Equipara l’antisemitismo all’antisionismo
La legge antisemitismo reprime ogni dissenso alla politica e ai crimini sionisti del governo Netanyahu
 
Dopo l'approvazione già avvenuta in Senato lo scorso 4 marzo grazie ai voti della maggioranza che sostiene il nero governo di Meloni, ma anche a quelli di Italia Viva, di Azione e di sei senatori del PD, il disegno di legge intitolato “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo” sta per ottenere il sì definitivo alla camera.
All'indomani del voto di marzo, Il Bolscevico aveva pubblicato un dettagliato e approfondito articolo dal titolo ”Passa al Senato il Ddl per reprimere il dissenso antisionista e contro Israele”, che potete leggere al link https://www.pmli.it/articoli/2026/20260311_10d_PassaDdLvsAntisionista.html.

Una legge illiberale e pericolosa
Rispetto al testo originario, quello che andrà alla Camera non contiene più le sanzioni previste per chi si esprime pubblicamente contro la politica razzista e genocida dello Stato israeliano, anche perché apparse già in prima lettura inequivocabilmente incostituzionali. Il resto dell'impianto che proibisce nei fatti ogni espressione di contestazione antisraeliana è però confermato.
Un impianto che nella sostanza va in piena continuità con l'opera del governo di Mussolini in gonnella Meloni su tutti i fronti, ed in particolare con la repressione di qualsiasi tipo di dissenso, senza ovviamente dimenticare l'evidente utilità nel consolidamento della politica imperialista e filosionista che lega in un pericoloso filo nero, sia la politica interna che quella estera dell'esecutivo neofascista.
Il cardine del decreto è l’adozione della “Definizione operativa di antisemitismo” proposta nel 2016 dall’International holocaust remembrance alliance (Ihra), inclusi i suoi indicatori, al cui interno si annida l’equiparazione fra antisemitismo e antisionismo che si traduce nella pratica fondendo nello stesso principio due concetti completamente diversi quali sono l'odio per gli ebrei in quanto tali e le critiche alle politiche razziste, colonialiste e genocide del suo governo. L'Ihra poi, in tutta evidenza pienamente cosciente degli scempi che da decenni si compiono in Palestina ed in Cisgiordania, configura come reato “il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”, nonostante gli evidenti parallelismi.
Non sfugge a nessuno che questo quadro assicura a Israele non solo garanzie di poter agire indisturbato in Medio-Oriente, ma anche un surplus di legittimità politica internazionale là dove questa definizione sarà assunta e trasformata in legge.
Fra l'altro la definizione dell’Ihra non è vincolante, e come tale l’hanno recepita tutti gli altri Paesi, tranne la Romania. L'Italia di Meloni è il secondo Paese che invece l'assume come colonna portante di una legge dello Stato.
Un’anomalia che evidenzia in maniera lampante l'opportunità, colta al volo da Meloni, per dare l'ennesimo giro di vite alla repressione del dissenso politico; infatti, partendo da queste basi specifiche, il Ddl di Meloni allarga al generale introducendo “misure di prevenzione e contrasto” che non solo delegittimano, ma soprattutto puniscono, la critica politica. A poco infatti servono gli incisi presenti nel testo che vaneggiano sulla salvaguardia della libertà di critica e sull’autonomia di scuola e università, poiché a fronte della permeante definizione dell'Ihra, esse non sono altro che mera retorica, utili solo ad essere esaltati quali deterrenti ai reali obiettivi del Governo che in realtà non sono.
Insomma, un maldestro tentativo di Meloni che naturalmente non convince nessun antifascista ed antimperialista che abbia almeno un grammo di coscienza antisionista.

