Rufina ha celebrato la Liberazione dal nazifascismo
Carotti, Vicepresidente ANPI, denuncia la natura e l’operato neofascisti del governo Meloni ed esorta gli antifascisti a dare fiducia ai giovani

Dal corrispondente della Cellula “F. Engels” della Valdisieve
L’11 settembre ricorre l’Anniversario della Liberazione dal nazifascismo di alcuni comuni della Valdisieve, in provincia di Firenze, fra cui Rufina. Da una quindicina di anni, col rinnovarsi della sezione ANPI del paese, questa ricorrenza viene celebrata pubblicamente dall’ANPI stessa e dalle amministrazioni comunali che negli anni hanno patrocinato l’iniziativa.
Fra gli interventi vogliamo sottolineare quello pronunciato dalla Vicepresidente della sezione ANPI di Rufina, Moira Carotti, che ha richiamato alla difesa attiva della Resistenza e dei suoi valori, ha definito neofascista il governo di Mussolini in gonnella Meloni, richiamando gli organismi presenti ad una particolare attenzione sui giovani e sui giovanissimi che dovrebbero essere al centro dell’azione delle associazioni e dei gruppi antifascisti per contrastare l’offensiva culturale e politica delle destre. Carotti ha anche chiamato alle proprie responsabilità i governi “di tutti i colori” che si sono succeduti e che sono stati complici effettivi della situazione attuale.
Noi ci auguriamo che le ANPI in generale, e non solo la sezione di Rufina, rispondano positivamente a questo importante stimolo ed impegnino il loro lavoro e le loro forze per cacciare immediatamente il governo Meloni da un lato, e dall’altro nel ricostruire una nuova cultura popolare a partire dai giovani, realmente antifascista.
Di seguito l’intervento integrale.
 
Buon pomeriggio a tutti ed a tutte e buon 11 settembre!
Oggi, celebriamo l’Anniversario della Liberazione di Rufina dal nazifascismo, una delle date più importanti della storia del nostro paese.
Desidero innanzitutto rivolgere un ringraziamento all'Amministrazione comunale per l'impegno costante nel marcare questa data e nell'affiancare le iniziative dell'ANPI nel tentativo di tenere viva la memoria storica dell'antifascismo e della Resistenza.
Custodire questa ricorrenza non è un semplice atto formale; è una scelta politica e culturale precisa, perché significa tenere vive le radici democratiche del nostro territorio e consegnare il testimone della Memoria alle generazioni più giovani sulle quali dobbiamo concentrare la nostra attenzione.
Celebrare l'11 settembre a Rufina, tuttavia, non significa soltanto guardare al passato, perché al pari del 25 Aprile, non siamo di fronte ad una sterile operazione di nostalgia. Per noi ricordare la fine dell'oppressione nazifascista è, prima di tutto, un impegno nel presente ed una responsabilità per il futuro perché oggi è chiaro a tutti quello che noi abbiamo sempre rivendicato e sostenuto; e cioè che Resistenza non è un capitolo chiuso nei libri di storia, ma un processo continuo di vigilanza che ha in noi antifascisti ed antifasciste i suoi attori principali. È ora di sentirsi addosso fino in fondo questa responsabilità nonostante tutti i problemi e le questioni personali, le difficoltà lavorative e familiari che ciascuno di noi inevitabilmente ha in una società come questa che ti lascia sempre più solo.

