantellare le attività illegali attribuite al movimento ed a chi lo sostiene, formalizzando di fatto l'antifascismo come un reale nemico interno di stampo terrorista.
Quasi in contemporanea sono arrivate le condanne per decine e decine di anni di reclusione a nove attivisti anti Ice in Texas, ed il rinvio a giudizio di quindici attivisti anti-remigrazione a Minneapolis, colpiti non solo per le loro azioni, ma anche per semplici dichiarazioni postate sui social.
Gli USA di Trump alla testa dell'Internazionale nera
Il terreno per l'adunanza del 16 luglio era stato preparato anche lo scorso novembre con l'inserimento nell'elenco delle “organizzazioni terroriste straniere” degli USA di due formazioni greche, Giustizia Proletaria Armata e Autodifesa di Classe Rivoluzionaria, della cosiddetta Federazione anarchica informale in Italia della quale fa parte anche Alfredo Cospito, e di “Antifa” di Dresda, o “Hammerbande”, il gruppo con cui è stata associata l’eurodeputata Ilaria Salis.
Per comprendere la matrice fascista di questo giro di vite globale, basti pensare al fatto che l'inserimento nell'elenco di Hammerbande è stato fortemente caldeggiato da esponenti di spicco di Alternative fur Deutchland (Afd), il gruppo neonazista tedesco con cui si è ripetutamente incontrata la sottosegretaria agli esteri Usa Sarah Rogers. In questi mesi gli USA di Trump hanno continuato a essere il vero perno sul quale ruota questa Internazionale nera anche a maggio quando una conferenza sul cosiddetto “terrorismo di sinistra” all’Aia è stata ospitata nell’ambasciata americana dopo che il governo olandese si era sostanzialmente defilato ritenendola inopportuna, quantomeno in quella forma. Secondo fonti citate dal Washington Post poi, a giugno attraverso un messaggio criptato trasmesso attraverso un cavo sottomarino, gli USA avrebbero richiesto informazioni su gruppi di estrema sinistra a più di 20 sedi diplomatiche fra cui quelle in Italia, Messico e Albania.
È chiaro dunque che anche l'iniziativa del 16 luglio si inserisce nel medesimo solco, e rilancia formalmente e alla luce del sole il tentativo di arruolare i governi mondiali nella guerra globale che Trump ha dichiarato alla cosiddetta “sinistra radicale”.
In questo contesto il fatto che l'incaricato di questa operazione sia Sebastian Gorka, l’anglo-ungherese legato a formazioni neofasciste come l’Ordine di Vitez e Magyar Gárda, designato da Trump come “zar” dell’antiterrorismo, non stupisce nessuno. Solo pochi mesi fa il suo dicastero ha pubblicato la “US Counterterrorism Strategy” che identifica come obiettivo la “rapida identificazione e neutralizzazione dei gruppi politici laici violenti la cui ideologia è antiamericana, radicalmente filo-transgender e anarchica”. Gorka è un blogger e podcaster visceralmente anticomunista e nostalgico asburgico, vicino ad ambienti nazionalisti e cattolici integralisti. Nel primo governo Trump è stato incaricato del dossier “anti-jihadista”, mentre nel Trump-bis è stato riciclato in qualità di direttore dell’antiterrorismo globale, incaricato in particolare di far pressione sugli “alleati” affinché sottoscrivano e rendano attivo il teorema della minaccia globale della “sinistra”.
La chiamata alle armi di Rubio contro l'antifascismo militante
“La prima responsabilità di qualsiasi governo di qualsiasi tipo è la protezione del suo popolo, la protezione del suo Paese. Questo è un obbligo sacro che dovrebbe trascendere tutte le divisioni politiche e ideologiche”. Così, con questo peloso appello all'unità delle “democrazie occidentali”, Rubio ha iniziato il suo discorso che pochi minuti dopo si è trasformato in una critica all'attenzione riservata “per 25 anni” esclusivamente al cosiddetto “estremismo religioso”, dimenticando “la violenza estremista della sinistra politica”.
“Ancora oggi – ha proseguito Rubio - la sola idea che il terrorismo di estrema sinistra possa rappresentare una seria minaccia viene considerata un delirio di destra, o peggio, una pericolosa cospirazione fascista. (…) Ma voi siete qui perché tutto questo è reale, sta peggiorando, non può più essere negato, non può più essere ignorato, perché è ora di sradicare questo male per sempre. (…) Il terrorismo politico di estrema sinistra non è una novità recente. Non è una finzione creata dai politici conservatori. Per gran parte dell'era moderna, è stato, di fatto, la forma dominante di violenza politica".
E qui Rubio strizza l'occhio direttamente al governo Meloni, citando direttamente le Brigate Rosse e l'assassinio di Moro, così come altri esempi che lo portano infine a blaterare di una sedicente escalation dai numeri incontrollati di violenza perpetrata in Europa da gruppi di “estrema sinistra” ed anarchici che vengono sostanzialmente inseriti nel movimento “Antifa”, vera e propria struttura “terroristica” salda ed oliata con militanti che “si coordinano, comunicano, viaggiano, si addestrano e agiscono insieme (…) attraverso reti clandestine di rifugi sicuri e canali finanziari, e per sostenere le loro operazioni con fondi transnazionali".