Un nuovo giro di vite nella repressione del dissenso politico
In questo dibattito molti esperti hanno evidenziato di come in Italia esista già una norma, l’art. 604-bis del codice penale, che punisce la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa, e che menziona altresì esplicitamente la Shoah; proprio per questo la volontà del Governo di tornarci sopra smaschera di per sé l'esistenza di un altro obiettivo principale, e cioè certamente neutralizzare le mobilitazioni per la Palestina e contro lo stato sionista di Israele nel suo genocidio basato sul razzismo e sul colonialismo, ma al contempo costruire un generale grimaldello di legge per reprimere qualsiasi tipo di dissenso che l'esecutivo neofascista ritenga scomodo alle sue politiche neofasciste ed imperialiste.
Il Ddl infatti non contrasta affatto l’antisemitismo, bensì consolida il fascsimo reprimendo contemporaneamente l'antifascismo e l'antimperialismo. In soldoni, per capire l'entità del provvedimento, è sufficiente pensare che secondo il testo, anche esponenti ebrei borghesi come Anna Foa, Gad Lerner o Stefano Levi Della Torre, sarebbero da considerarsi antisemiti per la loro posizione su Israele e sul boia Netanyahu, ed addirittura avrebbero avuto la stessa etichetta (e le conseguenti azioni repressive) anche Albert Einstein e Hannah Arendt, che nel 1948 all’indomani della fondazione dello Stato di Israele in una dichiarazione pubblica definivano fasciste le scorrerie della destra ebraico-israeliana di Begin e Shamir, diretta progenitrice del Likud di Netanyahu, per cacciare i palestinesi dalle loro case.

Un larghissimo fronte di opposizione contro decreto e governo
Dal marzo scorso ad oggi si è formato contro la legge un vastissimo fronte di opposizione. La scorsa settimana davanti a Montecitorio, mentre in Commissione Affari Costituzionali si è discusso il Ddl, oltre duecentocinquanta organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà di espressione e informazione hanno protestato chiedendo lo stop della norma liberticida in un presidio al quale hanno partecipato oltre un migliaio di persone.
Erano presenti Amnesty International, Arci, Anpi, Bds Italia, i sindacati (dalla Cgil ai Cobas a quello dei giornalisti, la Fnsi), Rete italiana pace e disarmo, A buon diritto, collettivi e associazioni di studenti, giuristi, operatori sanitari ed alcuni partiti antifascisti. Non pervenuto il Movimento 5 Stelle del trasformista liberale Conte, e neppure il PD, con alcuni suoi esponenti presenti, ma solo a titolo personale.
In piazza anche una rappresentanza degli oltre tremila studiosi e docenti che hanno redatto un appello per opporsi a quella che anche loro definiscono “una definizione di antisemitismo impropria e liberticida”.
“I disegni di legge – scrivono i docenti nell'appello - nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo Stato israeliano. (…) La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette.”
Oltre a Roma, presìdi e manifestazioni si sono tenuti in contemporanea in altre 45 città d'Italia dietro lo slogan "La critica a Israele deve restare legittima" e "Antisionismo non è antisemitismo". In questa grande mobilitazione nazionale Milano ha rappresentato la principale piazza del Nord per affluenza, coordinata dai comitati locali per la Palestina, associazioni studentesche e sindacati di base, che hanno manifestato in contemporanea con l'evento della Capitale.
Altre importanti presidi e cortei si sono svolti a Firenze, Torino, Napoli, Lecce Cagliari e Bologna, registrando una numerosa presenza di giovani e giovanissimi antifascisti ed antimperialisti.
Vista la prosecuzione dell'iter legislativo, le organizzazioni promotrici del presidio del 9 settembre hanno annunciato una mobilitazione permanente in vista dei successivi passaggi istituzionali previsti per l'inizio di ottobre.

Riempire le piazze per cacciare Meloni
Anche per noi è inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo. Allo stesso tempo è chiaro che Mussolini in gonnella con questo decreto miri a istituire per legge un meccanismo di censura che colpisce non soltanto le piazze e i movimenti per la Palestina, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico, in una spirale repressiva di ogni tipo di dissenso, politico, economico o sociale che sia.
Per questi motivi e per i tanti altri contenuti nei provvedimenti antipopolari dell'esecutivo in camicia nera, è indispensabile che il movimento che per mesi ha invaso le piazze in difesa della libertà del popolo palestinese, di sostegno alla Flotilla, e contro i decreti liberticidi del governo Meloni, ritrovi la sua unità, si allarghi a macchia d'olio e ritorni ad occupare le piazze e le università.
Bloccare questo Decreto è indispensabile anche per dare una spallata al governo Meloni che va cacciato prima delle prossime elezioni con la piazza, data l'inconsistenza delle opposizioni parlamentari, che alla fine si traduce in complicità istituzionale. Un ruolo importante in questa battaglia lo hanno anche i sindacati, inclusa la CGIL che però mantiene una linea e un atteggiamento troppo timido, incapace di far fronte al compito antifascista che le sarebbe proprio nel far crollare il governo neofascista Meloni prima che esso faccia altri danni e si blindi al potere per un nuovo ventennio.

23 settembre 2026