Oggi però dobbiamo dirci anche una verità scomoda, perché vigilare non basta più.
Di fronte ad un'epoca attraversata dal consolidarsi dell'estrema destra in gran parte d'Europa, frutto soprattutto di tradimenti e disimpegno delle forze politiche e sociali che negli anni si sono dette vicine alle popolazioni sempre più povere ed emarginate ma che in realtà hanno ingrassato i profitti ed i privilegi dei potenti, non possiamo limitarci a mantenere una postura difensiva. Non basta “indignarsi” di fronte ai rigurgiti di intolleranza, alle ronde neofasciste ed ai femminicidi che portano in sé i germi della cultura oppressiva, razzista e patriarcale, e non è sufficiente inviare un post di condanna sui social per sentirsi l'animo leggero di chi ha fatto qualcosa.
Oggi c'è bisogno di fare un passo in avanti, e cioè di veicolare fra i giovani una nuova proposta culturale antifascista, una controffensiva ideale e pratica che risponda colpo su colpo ai disvalori che, da ogni parte, bombardano i nostri giovani e le nostre ragazze. Dobbiamo combattere il dilagare dell’individualismo sfrenato, contrapponendo la funzione sociale che ciascuno di noi ha, assieme all'idea che si cresce solo insieme.
Alla cultura della prepotenza e della sopraffazione del più forte, dobbiamo rispondere con la forza della collaborazione e della condivisione, così come al veleno del razzismo e della discriminazione, dobbiamo contrapporre la pratica quotidiana dell’uguaglianza e del rispetto di classe.
C'è inoltre una funzione cruciale, quasi pedagogica, che oggi sia i Comuni antifascisti sia le sezioni dell'ANPI come la nostra dovrebbero svolgere con coraggio: ed è quella di scardinare i continui "nemici sociali" che vengono costruiti e proposti alle masse popolari e ai giovani distogliendo l'attenzione dalle vere problematiche e, soprattutto, dai reali responsabili.
Per anni - e per responsabilità di tutti i governi che si sono succeduti seppur con stili diversi - il dito è stato puntato in modo ossessivo contro l'immigrazione, indicando gli ultimi della terra come i responsabili di ogni crisi sociale ed economica.
Attualmente questo approccio falso ed opportunista fa un ulteriore e preoccupante salto in avanti per mano del governo Meloni che sta dimostrando nella pratica la sua matrice neofascista, continuando a colpire i soggetti più vulnerabili.
Oggi addirittura intende modificare da destra, in chiave puramente punitiva, persino la responsabilità penale dei minori. Si sceglie di incarcerare e punire il disagio giovanile anziché curarlo, istruirlo e integrarlo. La destra ha soltanto la ricetta della repressione per i giovani; siamo noi che dobbiamo dare loro fiducia, anche se a volte possono sembrare distanti dai nostri valori. Bisogna cercarli dove sono, accettarli senza aspettare che siano totalmente dalla nostra parte; bisogna sporcarsi le mani e, ripeto, dare loro fiducia.
Sulla questione della punibilità per i minori a partire dai 14 anni che il governo vorrebbe introdurre, fra l'altro si consuma un paradosso storico imperdonabile, perché con questa riforma si va addirittura ad inasprire e blindare ulteriormente l'impalcatura del Codice penale Rocco, firmato dal guardasigilli di Mussolini, che a causa dell'immobilismo bipartisan di ottant'anni di storia repubblicana, è ancora in vigore per il 70% del suo impianto.
Questo è semplicemente l'ultimo episodio che sottolinea come, dopo quasi un secolo di governi di “tutti i colori”, la Repubblica non solo non sia riuscita a recidere del tutto quel cordone ombelicale con il ventennio, ma che addirittura lo si restauri e lo si inasprisca anche formalmente.
Ma d'altra parte questo governo si è insediato per via istituzionale, e chi ha i capelli più bianchi dei miei ricorderà numerosi segnali che dimostravano quali erano le basi dell'Italia post-bellica; dalla nascita del MSI appena due anni dopo la Liberazione, ai funerali di Stato ad Almirante nell'88, gerarca fascista, editore de “La Razza” e fucilatore di partigiani, i rapporti degli apparati di governo ai tempi del tentato golpe, con gli autori della strategia stragista e con la mafia.
Capite allora quanto lavoro c'è ancora da fare.
Ecco perché tenere alta la bandiera della Resistenza oggi non è una cerimonia di facciata, ma significa lottare per dare corpo e voce ai nostri pilastri che sono la libertà, l'uguaglianza, la parità e l'inclusione.
I partigiani che lottarono e soffrirono su queste colline e su queste montagne ci hanno consegnato una promessa di democrazia e di riscatto sociale che purtroppo si è concretizzata solo in parte.
Sta a noi, oggi, decidere se essere custodi passivi o testimoni attivi di quella promessa, impugnando l'arma della Resistenza e dell'antifascismo per disarmare la propaganda della paura e della divisione popolare.
Buona Liberazione a tutti e viva Rufina antifascista!

23 settembre 2026