La chiosa di Rubio al suo vomitevole intervento è naturalmente l'apologia della Presidenza Trump che “per la prima volta, sta costruendo le infrastrutture, la partnership e la strategia per sconfiggere la piaga del terrorismo di estrema sinistra".
L'arroganza nazista di Miller
Dopo Rubio, la kermesse trumpiana si è conclusa con le parole di Miller, Consigliere per la Sicurezza Interna, autore di un intervento in pieno stile nazista nel quale ha addirittura accomunato gli attivisti di “Antifa” a determinate caratteristiche d'aspetto; un bollino dello stesso stampo con il quale proprio i nazisti prima e durante la seconda guerra mondiale identificavano gli ebrei con caratteristiche fisiche specifiche a causa della loro avidità e della loro bramosa invidia.
“Ma non fingiamo nemmeno per un istante – sostiene Miller - che questi estremisti di sinistra, questi terroristi, agiscano per sincera convinzione politica. Certo, ci sono molti utili idioti che usano e che potrebbero credere a queste ideologie screditate. La sinistra è fondamentalmente motivata dall'invidia, dall'odio, dalla gelosia. La sinistra guarda a ciò che è bello, a ciò che è buono e a ciò che è naturale ed è pervasa da invidia e odio. Il progressista guarda una famiglia perfetta, con una vita perfetta, un lavoro perfetto, figli perfetti che vanno in chiesa ogni domenica, ed è pervaso da un senso di inadeguatezza e gelosia, e la brama. E trasforma queste emozioni in un desiderio di sottomissione, di oppressione e di infliggere dolore e sofferenza. (…) Non è un caso che, guardando le violente manifestazioni di Antifa e osservando le fotografie dei manifestanti, a dirla senza mezzi termini, nessuno di loro sembri una persona normale. Nessuno ha un aspetto normale. Sono tutti deformi in qualche modo: nell'aspetto, nel modo di vestire, nei modi di fare. Perché? Se si confrontano due fotografie, una di un normale cittadino americano per strada e una di una protesta di Antifa, perché tra le persone che manifestano violentemente non c'è una sola persona dall'aspetto normale? Ognuno di loro, nel corso della propria vita e con le proprie decisioni, ha segnato il proprio corpo e il proprio aspetto in molti modi diversi, al punto che il loro aspetto esteriore diventa la manifestazione del loro odio interiore".
Un vertice contro il comunismo e l'antimperialismo
D'altra parte Miller altro non fa che inasprire con parole indegne un passaggio dello stesso Rubio, con il quale egli ha lanciato di fatto la sua crociata di classe contro le masse popolari, a partire da quelle più povere.
La sinistra radicale, secondo Rubio e Trump, “È sempre stata animata da un odio che prevale su tutto, un odio per la civiltà stessa. È una rivolta dei peggiori contro i migliori, una rivolta dei deboli e dei codardi contro i forti e i buoni. È perpetrata da coloro che non sanno costruire, che non sanno creare, che non sanno realizzare grandi cose e che si vendicano sul mondo per la propria inadeguatezza cercando di distruggere chi invece ci riesce. Questo è il radicalismo di sinistra. Può assumere slogan e ideologie diverse a seconda del luogo e del tempo. Possono definirsi anticapitalisti, antimperialisti, comunisti, anarchici o marxisti. Ma il carattere fondamentale è sempre lo stesso. È un risentimento velenoso mascherato da uguaglianza, giustizia e liberazione, un bisogno irrefrenabile di demolire ciò che uomini più grandi hanno costruito, di distruggere ciò che è bello e giusto in nome di un popolo pieno solo di bruttezza e che non ha altro da offrire al mondo. Attraverso la violenza e il terrore, cercano ancora una volta di imporre la loro bruttezza a tutti noi”.
Parole che dovrebbero allarmare anche il più mite e borghese “democratico”. Ma è nel passaggio seguente che Rubio fa capire chiaramente, senza ombra di dubbio, che l'obiettivo finale di Trump e del suo governo di miliardari e di fascisti, è quello di far convergere i Paesi convocati sulla necessità di annientare su scala globale l'anticapitalismo, l'antimperialismo e, soprattutto, il comunismo.
“Una delle critiche che a volte si sentono al comunismo, ad esempio, è che suona bene in teoria, ma non funziona mai nella pratica. In realtà non è vero. Il comunismo non suona bene in teoria. Il mondo che immagina per tutti noi è piccolo, piatto, grigio, livellato da ogni eccezione, svuotato di tutto ciò che c'è di buono e nobile nell'animo umano. Il mondo che immaginano è un mondo senza coraggio, un mondo senza creatività né ambizione, un mondo senza eroi, gloria o grandi cause per cui lottare, un mondo senza miracoli, senza miti, senza uomini che si elevano al di sopra degli altri per compiere imprese incredibili e straordinarie. E il mondo che il comunismo immagina è un mondo senza Dio. (…) questo è il terrorismo che affrontiamo oggi".
