Ventimila NoTav per difendere Val Susa dall'Alta velocità Torino Lione
Per respingerli la polizia spara lacrimogeni e usa gli idranti
Meloni, Mussolini in gonnella, si rassegni: la lotta di classe alla fine piegherà lo Stato borghese in camicia nera
 
Il decimo anniversario del Festival “Alta Felicità” di Venaus (TO) ha segnato una nuova fase di rilancio del movimento No Tav che lotta da decenni contro la devastazione ambientale dovuta al criminale progetto dell'Alta Velocità della tratta Torino-Lione in costruzione.
Dopo i passaggi assembleari pubblici che hanno da sempre contraddistinto fin dalla nascita questo movimento, lo scorso 25 luglio oltre ventimila persone si sono messe in marcia ed hanno raggiunto quelli che il movimento chiama a ragione “i cantieri della devastazione” di San Didero e di Chiomonte.

Il rilancio di un movimento in piena salute
Ad aprire il corteo, lo striscione “C’eravamo, ci siamo, ci saremo. Ora e sempre No Tav”, e subito dietro persone di ogni sesso ed età, in particolari giovani, provenienti dal territorio, da numerose realtà solidali di tutti Italia ed anche dall'estero.
Dopo un primo tragitto unitario nel quale sono stati scanditi slogan contro l'AV ma anche contro il capitalismo e il profitto, il corteo si è diviso in due spezzoni: il primo è sceso verso valle, mentre il secondo a monte, in direzione dei due principali cantieri.
Come già accaduto in diverse occasioni in passato, questa marea popolare li ha occupati entrambi in larga parte, nonostante ad attenderla vi fossero ingenti contingenti della polizia del regime capitalista e neofascista di Piantedosi che non ha esitato ad usare lacrimogeni ed idranti. I manifestanti, compatti e coraggiosi, hanno però risposto colpo su colpo su colpo con lanci di sassi e petardi.
Nonostante le forze dell'ordine fossero preparate da giorni e in schieramento antisommossa, armate fino ai denti, i manifestanti hanno incendiato due mezzi dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza nel cantiere di Chiomonte, e hanno colpito una sessantina di agenti. L'ampia e combattiva mobilitazione si è poi allargata in tutta l'area costringendo la Prefettura a chiudere l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia tra gli svincoli di Oulx e Susa Est, e la ferrovia a causa dell’occupazione dei binari da parte dei manifestanti.

Neppure la repressione preventiva ha fermato i No Tav
La grande giornata di lotta è stata così forte e potente a tal punto da aver la meglio sulla repressione preventiva esercitata dagli sgherri di Piantedosi e Meloni nei giorni precedenti.
Già dal giovedì precedente la polizia aveva militarizzato l’area attorno al Festival “Alta Felicità”, effettuando due giorni di controlli a tappeto che hanno coinvolto attivisti e anche gente comune che nulla c'entrava con l'iniziativa, inclusi i turisti. Nel mirino della polizia sono entrate anche le band musicali dirette a Venaus per suonare.
Alcune persone sottoposte a perquisizione, si sono viste consegnare immediatamente un foglio di via solo perché avevano con sé ciò che l’ordinanza antidemocratica e fascista vietava, andando ben oltre al sequestro del materiale.
Ma nonostante questa preventiva prova di forza da parte del governo della Mussolini in gonnella Meloni, decine di migliaia di persone sono riuscite ad arrivare al Festival per partecipare ai concerti, ai dibattiti ed alle iniziative di lotta, segno inequivocabile di un movimento di massa determinato ed in piena salute, che ha smentito le voci messe in giro dalla propaganda reazionaria filo istituzionale bipartisan che lo voleva meno seguito e, per certi versi, morente.
L'obolo delle forze di polizia a Piantedosi e Meloni si è poi tradotto in 55 denunce di attiviste e attivisti No Tav, quattro arresti (due di essi ancora in fermo), 8 fermi a Parigi e l'immensa cifra di oltre mille persone identificate solo perché avevano partecipato al festival. Una misura repressiva di massa che fatica a trovare riscontro negli ultimi decenni di storia del nostro Paese in circostanze del genere.
L'opposizione parlamentare insegue la destra di governo nella condanna ai No Tav
Quando gli scontri erano ancora in atto, le destre di governo hanno iniziato a riempire i social di frasi di condanna che nei giorni successivi hanno albergato su tutte le pagine della stampa di regime. Ma questa vomitevole campagna di criminalizzazione è stata rincorsa anche dalle forze della “sinistra” parlamentare che da tempo inseguono la Mussolini in gonnella sul terreno della sedicente “sicurezza” con un richiamo che sostanzialmente giustifica la repressione fascista in atto.
Netta condanna di “ogni tipo di violenza” da parte di PD e 5 Stelle, preoccupati soprattutto di respingere gli attacchi di Fratelli d'Italia circa la loro ipotizzata connivenza con i manifestanti. Elly Shlein ha solidarizzato con le forze dell'ordine borghese di Piantedosi parlando di “atti di violenza ingiustificati che non possono mai essere giustificati”, mentre i dirigenti piemontesi del PD hanno puntato il dito esclusivamente contro “i professionisti degli scontri”, schierandosi di fatto dalla parte dell'Alta Velocità e dei manganelli mussoliniani.
Più peloso ed opportunista il leader 5 Stelle Conte, che se da un lato ha ribadito la propria contrarietà al progetto, dall'altro prende assoluta distanza dalle “violenze”, solidarizzando anch'egli con la polizia in una evidente contraddizione che lo inserisce di fatto dalla parte degli speculatori e della repressione.
AVS condanna la gestione dell'ordine pubblico, inclusi i fogli di via ed i daspo urbani, ma anche “le violenze dell'ala radicale”, rimanendo anch'essa nel gruppo degli opportunisti che sperano di trovare in questo modo appoggio elettorale dai manifestanti che non hanno partecipato all'occupazione dei cantieri.

