Conferenza internazionale sull'IA a Shanghai
Xi lancia la nuova Via della seta dell'Intelligenza artificiale
Battaglia tra l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese per l'egemonia

Dal 17 al 20 luglio 2026 si è svolta a Shanghai la Conferenza Mondiale sull’Intelligenza Artificiale 2026 (World Artificial Intelligence Conference – WAIC) e la Riunione di Alto Livello sulla Governance Globale dell’Intelligenza Artificiale. Il presidente cinese Xi Jinping ha partecipato alla cerimonia di apertura pronunciando il discorso inaugurale. Hanno preso parte all’evento anche il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev, il primo Ministro della Cambogia Hun Manet, il primo Ministro della Thailandia Anutin Charnvirakul, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, nonché rappresentanti ufficiali provenienti da oltre cento Paesi e organizzazioni internazionali, insieme a esponenti del mondo accademico, della ricerca e dell’industria.
La Conferenza ritiene che l’intelligenza artificiale stia ridefinendo in modo profondo i modelli di sviluppo economico e sociale dell’umanità e che produrrà effetti di lungo periodo sul progresso della civiltà umana. Per questo si è aperta la battaglia tra l’imperialismo americano e il socialimperialismo cinese per l’egemonia di questo nuovo strategico e fondamentale settore, non per niente definito anche a Shanghai “la nuova frontiera della governance globale”. Nel corso della Conferenza si è svolta la cerimonia di firma dell’”Accordo sull’istituzione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale”, la prima organizzazione internazionale intergovernativa al mondo dedicata all’intelligenza artificiale e avrà sede proprio a Shanghai, a cui hanno finora aderito 29 paesi, tra cui Russia, Pakistan, Indonesia e Kazakistan.
Nel suo intervento il capofila del socialimperialismo cinese ha ribadito: “Negli ultimi anni, la Cina ha accolto l'intelligenza artificiale a braccia aperte. Abbiamo promosso l'interazione tra un mercato efficiente e un governo ben funzionante, rafforzato l'innovazione nell'IA, portato avanti attivamente l'iniziativa AI Plus e costruito un ecosistema sano in cui tutti gli attori possano prosperare insieme. I settori chiave dell'economia intelligente valgono almeno 1.000 miliardi di yuan. I dispositivi intelligenti presenti in innumerevoli case migliorano concretamente la vita delle persone. La produzione intelligente in Cina è diventata un altro brillante segno distintivodella modernizzazione cinese”. E al fine di “sostenere ulteriormente lo sviluppo globale dell'IA e promuovere la creazione di capacità globali in questo campo” Xi ha annunciato che “nei prossimi cinque anni la Cina offrirà ai paesi in via di sviluppo 5.000 opportunità di formazione e seminari sull'IA; svilupperà centri di cooperazione internazionale per l'applicazione dell'IA con l'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, la Lega Araba, l'Unione Africana, la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e i BRICS; e consentirà a 30 paesi di utilizzare il sistema di allerta meteorologica basato sull'IA, o MAZU, per proteggere le abitazioni in tutto il mondo”.
Una nuova Via della seta dell’Intelligenza artificiale, fondata sulle imprese, guidata dal mercato capitalista. E la Cina socialimperialista di Xi Jinping punta a trasformare l’IA non soltanto in un motore della crescita economica nazionale, ma anche in uno dei principali strumenti della propria proiezione internazionale. “Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe essere un’impresa solitaria di un singolo paese, ma una sinfonia di cooperazione internazionale”, ha affermato Xi, contrapponendo implicitamente il modello promosso da Pechino alle restrizioni tecnologiche introdotte negli ultimi anni dagli USA e, in parte, dall’Europa.
Se la nuova Via della Seta era fondata su investimenti in porti, ferrovie, autostrade ed energia, la diplomazia dell’intelligenza artificiale punta a esportare piattaforme digitali, modelli linguistici, software, formazione e capacità tecnologiche. La logica rimane analoga: creare interdipendenze di lungo periodo attraverso beni pubblici offerti dalla Cina, stavolta su infrastrutture immateriali. Mentre Washington continua a privilegiare un ecosistema dominato da poche grandi aziende e accompagnato da controlli sulle esportazioni verso i rivali strategici, la Cina cerca di presentarsi come sostenitrice di tecnologie più accessibili e condivisibili.

9 settembre 2026