Mentre il governo toglie responsabilità alle imprese
Nuova strage di lavoratori
Sei morti la prima settimana di agosto, tre morti nell'ultimo giorno del mese
Ogni anno in Italia muoiono sul lavoro più di mille persone. Lasciano il tempo che trovano le lacrime di coccodrillo di Mattarella, che più volte è intervenuto invocando l'impegno di tutti per mettere fine a questa strage di lavoratori, lo stesso vale per la sterile propaganda della Meloni e dei suoi ministri che vogliono farci credere che il governo sia fortemente impegnato su questo fronte. I dati nudi e crudi ci dicono che negli ultimi anni non c'è stato il benché minimo cambiamento di tendenza. Questi sono i dati di Vega
, l'osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente che elabora i darti sulle vittime sul lavoro in Italia: nel 2022 ci sono stati 1090 morti, 1041 nel 2023, ancora 1090 nel 2024 e 1093 nel 2025.
Una strage che non si è fermata neanche ad agosto, un periodo in cui molte attività vanno avanti a ritmo ridotto. Nella prima settimana del mese sono morti 6 lavoratori. A Calanna (Reggio Calabria) un elettricista di 40 anni, impiegato in una ditta privata, è stato folgorato mentre installava le luminarie per una festa di paese; a Salto di Montese (Modena) un operaio 60enne è stato schiacciato da un muletto mentre lavorava nel cantiere di un’abitazione; a Campi Bisenzio (Firenze) in una fabbrica di imballaggi, un impiegato di 61 anni è stato travolto da un pallet che si è ribaltato. Mercoledì 5 agosto la stessa sorte era toccata a un 44enne ad Avenza di Carrara, ucciso dalle lastre di marmo che gli sono cadute addosso mentre le stava spostando.
A questi si aggiungono i due giovani morti per malori dovuti probabilmente al caldo estremo: lunedì 3 agosto un bracciante 19enne mentre raccoglieva i pomodori a Stagno Lombardo (Cremona) e il 7 agosto un 35enne in un cantiere edile nel padovano. In quest'ultimo caso si tratta di un muratore moldavo arrivato in Italia da appena 24 ore, che si è sentito male ed è morto nel suo primo giorno di lavoro al nero. Per questo, motivo anziché chiamare subito i soccorsi, è stato perso tempo prezioso. Due colleghi, su indicazione del titolare della ditta edile, lo avrebbero portato a casa di quest'ultimo, che avrebbe tentato di rianimarlo.
Una lunga striscia di omicidi del lavoro che si è chiusa, per quanto riguarda agosto, con tre morti in un solo giorno. A Cento, in provincia di Ferrara, un uomo di 41 anni è morto nella mattinata de 31 agosto. Da una prima ricostruzione, mentre stava raccogliendo manichette per l’irrigazione quando è rimasto impigliato nel macchinario che stava utilizzando e ha sbattuto la testa. In un cantiere di Origgio (Varese), un altro uomo di 55 anni è deceduto per il cedimento di una soletta in cemento che lo ha travolto e schiacciato. A Piacenza invece un corriere è morto durante una consegna all’ultimo giorno di contratto.
Questi casi, che sono solo una goccia nel mare delle morti annuali sul lavoro, evidenziano quali settori e persone sono particolarmente a rischio. Ce lo confermano le statistiche elaborate dell'Istituto Vega
. I settori economici con maggiori infortuni mortali sono, nell'ordine: le costruzioni, poi le attività manifatturiere, trasporti e logistica, il commercio. Significativi anche i dati riguardanti la nazionalità e quelli dell'età. I lavoratori stranieri hanno un'incidenza doppia rispetto agli italiani, sia per quanto riguarda gli infortuni con esito mortale che non mortale. Evidentemente, oltre a svolgere lavori più pericolosi, sono anche più ricattabili, senza formazione e utilizzati nel precariato. Per quanto riguarda le fasce d'età, gli infortuni mortali sono più alti tra i 55 e i 64 anni, e altissimi tra gli over 65, un'età in cui nessuno dovrebbe trovarsi al lavoro, specialmente chi svolge le attività più pericolose.
Ma di fronte a questa ecatombe di lavoratori il governo non solo non mette in campo misure concrete, ma agisce esattamente nella direzione opposta. Il 4 agosto il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, presentata come un intervento per semplificare gli adempimenti e garantire maggiore certezza alle aziende. In realtà si tratta di un vero e proprio scudo penale, destinato a depotenziare la responsabilità organizzativa delle imprese committenti.
Innanzitutto la 231 introduce “l'onere invertito”, secondo il quale stabilisce per condannare l'impresa non basterà più provare il vantaggio acquisito appaltando a ditte che non rispettano le regole. Finora era l'azienda a dover dimostrare di aver adottato modelli organizzativi e gestionali idonei a prevenire irregolarità nella filiera. D'ora in avanti invece sarà il Pubblico Ministero che dovrà dimostrare quale sia la precisa falla nel sistema dei controlli interni. Per questo le indagini saranno molto più macchinose. Ci saranno infine meno sanzioni, con il sequestro revocabile con cauzione, patteggiamento più largo e multe ridotte o escluse per le piccole e medie imprese (Pmi).
L’impatto sarà rilevante, specialmente nelle catene di appalti, caratterizzata da diffusi fenomeni di sfruttamento semi-schiavistico che, in diversi territori, hanno dato vita a importanti iniziative delle Procure. Tra febbraio e marzo, il pubblico ministero di Milano Paolo Storari ha posto sotto controllo giudiziario per caporalato Glovo e Deliveroo. Lo stesso magistrato, alla fine del 2025, ha avviato indagini su case di moda come Versace, Gucci, Prada, Dolce&gabbana. Altre inchieste riguardano imprenditori che operano nel tessile di Prato o grossi gruppi delle consegne come Ceva. Il disegno di legge ha uno scopo ben preciso, scoraggiare processi come questi, rendendoli più difficili da portare avanti.
Del resto lo confessa candidamente anche Mussolini in gonnella Meloni: "Manteniamo un impegno preso con le imprese di questa nazione con un provvedimento a costo zero - ha dichiarato - Il messaggio è chiaro: la responsabilità d'impresa non può trasformarsi automaticamente in criminalizzazione d'impresa". In effetti l'intervento recepisce molte delle richieste avanzate negli ultimi mesi da Confindustria. All'assemblea annuale dello scorso 26 maggio, il presidente Emanuele Orsini aveva definito la riforma della legge 231 una priorità, sostenendo che la normativa fosse diventata "quasi solo punitiva" e troppo vicina a forme di responsabilità oggettiva per le imprese. Da qui la richiesta di una modifica immediata, che puntualmente il governo ha accolto.
9 settembre 2026