Appoggiamo il comunicato No Tav
"La differenza sostanziale con chi spreca parole per dare dei facinorosi e degli incappucciati a chi partecipa attivamente alla costruzione di un mondo migliore è che questi politicanti tentano in maniera abbozzata e a tratti autoritaria di affrontare volenti o nolenti i frutti marci della loro crisi!”, si legge nel comunicato del movimento No Tav pubblicato immediatamente dopo la grande e vittoriosa giornata di lotta. “Noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a ingiustizia e sfruttamento. I politicanti di ogni risma devono mettersi il cuore in pace, il Tav è tornato a essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che mai e oggi li ha decisamente battuti".
“Il movimento No Tav, - continua il comunicato - ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all'ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell'ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi".

La lotta No Tav tassello fondamentale della battaglia per cacciare immediatamente Meloni
I marxisti-leninisti italiani sostengono da sempre la lotta dei No Tav, e partecipano alle sue iniziative perch é continuano a considerare questa lotta un modello per contenuti, coraggio, costanza ed azione.
Una lotta che ha un obiettivo specifico qual è il blocco della Torino-Lione ed il contrasto allo scempio ambientale della Val di Susa, che rappresenta il collante che fa muovere ancora dopo tanti anni di lotta e di resistenza alla repressione di governo migliaia e migliaia di persone con diverse appartenenze, sotto l'unica bandiera del No Tav.
La frase contenuta nel comunicato “Noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a ingiustizia e sfruttamento”, ci consente anche di rilanciare una nostra precedente riflessione proprio perché troviamo apprezzabile e soprattutto necessario il tentativo che si rinnova per generalizzare tanti argomenti dandogli una prospettiva comune antigovernativa ed anticapitalista.
Oggi anche il movimento No Tav fa parte per sua natura di quell'ampio schieramento di forze che hanno il dovere antifascista di unirsi per cacciare il prima possibile il principale nemico di classe in Italia, che è indiscutibilmente il governo neofascista guidato dalla Mussolini in gonnella Meloni.
E questo perché oggi è il governo Meloni che fa gli interessi della borghesia al potere, all'interno dei quali c'è anche l'Alta Velocità in Valsusa, così come l'aberrante progetto del ponte sullo stretto di Messina per fare un gigantesco esempio, al pari di tanti altri.
E’ questa visione d’insieme che secondo noi costituisce il corretto “quadro comune in cui muoversi” del quale alcuni anni fa lo stesso movimento denunciava l'assenza. In altre parole, è questo il primo e più importante “fronte unito” straegico che serve oggi alle masse popolari del nostro Paese dalle Alpi piemontesi alla Sicilia, al quale un grosso contributo può giungere appunto dalla storica lotta No Tav.
Meloni se ne faccia una ragione: sarà la lotta di classe a cacciare il suo governo e tutti quelli che in seguito serviranno la borghesia in camicia nera.

Legare l'ambientalismo all'anticapitalismo e alla lotta per il socialismo
Oltre a mettere l'attenzione su questo imprescindibile obiettivo, i marxisti-leninisti italiani rilanciano con forza anche agli attivisti No Tav la propria proposta “fuori dalle logiche del capitalismo” - come loro stessi dicono - che è il socialismo.
Agli ambientalisti abbiamo già scritto anni fa una importante “lettera aperta” che invita le ragazze ed i ragazzi in prima linea nella lotta contro la devastazione ambientale, i cambiamenti climatici e contro tutto ciò che ne consegue, a unire la lotta ambientalista a quella anticapitalista; all'interno del movimento No Tav questo passaggio per certi versi è stato fatto, ed ora occorre un nuovo e decisivo passo nella giusta direzione che permetterebbe al movimento di portare in fondo vittoriosamente la propria lotta principale, ma anche di unirsi e compattarsi nella condivisione di una prospettiva di una società più giusta, non astratta ma concreta, che anche loro sostanzialmente auspicano.
Questa nuova società socialista - e solo questa - sarà capace di tradurre nella realtà la tutela dell'ambiente e l'emancipazione delle masse popolari ora oppresse a partire dal proletariato, obiettivi che risiedono in una certa misura anche all’interno del movimento No Tav che ha dimostrato di essere pronto a lottare per liberarsi davvero dalle catene e dall'oppressione della borghesia e del capitalismo.

9 settembre 2026