Meloni appoggia Trump e la sua Internazionale anticomunista
Appresa la notizia dell'invito di Trump anche all'Italia di Meloni, e la disponibilità data dall'esecutivo guidato dalla Mussolini in Gonnella, dai banchi dell'opposizione parlamentare si sono alzate polemiche, purtroppo sterili, se non di copertura come al solito.
Se Amendola del PD parla di “missione indecorosa”, e Magi di +Europa di “appoggio all'amministrazione Trump”, la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino ha definito la partecipazione un “tentativo disperato di rientrare nelle grazie del presidente americano, anche a costo di sposare il modello fascistoide”, come se il governo Meloni non fosse già neofascista dalla testa ai piedi, ed alleato di ferro nonostante opportunistiche scaramucce con il boia fascista Trump. Al contrario, dalla sua frase Trump invece che capo ormai consolidato dell'Internazionale nera diventa “fascistoide”, e conseguentemente il governo Meloni un esecutivo al momento pienamente “democratico” che rischia di contaminarsi per convenienza con posizioni che assomigliano al fascismo.
Alla fine l'Italia è stata uno dei pochi Paesi, se non l'unico, ad inviare a Washington un rappresentante politico del Governo, il sottosegretario all’Interno, Emanuele Prisco esponente di Fratelli d'Italia, sottolineando in questo modo non solo l'asse con Trump, ma anche una specifica volontà di perseguirne la strada tracciata anche nel nostro Paese.
Questa partecipazione “per prendere appunti” come dichiarato anche dall'esecutivo stesso, rappresenta una mano tesa, in tutti i sensi, verso Trump e la sua narrazione. Un feeling già offerto anche alla luce dell’omicidio di Charlie Kirk nel settembre 2025 che fu commemorato anche dal Parlamento italiano su iniziativa di Fratelli d’Italia. Sono poi sotto gli occhi di tutti gli innumerevoli episodi di repressione, le manganellate nelle piazze, le perquisizioni illegali ripetutamente portate avanti dalla polizia di Piantedosi nei confronti dei movimenti antimperialisti italiani, che sottolineano piena unità d'azione tra Meloni e Trump sia in ambito interno che internazionale.
Anche l’idea di mettere al bando i movimenti contro il genocidio dei palestinesi o i collettivi antifascisti, assieme ai partiti politici marxisti-leninisti o sedicenti comunisti, è propria della destra italiana dichiaratamente in guerra con gli spazi di aggregazione politica, a partire dai centri sociali.
L'ultimo fatto concreto che va in questa direzione è la proposta di Legge della Lega per introdurre la reclusione da sette a quindici anni per “chiunque organizza, recluta, addestra, radicalizza o dirige associazioni o gruppi anarchici militanti denominati Antifa o simili” e per “chiunque partecipa a tali associazioni o gruppi o si radicalizza in modo autonomo”. Non a caso il testo di Salvini è stato costruito sulla falsariga del decreto con cui Trump iscriveva gli antifa statunitensi tra le “organizzazioni terroristiche interne” proprio all'indomani della morte di Kirk.
Oggi emerge in maniera ancor più evidente questa convergenza tra governi, partiti e movimenti dell'ultradestra internazionale nel presentare non solo il comunismo come il male assoluto, ma anche l'antifascismo come una questione di sicurezza pubblica, anziché come uno dei principi fondativi delle stesse democrazie borghesi europee che stanno amministrando giurando sulle rispettive carte costituzionali.
Ma c'è di più, perché questo nuovo percorso di Trump che Meloni ha abbracciato va oltre i movimenti “antagonisti”, o i centri sociali, perché se l'etichetta "Antifa" è divenuta una categoria così elastica da ricomprendere forme molto diverse di opposizione politica e sociale, potenzialmente chiunque abbia in tasca una tessera Anpi, chiunque abbia partecipato a manifestazioni antifasciste o postato sui social contenuti simili, potrebbe essere considerato un “terrorista”.
La “sicurezza”, per l'ennesima volta in questa spirale antidemocratica fatta dal continuo incalzare di decreti antipopolari ed antidemocratici di matrice meloniana, diventa pertanto un dispositivo ideologico che legittima l'anticipazione repressiva preventiva per neutralizzare il conflitto sociale, incluso l'antifascismo che per sua natura si oppone a governi fascisti come questi.
Il summit di Washington pertanto non rappresenta soltanto un nuovo e pericoloso campanello d'allarme per ogni sincero democratico, ma una vera e propria chiamata alle armi della reazione neofascista internazionale alla quale le masse popolari antifasciste di tutto il mondo devono rispondere in maniera unitaria e compatta, senza distinzioni di sorta o preclusione alcuna. In Italia l'appello di Trump e l'adesione del governo Meloni sono un motivo in più per cacciare immediatamente l'esecutivo senza attendere le prossime elezioni politiche dall'esito comunque incerto, per liberare finalmente il nostro Paese dalla Mussolini in gonnella, ed anche per far perdere un prezioso alleato a Trump nella sua crociata anticomunista.
Alla Internazionale nera di Trump e Meloni bisogna rispondere senza esitazioni con la lotta di classe del proletariato e delle masse popolari antifasciste.
22 luglio 2026