Colpito un caccia Eurofighter italiano schierato nella base militare saudita
Gli Houthi avanzano in Yemen e controllano il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb
Il criminale Trump sembra defilarsi e lasciare da solo l'alleato saudita, la neofascista Meloni sgomita per allargare lo spazio di intervento dell'imperialismo italiano
Il Ministro dei Trasporti del governo yemenita di Sanaa in una intervista del 20 settembre all'emittente libanese Al Mayadeen dichiarava che nei dieci giorni precedenti oltre 300 navi avevano attraversato in sicurezza senza interruzioni o incidenti lo stretto di Bab al-Mandeb, una media di 36 navi al giorno, confermando che l'avanzamento delle forze Houthi sulla costa del Mar Rosso che ha rafforzato la loro presenza e controllo sullo stretto non ne minaccia il blocco generalizzato ma è diretto contro l'Arabia Saudita in conseguenza del blocco di Riad sullo Yemen.
Sottolineava che il governo di Sanaa intende rassicurare la comunità internazionale sul proprio impegno a favore della pace, sostenendo che gli incidenti che coinvolgono navi saudite sono una conseguenza delle azioni di Riad contro lo Yemen, inclusi oltre 12 anni di aggressione al paese. Il ministro dichiarava che le navi continuano a transitare attraverso Bab al-Mandeb in modo sicuro e fluido, sottolineando che Sanaa non ha sparato "nemmeno un proiettile" verso la strategica via navigabile in nove anni, nonostante gli attacchi sauditi e definendo lo stretto un'arteria vitale globale che non deve essere compromessa. In ogni caso il governo yemenita degli Houthi difende la sovranità del proprio paese e il proprio popolo dall'aggressione dell'Arabia Saudita che pensava di essere protetta ospitando basi imperialiste americane e contingenti di vari paesi imperialisti europei tra cui l'Italia nella guerra all'Iran.
Lo stesso giorno il dipartimento di Stato Usa aveva lanciato un nuovo avvertimento ai cittadini americani affinché si tengano alla larga della regione, in particolare per gli scontri in corso fra l’Arabia Saudita e gli Houthi. Ma appena rientrato anticipatamente alla Casa Bianca il presidente Trump sparigliava come al solito le carte e spostava il mirino verso l'Iran minacciando per l'ennesima volta di “sterminare l’Iran, far saltare in aria l'intera nazione”. In una intervista alla Fox, il presidente americano dichiarava che gli Stati Uniti sono "in costante comunicazione con gli Houthi” che a suo dire “hanno accettato di non attaccare gli Usa”. Perciò, rivelava il New York Times, nei giorni precedenti aveva deciso di sospendere all'ultimo minuto un piano di attacco militare contro di loro, o magari per non aggiungere il carico negativo di una nuova guerra durante la campagna elettorale in vista del voto del 3 novembre ma già iniziata il 19 settembre in alcuni Stati, ignorando così un pressante appello telefonico del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman che aveva sollecitato l'intervento diretto di Washington per aiutarlo a respingere l'offensiva Houthi contro le infrastrutture energetiche saudite.
Allo stesso modo l’Arabia Saudita aveva ignorato la richiesta di aiuto dei generali yemeniti avversari degli Houthi che hanno così abbandonato le zone del Mar Rosso occupate la settimana precedente; Riad nel caso non ha aiutato le milizie yemenite armate dagli Emirati Arabi Uniti, ossia quello che è divenuto con l'adesione agli accordi di Abramo il principale alleato arabo dell'imperialismo americano e dei sionisti.
Possibile che il criminale Trump abbia ripagato con la stessa moneta qualche tentennamento nella partecipazione dell'alleato saudita all'aggressione all'Iran e soprattutto nel blocco di Hormu? Non ha certo remore a calpestare intese e rapporti di vario genere con gli altri paesi se al momento gli interessi immediati dell'imperialismo americano dettano comportamenti diversi e in ogni caso ha già bombardato più volte lo Yemen degli Houthi per coprire l'alleato sionista e colpire il loro sostegno alla causa palestinese. Comunque l'aggressione militare allo Yemen iniziata nel 2015 e guidata dall'Arabia Saudita viene condotta sotto la supervisione degli Stati Uniti e le Forze Armate del governo di Sanaa stanno agendo per legittima difesa, ricordava anche in una recente intervista Sayyed Abdul-Malik Badreddine al-Houthi, il leader Houthi del movimento Ansar Allah.
Se l'imperialismo americano sembra voler fare un passo indietro, ma non è detto, sgomitava l'imperialismo italiano con la neofascista Meloni che tramite il ministro della guerra Crosetto offriva le navi militari per scortare i mercantili nel Mar Rosso. D'altra parte già la marina italiana è presente nell'area alla guida della missione dell'imperialismo europeo Aspide per coprire le retrovie degli aggressori imperialisti americani e sionisti nell'aggressione all'Iran e nel genocidio palestinese. L'uscita di Crosetto, “La Marina Militare italiana garantirà il passaggio delle nostre navi per lo stretto di Bab el-Mandeb”, seguiva neanche di 24 ore il discorso sullo stato dell'Unione della presidente della Commissione europea che annunciava un nuovo asse con Ottawa per rafforzare l’indipendenza e la sicurezza dell’Ue, di una Ue sempre più forte, di fronte alle minacce russe e alle tensioni con gli Stati Uniti, ossia l'opposto dell'uscita di Roma del ci pensiamo da soli. Una operazione comunque irrealizzabile e al momento buona per qualche giorno solo alla propaganda governativa, per quanto grave e indicativa delle ambizioni belliciste del governo della neofascista Meloni che schierava persino il ministro degli Esteri Tajani per sostenere che “abbiamo un forte interesse strategico” da difendere nel Mar Rosso dove passa “il 40% dell’intero traffico marittimo commerciale dell’Italia e il 6o% delle merci che esportiamo verso l’Asia” e non vogliamo entrare in guerra ma “solo garantire il passaggio dei mercantili che transitano dal Mar Rosso e da Bab elMandeb proteggendoli da eventuali attacchi degli Houthi”, che hanno già dimostrato di poterlo garantire da soli senza il “contributo” imperialsta italiano.
Il 19 settembre un drone degli Houthi colpiva l'aeroporto militare saudita di Taif e danneggiava anche almeno uno dei caccia Eurofighter italiani schierati nella base con altri arei cisterna e per la sorveglianza aerea in appoggio alla guerra di Usa e sionisti all'Iran. “Non siamo in guerra con l’Italia, né desideriamo che essa venga coinvolta in atti ostili contro il nostro Paese o che sostenga atti di aggressione contro la nostra nazione e il nostro popolo”, dichiarava un dirigenti Houthi, e concludeva con “ci chiediamo però cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi”. Non siamo in guerra ripetono Crosetto e Tajani, forse non in prima linea ma certamente a supporto nelle retrovie dato che mezzi e uomini militari dell'imperialismo italiano sono schierati su tutto il fronte mediorientale, da Erbil in Irak alle basi in Kuwait che già si sapeva e adesso anche in Arabia Saudita.
Sul teatro regionale è presente da agosto un altro attore imperialista locale, il Patto di Difesa della Mecca, l’alleanza di sicurezza reciproca firmata tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia che potrebbe non essere solo un semplice spettatore dato che il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan dichiarava il 21 settembre che l'Arabia Saudita potrebbe aver bisogno di sostegno militare nella guerra in Yemen e che la Turchia affronterà la questione con l'altro alleato, il Pakistan e potrebbe fornire intanto una non ben precisata assistenza tecnica.
23 settembre 2026