In piazza da giugno
Vittoria degli “scarafaggi” indiani
Il ministro dell'istruzione costretto alle dimissioni. Rimane nel mirino Modi
Il ministro dell'Istruzione indiano Dharmendra Pradhan lo scorso 25 luglio annunciava le sue dimissioni assumendosi la responsabilità politica per lo scandalo delle irregolarità negli esami nazionali di ammissione all'università, in particolare del Neet, il concorso per accedere alle facoltà di medicina. Era la prima volta in 12 anni che il governo reazionario del primo ministro Narendra Modi, amico e compare di selfie della neofascista Meloni, doveva sostituire un componente sotto la pressione di un movimento di piazza.
Esultava il "Cockroach People's Party" (Cjp), il movimento degli “scarafaggi”, nato due mesi prima sulla rete per raccogliere le proteste soprattutto degli studenti sul concorso universitario truccato e il successivo annullamento dei risultati di 2,2 milioni di test che aveva causato persino il suicidio di 20 giovani. Il movimento dichiarava conclusa la mobilitazione, “il governo ha accettato tutte le nostre richieste dopo 36 giorni di protesta. Invitiamo tutti a ritirarsi pacificamente dai luoghi della manifestazione”. Il successo era stato determinato dal passaggio della protesta dai milioni di contatti sul network, iniziata ai primi di maggio con l'annuncio dell'annullamento del Neet, alla piazza a partire dalle proteste nelle università fino alla manifestazione del 9 giugno col presidio permanente di migliaia di giovani a Jantar Mantar, il principale luogo delle proteste di Nuova Delhi a meno di un chilometro dal parlamento. Controllati da un massiccio schieramento di poliziotti in tenuta antisommossa i manifestanti che indossavano maschere di carta a forma di insetto, distribuivno volantini, fiori e copie della Costituzione indiana.
Dalla piazza i manifestanti cercava o diverse volte di muoversi in corteo verso il parlamento ed erano regolarmente attaccati e disspersi dalla polizia. Il governo Modi tentava anche di bloccare il profilo del movimento su X per motivi di “sicurezza nazionale” ma la protesta digitale era oramai scesa in piazza e i giovani il 20 luglio affrontavano le cariche della polizia col lancio di sassi pur dovendo fermarsi nella vicinanze del Parlamento.
La repressione non fermava la crescita della protesta soprattutto tra i giovani in un paese come l'India dove la metà dei quasi 1,5 miliardi di abitanti ha meno di 30 anni e dove la disoccupazione tra i 15 e i 29 anni sfiora il 10% e arriva al 13,6% nelle grandi città. E volutamente il creatore del Cip lo aveva chiamato degli scarafaggi, così come un giudice della Corte Suprema aveva sprezzantemente definito alcuni giovani disoccupati, per trasformarlo nel simbolo identitario di una generazione che si è mobilitata contro le politiche del governo Modi.
Le dimissioni del ministro Dharmendra Pradhan sono anche un tentativo del governo di Modi di smontare una crescente protesta popolare. Uno dei responsabili del movimento annunciava che il Cjp ufficialmente concludeva la protesta e che si incontrerà di nuovo con una delegazione del governo dopo un mese per discutere delle riforme da introdurre nel sistema dell’educazione pubblica indiana. Sui social si moltiplicavano invece gli appelli a non fermarsi e a mettere nel mirino il premier Modi con lo slogan “Dharmendra jhanki hai, Narendra baaki hai”, ossia “Dharmendra è l’inizio, il prossimo è Narendra”.
9 settembre 2026