Nel quadro dello sciopero generale dell'industria Toscana
Migliaia di lavoratrici e lavoratori in corteo a Firenze contro licenziamenti e delocalizzazioni
Continua la strage: morto un lavoratore in un cantiere a Sesto Fiorentino
La presenza del PMLI al fianco dei lavoratori e contro il governo neofascista Meloni

Redazione di Firenze
Giovedì 9 luglio si è svolto in Toscana lo sciopero regionale dell'intera giornata lavorativa dei settori industriali e manifatturieri che ha coinvolto anche i settori dei servizi pubblici di gas, acqua e rifiuti indetto da CGIL, CISL e UIL regionali che ha visto adesioni molto alte nelle varie fabbriche. La Sammontana di Empoli (Firenze) è stata chiusa e, punte pari o sopra il 90%, si sono registrate in aziende come Dumarey, Magna, Pierburg, Trigani, Menci, Marcuz di Scarperia.
In migliaia di lavoratrici e lavoratori, malgrado il caldo asfissiante da bollino rosso, si sono trovati al concentramento regionale presso la Fortezza da Basso di Firenze per poi sfilare in corteo fino a via Cavour sotto le finestre della prefettura dove si sono tenuti i comizi finali.
A farla da padrona il rosso delle bandiere delle varie categorie della CGIL, tanti i lavoratori con i fischietti, usati incessantemente. Presenti col loro striscione di rappresentanza i lavoratori della Sammontana di Empoli e i lavoratori della CGIL di Pisa. La FIOM-CGIL di Siena ha partecipato con l'ormai classico striscione “Mai un passo indietro”. C'erano anche lavoratori arrivati da Livorno, Lucca, Siena, Pisa, Arezzo, Grosseto e Massa Carrara.
Lo spaccato che offre l'industria regionale è abbastanza drammatico; nel 2024 in Toscana si sono persi 2.000 posti di lavoro e nel 2026 si rischia di perderne altri 3-4mila. Oltre 15.000 lavoratori interessati da “ammortizzatori sociali” con molte aziende che hanno raggiunto i limiti previsti dalla normativa. Nel primo trimestre dell'anno sono 5,5 milioni le ore di cassa integrazione di cui 2,3 milioni nel comparto moda e nei comparti a essa legati. Comparto moda che vede in crisi le grandi griffe come Prada, Valentino e Celine oltre a piccole aziende, a cui si aggiungono anche aziende dei settori pelletteria, meccanica, automotive, siderurgia, tessile. Insomma quello che vivono molti lavoratori toscani sulla propria pelle è una realtà fatta di cassaintegrazione, contratti non rinnovati e alto timore che le industrie delocalizzino.
Il Segretario generale regionale della CGIL Rossano Rossi nel comizio ha solidarizzato con i lavoratori del magazzino Acca di Seano in lotta contro i licenziamenti, il cui picchetto è stato brutalmente sgomberato dalla polizia del regime neofascista di Meloni e Piantedosi. Certo sarebbe necessaria una maggiore coerenza data l'assenza della CGIL alla manifestazione di Prato del 5 luglio a sostegno dei lavoratori Acca: stonava non poco, è stata la grande assente dell'iniziativa.
Appare molto contraddittorio, invece, almeno per i dirigenti di CISL e UIL, rivendicare interventi urgenti da parte di regione e governo per salvaguardare l'occupazione, quando non attaccano il governo centrale che anzi considerano un valido interlocutore e gli riconoscono di aver accolto molte richieste sindacali. Non a caso il segretario regionale UIL Paolo Fantappiè si è beccato una sonora dose di fischi dai lavoratori, prima del suo intervento ai comizi, viste anche le recenti aperture del suo sindacato verso il governo Meloni.
Certo la via d'uscita da questa situazione delle aziende toscane non può essere quella espressa negli interventi dei rappresentanti sindacali che emerge anche dalla piattaforma dello sciopero di CGIL, CISL e UIL, che è quella della cogestione e della concertazione con governo e padronato da attuare attraverso la convocazione di un tavolo regionale (proposta alla quale il governatore, il PD Giani, ha prontamente risposto che sarà attuata entro dieci giorni) per “definire un confronto strutturato con governo e Regione Toscana per definire una politica di sostegno degli investimenti”, che tradotto vuol dire soldi pubblici per sostenere l'industria come se in questi anni il padronato non avesse fatto lauti profitti. Ma una bella patrimoniale fa proprio schifo ai confederali?
Quello che vogliamo dire è che la via d'uscita da questa situazione non può prescindere dalla contrapposizione e dalla lotta al capitalismo e contro il governo neofascista Meloni che ne regge le sorti fino al loro abbattimento.
Alle lavoratrici e ai lavoratori toscani non servono agende concertative, cosa che ha ben espresso il PMLI, unica forza politica presente ufficialmente alla manifestazione con compagni della provincia di Firenze, sia direttamente come Partito che con i sindacalisti marxisti-leninisti con le proprie categorie della CGIL.
I marxisti-leninisti hanno sfilato indossando maglietta Partito e spille Maestri e Partito, hanno portato in piazza le bandiere del PMLI e quella palestinese che è stata l'unica del corteo, e cartelli coi manifesti per abbattere il governo neofascista Meloni e con la piattaforma rivendicativa del PMLI contro la sua politica economica e sociale. Cartelli molto fotografati e ripresi. Insomma una splendida presenza rossa che ha indicato ai lavoratori la via da seguire secondo il ruolo di avanguardia che spetta al Partito del proletariato il PMLI.
Nella stessa giornata, proprio mentre sfilava il corteo, si consumava l'ennesimo omicidio sul lavoro. In un cantiere di Sesto Fiorentino, schiacciato da un macchinario, è morto Cornelio Titi Teslaru, 48 anni, operaio di origine romena. Lavorava in una delle tante ditte in subappalto alla costruzione di un capannone all'Osmannoro ed era l'ultimo giorno di una trasferta da Treviso, città in cui risiedeva. L'ennesima vittima del profitto capitalistico e del sistema di appalti e subappalti. Quella dei morti sul lavoro è una strage inaccettabile che causa oltre mille vittime l'anno, che il governo non ha mai contrastato, nonostante le parole di circostanza di Meloni pronunciate all'ultimo congresso della UIL, ma piuttosto lo ha favorito estendendo il precariato e la deregolamentazione delle procedure e dei controlli. Alla famiglia del lavoratore esprimiamo la nostra solidarietà militante.

22 luglio 2026