Nuovo crimine di Stato neofascista
5 mila in piazza per Fakir a Bologna
La polizia di Meloni e del gerarca Piantedosi spara lacrimogeni e usa idranti. Il sindaco Pd Lepore critica i manifestanti aggrediti dalla polizia
Mussolini in gonnella assolve la polizia e attacca i manifestanti
Al grido di “assassini, assassini” il 20 luglio oltre 5 mila manifestanti sono sfilati in corteo da Piazza Del Nettuno a Piazza Roosvelt sede della Prefettura a Bologna per protestare contro il nuovo crimine di Stato commesso da due poliziotti in divisa durante l'arresto del 43enne di origine marocchina Abderrahim Fakir nel quartiere popolare del Pilastro.
Al corteo di protesta, organizzato dai sindacati di base, partiti, Associazioni e Collettivi studenteschi antifascisti sotto il palazzo del governo, hanno preso parte anche gran parte dei manifestanti presenti al presidio istituzionale in Piazza Del Nettuno indetta dal sindaco piddino Matteo Lepore per chiedere “verità e giustizia per Fakir” insieme al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, alcuni parlamentari bolognesi del “centro-sinistra”, l’ex presidente dell’Ucoii e presidente della Comunità Islamica di Bologna Yassine Lafram e i rappresentanti di Cgil, Arci e Anpi che hanno aderito all’appello.
Una mobilitazione popolare, spontanea, immediata, unitaria e oggettivamente antifascista che è stata proditoriamente e brutalmente repressa a suon di manganellate, lacrimogeni e idranti dalla polizia di Mussolini in gonnella Meloni e dal suo gerarca Piantedosi.
Una repressione violentissima avallata anche dal neopodestà di Bologna Lepore il quale, invece di difendere i manifestanti aggrediti dalla polizia, ha preso immediatamente le distanze, li ha attaccati anche sul piano politico difendendo a spada tratta le istituzioni parlamentari, borghesi e neofasciste pubblicando sui social una lettera in cui fra l'altro scrive che: “Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo Stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica”.
La morte di Fakir invece è l'ennesimo crimine perpetrato proprio dallo “Stato di diritto” e dalla “comunità democratica” borghesi tanto cari al PD Lepore che ricorda molto da vicino quelli di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva e Riccardo Magherini, tanto per citare i casi più noti.
Infatti il brutale intervento degli agenti in divisa è avvenuto nella tarda mattinata di domenica 12 luglio ed è stato ripreso da alcuni residenti di Via Svevo che avevano allertato il 112 dopo aver notato che Fakir era in forte stato di alterazione: “urlava”, “tirava calci, pugni e testate contro una macchina parcheggiata e le serrande dei garages” e “si era anche procurato anche delle ferite”.
Gli stessi poliziotti hanno dichiarato di aver allertato il 118 segnalando una “crisi psichiatrica”. Nel filmato si vedono anche i quattro sanitari che non muovono un dito per soccorrere Fakir e quando alla fine arriva l'ambulanza il medico non può far altro che constare il decesso.
Le immagini di Fakir che per diversi minuti invoca “aiuto” e urla “basta” mentre i due agenti e un terzo uomo a torso nudo lo immobilizzano faccia a terra, lo legano mani e piedi con le fascette di plastica, lo schiacciano con le ginocchia sull'asfalto rovente, senza possibilità di muoversi né di respirare, e gli spruzzano sul volto spray urticante fino a provocarne la morte, hanno fatto il giro del web suscitando grande indignazione. Anche perché Fakir, cresciuto al Pilastro, residente in Italia da quando aveva sette anni, titolare di una piccola azienda di facchinaggio specializzata in traslochi, soffriva di asma e aveva qualche problema anche al cuore.
Una violenza di chiaro stampo neofascista contro cui la mobilitazione delle masse popolari bolognesi è stata spontanea, immediata e pienamente condivisibile. Infatti la sera stessa, a poche ore dalla morte di Fakir, oltre mille manifestanti sono sfilati per le vie del quartiere a Nord-Est di Bologna il 19 luglio per esprimere “rabbia e indignazione per quanto accaduto”.
Mentre i sindacati di base, su invito dei lavoratori, hanno immediatamente indetto uno sciopero all’Interporto e al centro logistico nella pianura a Nord di Bologna.
Sulla morte di Fakir la procura di Bologna ha aperto subito un fascicolo ma si tratta del nuovo “modello 45 bis” introdotto dall’ultimo fascistissimo decreto “sicurezza” che non prevede nemmeno l'iscrizione dei due poliziotti né dei 4 sanitari nel registro degli indagati ma una semplice “annotazione preliminare” per cui, se nel giro di massimo 30 giorni non emergono elementi significativi a loro carico, il pubblico ministero non può far altro che chiedere l’archiviazione. Ecco a cosa serve il tanto desiderato da parte del governo neofascista Meloni del famigerato “scudo penale” che a quanto pare serve a mettere al di sopra della legge le “forze dell’ordine” e non solo. Infatti Mussolini in gonnella in un post ha già assolto i due poliziotti assassini e ha attaccato frontalmente i manifestanti con queste gravissime parole: “Nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'Ordine... Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l'Italia con professionalità, sacrificio e coraggio.”
Ai familiari di Fakir esprimiamo profondo cordoglio perché, siamo pienamente d'accordo con la nipote di Fakir: “Quello che è successo ha lasciato tanto dolore, rabbia e tante tante domande. Era una persona che invocava solo aiuto, ascolto, rispetto e dignità”.
22 luglio 2026