Valdengo (Biella)
137 lavoratrici e lavoratori della cooperativa Orso Blu a rischio licenziamento
Tante parole dalla politica istituzionale, ma nessuna risposta concreta

Dal corrispondente dell'Organizzazione di Biella del PMLI
Come annunciato dal comunicato della CGIL di Biella, giovedì 10 settembre, si è svolto davanti ai cancelli dello stabilimento Hermes Fulfillment di Valdengo, società del gruppo tedesco Otto, il presidio delle lavoratrici e dei lavoratori della cooperativa sociale Orso Blu, che rischiano di rimanere disoccupati al termine del periodo di cassa integrazione straordinaria, previsto per fine mese.
Numerose le bandiere di CGIL e UIL, a testimonianza dell'alto livello di sindacalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti in una vertenza drammatica. La loro preoccupazione è quella di essere scaricati dalla cooperativa sociale che negli anni ha rivendicato il proprio ruolo all'interno della comunità biellese e l'impegno a non lasciare nessuno a casa. Grave e incomprensibile, l'assenza della CISL, che ha scelto di non partecipare al presidio, rompendo l'unità sindacale proprio nel momento in cui sarebbe stata maggiormente necessaria.
Alla base della vertenza vi è la decisione di Hermes Fulfillment di interrompere il contratto d'appalto con Orso Blu e, ancora più grave, di non presentarsi al tavolo di confronto richiesto dalla regione Piemonte. Ciò dimostra ancora una volta qual è il potere di cui dispongono le grandi multinazionali: possono arrivare sul territorio, usufruire di incentivi e agevolazioni, investire quando intravedono opportunità di profitto e, quando quella convenienza viene meno, andarsene.
È questa la logica del capitalismo che nessuno, tra i rappresentanti della politica istituzionale presenti al presidio, ha voluto mettere realmente in discussione. A Valdengo sono intervenuti: Chiara Appendino, parlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino; la consigliera regionale di minoranza del Partito Democratico Emanuela Verzella; il consigliere regionale di maggioranza di Fratelli d'Italia Davide Zappalà; il presidente della provincia di Biella Emanuele Ramella, del Partito Democratico, oltre a diversi consiglieri comunali del PD. Eppure, ascoltandoli, è emerso soprattutto un dato: non si contrappongono allo strapotere delle multinazionali. Tutti hanno criticato la decisione dell'azienda tedesca e manifestato solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori con i consueti “siamo con voi” e “siamo al vostro fianco”. Eppure, nessuno ha indicato una soluzione precisa per garantire la continuità occupazionale. Nessuno ha annunciato un impegno concreto per la ricollocazione delle 137 lavoratrici e lavoratori. Nessuno ha garantito il prolungamento della cassa integrazione o l'attivazione di ulteriori “ammortizzatori sociali”. E soprattutto nessuno ha messo in discussione il meccanismo che consente a una grande multinazionale di decidere unilateralmente del destino di centinaia di lavoratrici e lavoratori.
Va rilevato il profondo distacco tra chi parla dai palchi istituzionali e chi si trova oggi davanti ai cancelli a difendere il proprio posto di lavoro. Quando si percepiscono stipendi nell'ordine di migliaia di euro al mese, è difficile comprendere fino in fondo cosa significhi vivere con circa 1.400 euro al mese e sapere che, alla fine della cassa integrazione, quello stipendio potrebbe non esserci più.
Al termine degli interventi ha preso la parola Lucietta Bellomo, portando i saluti e la solidarietà dei quattro partiti comunisti biellesi, PRC, PCI, PCUP e PMLI. La compagna ha denunciato che è il sistema capitalistico a generare disoccupazione, precarietà e ingiustizia sociale, sottolineando che non può essere affidato alla benevolenza delle imprese il diritto al lavoro. Sono innanzitutto le lavoratrici e i lavoratori, attraverso la propria organizzazione e la propria lotta, a dover difendere i propri diritti. La storia delle grandi conquiste del movimento operaio, comprese quelle ottenute con le lotte degli anni Sessanta e Settanta, dimostra che i diritti non sono stati regalati dai padroni né concessi spontaneamente dalle istituzioni: sono stati conquistati attraverso la mobilitazione e la lotta.
Particolarmente significativo è stato poi l'intervento diretto di un gruppo di lavoratrici, che ha espresso con forza la propria rabbia. È stato detto chiaramente che, dopo tante parole di solidarietà pronunciate da sindacalisti e rappresentanti istituzionali, le lavoratrici rischiano concretamente di trovarsi senza lavoro alla fine del mese e che, nell'attuale situazione economica e occupazionale del Biellese, trovare un nuovo impiego è tutt'altro che semplice. Le risposte non possono essere fatte soltanto di speranze e dichiarazioni. La richiesta di qualche mese in più di cassa integrazione o della possibile ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori negli altri appalti della cooperativa può rappresentare un intervento immediato, ma non risolve il problema di fondo: chi lavora non può essere considerato una merce da utilizzare finché conviene e da gettare via quando non produce più il profitto atteso. Quello che è accaduto a Valdengo dimostra ancora una volta il potere che il capitale esercita sulle condizioni di vita delle masse. Le multinazionali vengono lasciate libere di agire secondo la propria convenienza, mentre ai lavoratori viene chiesto di accettare le conseguenze delle loro decisioni.
Questa logica va respinta. Il lavoro non è una merce e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere subordinata al profitto. I quattro partiti comunisti biellesi hanno pertanto confermato la propria solidarietà e la propria disponibilità a convergere nelle iniziative di lotta che le lavoratrici e i lavoratori decideranno di intraprendere, perché è dalla mobilitazione e dall'unità di chi lavora che può nascere una risposta reale alla minaccia dei licenziamenti.
Al presidio era presente il compagno Gabriele Urban, Responsabile dell'Organizzazione di Biella del PMLI, che ha distribuito quasi un centinaio di copie del volantino unitario di lotta e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della cooperativa Orso Blu.

23 settembre 2026