Secondo l’Osservatorio Vega Engineering
La Campania tra i primi posti per morti “bianche”
33 morti dall’inizio dell’anno. Fillea Cgil: “La Regione è distratta, non ci sono controlli nei cantieri”
Redazione di Napoli
Il caldo torrido dei mesi di giugno, luglio e agosto ha avuto un impatto devastante anche sulle morti sul lavoro, con un importante incremento rispetto alla media nazionale da parte della regione Campania. L’11 giugno scorso sicuramente la tragedia che più ha sconvolto perché riguardava il giovanissimo operaio 23enne Francesco Dergano, di Marcianise, che moriva dopo una settimana di atroci sofferenze schiacciato da un muletto presso un cantiere in provincia di Caserta, a Trentola Ducenta. Lavorava per una ditta di manutenzione di carrelli elevatori.
La morte del giovane operaio seguiva quelle di Raffaele Magri del primo giugno, a seguito di uno spurgo che l’operaio stava svolgendo in un pozzo nero ad Ercolano; il 2 giugno era volta di una lavoratrice, Maria Rosaria Fontana, investita appena uscita da lavoro e morta sul colpo; la terribile morte di Luciano Mangiacapra, operaio travolto da un camion il 3 giugno nel quartiere Poggioreale, a Napoli. Sono seguiti altri morti sul lavoro come quello dell’operaio edile Paolo Palma, precipitato il 19 giugno mentre partecipava alla demolizione di un edificio a Grumo Nevano. E ancora: il 25 giugno l’operaio edile Carmine Spirito cadeva giù da una impalcatura a Comiziano; Salvatore Russo folgorato il 30 giugno a Quarto.
L’Osservatorio Vega Engineering ha tracciato un quadro desolante rispetto alle cosiddette morti bianche confrontando tra loro le diverse regioni: nei primi sei mesi del 2026 si sono registrati ben 482 decessi sul lavoro in Italia, ossia 350 sul posto di lavoro e 132 in itinere. Questo osservatorio di ingegneri sottolinea che l’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale vede sei regioni in fila: Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia; con le regioni meridionali sempre più protagoniste in negativo. Tant'è vero che la classifica nazionale relativa alle morti sul lavoro vede la Lombardia che detiene il primato con 53 vittime, seguita da Veneto (39), Campania (33) e Sicilia (29), con un aumento delle morti delle donne che hanno perso la vita nei primi sei mesi del 2026 (44). I dati smentirebbero anche la propaganda neofascista contro i migranti, tanto che il dato sui lavoratori stranieri è preoccupante, con un’incidenza di 37,1 morti per milione di occupati: il loro rischio di perdere la vita sul lavoro, dunque, è oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani (11,8). I settori più colpiti sono quello edile con ben 59 decessi, poi metalmeccanico (47); tra i primi posti anche le attività manifatturiere - che hanno una certa incidenza nel Mezzogiorno - con 41 decessi accertati al primo luglio.
Fillea Cgil Campania ha espresso rammarico per i pessimi interventi in materia di infortuni sul lavoro soprattutto nel campo edilizio dove le violazioni appaiono macroscopiche: “La Campania continua a collocarsi tra le regioni maggiormente esposte al fenomeno degli infortuni mortali - spiega il segretario campano della Fillea Vincenzo Di Maio -, ma è anche la regione più distratta sul piano istituzionale. Le leggi sono indispensabili, ma lo sono ancora di più i controlli, gli strumenti per intervenire e soprattutto la costruzione di una cultura della prevenzione e della responsabilità condivisa se non vogliamo che i selciati continuino a macchiarsi di sangue innocente”. Il riferimento è chiaramente alla giunta regionale antipopolare del riformista Fico che, ad un anno quasi dal suo insediamento, non ha ancora varato un piano per far fronte alle morti sul lavoro, vera e propria piaga della Campania.
9 settembre 2026