Commemorato l'eccidio palestinese del 1982
Dal massacro di Sabra e Shatila in Libano al genocidio a Gaza
B'Tselem denuncia il “Piano di Eliminazione” dei palesinesi in Cisgiordania del criminale sionista Netanyahu
 
Lo scorso 17 settembre il Centro di infomazione palestinese ha pubblicato un reportage dal titolo “Da Sabra e Shatila a Gaza… La giustizia attende invano” per ricordare il massacro dei palestinesi in Libano avvenuto 44 anni fa. Tra il 16 e il 18 settembre 1982, le milizie libanesi di destra alleate coi sionisti perpetrarono la brutale uccisione di migliaia di cittadini palestinesi e libanesi nel quartiere di Sabra, a Beirut, e nel vicino campo profughi di Shatila. Nel giugno 1982 i sionisti invasero il Libano con l'obiettivo di sradicare l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che aveva sede a Beirut. L'1 settembre l'OLP si era ritirata con la garanzia anzitutto degli Stati Uniti che i profughi palestinesi e i civili rimasti sarebbero stati protetti. Due settimane dopo l'esercito occupante sionista circondò Sabra e Shatila e affidò ai propri alleati il compito di entrare nelle aree abitate dai palestinesi e compiere il massacro.
Il reportage ricorda che il massacro ebbe inizio il 16 settembre 1982 e nei tre giorni successivi, gli abitanti dei due campi – in particolare donne, bambini e anziani – furono vittime di uccisioni e violenze, mentre le forze genocidarie imponevano un assedio alla zona e presidiavano le aree circostanti i due campi. Sabra e Shatila rimangono uno dei capitoli più sanguinosi della storia dei rifugiati palestinesi in Libano e a distanza di molti anni, i sopravvissuti al massacro ne ricordano ancora i dettagli come se fosse accaduto ieri.
A 44 anni dal massacro, appare ancora più evidente quanto sia difficile separare il passato dal presente, a quello che succede a Gaza anche se le due situazioni presentano circostanze politiche, militari e giuridiche proprie e differenti. Non è cambiata però la questione dei palestinesi costretti a vivere da profughi in Palestina. Per i palestinesi del Libano, Sabra e Shatila non vengono ricordate solo ogni anno come un evento tragico della loro storia. Per i sopravvissuti e i residenti dei campi, il massacro rimane un ricordo personale, così come l'assenza di familiari e i nomi che risuonano ancora nelle conversazioni.
Di conseguenza, commemorare questo evento nel 2026 assume una dimensione che va oltre il semplice ricordo di un fatto accaduto 44 anni fa; significa ricordare che le sofferenze dei civili palestinesi non sono iniziate a Gaza e che la storia di spostamenti di popolazione, massacri, distruzione di abitazioni e ricerca di sicurezza abbraccia diverse generazioni. Chiama in causa gli occupanti sionisti che col governo del criminale Netanyahu rispondono col genocidio alla richiesta del rispetto dei diritti del popolo palestinese.
Questo denunciavano sopravvissuti, familiari delle vittime e attivisti provenienti dall'Italia, dall'Argentina e da movimenti di solidarietà internazionale che si sono ritrovati nel cimitero di Sabra e Shatila nell'anniversario del massacro, collegando il ricordo delle vittime al terribile genocidio tuttora in corso in Palestina, in Libano e nella regione. Nel darne notizia l'emittente libanese Al Mayadeen pubblicava il 21 settembre anche la testimonianza sui crimini sionisti avvenuti a Sabra e Shatila, di un soldato israeliano che ne era stato protagonista “assistendo” al lavoro dei sicari delle milizie libanesi.
Una situazione per alcuni aspetti simile a quella attuale in Cisgiordania nella quale il governo del criminale Netanyahu affida parte del lavoro sporco alle milizie armate dei coloni. Lo conferma il recente rapporto dell'organizzazione pacifista israeliana B’Tselem che descrive il progetto governativo per l’eliminazione dei palestinesi in Cisgiordania, un rapporto titolato “Progetto di Eliminazione” che si basa su oltre 2.000 testimonianze raccolte negli ultimi tre anni, sulla sua lunga attività di ricerca sul campo e sulla documentazione ufficiale. Un lavoro che il sito di AssopacePalestina commenta con la considerazione che Israele sta lavorando per smantellare la capacità dei palestinesi di esistere come collettività in Cisgiordania, riorganizzando al contempo il territorio per stabilire una presenza ebraica contigua e permanente. Questo è il “Progetto di Eliminazione” che ha subito un'accelerazione fin dall'insediamento dell’attuale governo formato alla fine del 2022. Dal 7 ottobre 2023 all’agosto 2026, l’esercito e le milizie dei coloni hanno ucciso oltre 1.100 palestinesi in Cisgiordania, tra cui circa 245 bambini e adolescenti, hanno cacellato dalla mappa 66 comunità e altre 18 sono state parzialmente espulse. Le milizie dei coloni, sostenuti e appoggiati dallo stato, dominano ora il 18% della Cisgiordania mentre per i palestinesi si sono intensificate le restrizioni alla circolazione, scuole e università funzionano solo parzialmente, il sistema sanitario sta crollando, agli agricoltori viene impedito di coltivare i propri terreni e la disoccupazione è aumentata vertiginosamente a causa delle azioni di Israele.
Il rapporto completo che è possibile leggere sul sito https://www.btselem.org mostra come i vari eventi e le violazioni sioniste dei diritti dei palestinesi facciano parte di un unico meccanismo che opera attraverso cinque ambiti che agiscono simultaneamente, si intrecciano e si rafforzano a vicenda: Violenza e intimidazione; Restrizioni alla circolazione; Strangolamento economico; Distruzione sociale e politica; e Pulizia etnica e appropriazione territoriale.
La violenza intimidisce un’intera società e allontana i palestinesi dalle loro terre; i posti di blocco e le restrizioni alla circolazione isolano le comunità le une dalle altre e impediscono l’accesso al lavoro, alla terra, all’istruzione e all’assistenza sanitaria; l’appropriazione delle terre riduce lo spazio palestinese ed espande la presenza ebraica; lo strangolamento economico indebolisce le famiglie e le istituzioni e rende più difficile per le famiglie provvedere al proprio sostentamento; infine, gli attacchi alla vita sociale e politica riducono la capacità della società palestinese di organizzarsi e sostenersi. Un piano che completa la politica genocida del criminale governo sionista Netanyahu.


23 settembre 2026