Sfrattato lo Spin Time col pretesto dell'incendio
Gli abitanti avrebbero potuto rientrare subito se il sindaco Pd Gualtieri avesse puntato i piedi, mentre ha favorito la proprietà dell’immobile, Investire SGR, con deroghe alle norme urbanistiche di Roma.
Il ministro Piantedosi ha colto la palla al balzo per lo sgombero in combutta con la polizia di Stato e la magistratura
L’esperienza di Spin Time nasce nell’ottobre del 2013 con l’occupazione di un palazzo di 10 piani e 21.000 mq che si trova in via Santa Croce in Gerusalemme, nel rione Esquilino di Roma.
L’edificio, già sede del disciolto Inpdap - l’Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica, poi confluito nell’Inps – era stato progressivamente abbandonato dall’ente tra il 2003 e il 2010 e - venduto nel frattempo dal Gruppo Banca Finnat Euroamerica spa a Investire SGR per 1 miliardo di euro - al momento dell’occupazione era totalmente inutilizzato.
L’occupazione del palazzo, coordinata dall’associazione Action, ha consentito a 150 famiglie, che si erano ricavate delle stanze negli spazi già adibiti a ufficio e che avevano predisposto su ogni piano bagni e cucine in comune, di avere una casa, ma non è tutto: infatti si formava una gestione collettiva degli spazi comuni, per cui la sala conferenze dell’Inpdap diveniva un auditorium che negli anni ha ospitato spettacoli di prosa e di musica, la mensa aziendale si trasformava in un’osteria popolare e altri spazi comuni un tempo dedicate ad attività dell’Inpdap venivano adibite a spazi dedicati ad attività ricreative e di servizio sociale per bambini e adulti di tutto il quartiere e, in generale, delle masse popolari di quel territorio.
Tale autogestione è sempre, sin dal principio, avvenuta in modo trasparente e condiviso, con assoluta attenzione agli spazi comuni nell’interesse delle famiglie occupanti e di tutto il resto della collettività.
Il 7 maggio del 2019 la società Acea staccava la luce a tutto il palazzo per morosità mettendo i sigilli al contatore, disattivando di conseguenza le autoclavi per l'acqua corrente che funzionano elettricamente, lasciando 450 persone, tra cui minori e malati, senza questi servizi fino alla serata dell’11 maggio, quando con un gesto eclatante l’elemosiniere dell’allora papa Francesco, il cardinale polacco Konrad Krajenswski, si calava da solo sul pozzetto del marciapiede con una cassetta di attrezzi rimuovendo personalmente i sigilli al contatore e ripristinando manualmente la corrente elettrica a tutto lo stabile e lasciando il proprio biglietto da visita sullo stesso contatore.
La vicenda ebbe risonanza mondiale e tutti videro nel gesto dell’elemosiniere la volontà stessa di Francesco, l’Acea non tentò più di staccare nuovamente la luce, non ci furono conseguenze legali di alcun tipo per l’elemosiniere del papa per l’atto compiuto, anche per prevedibili implicazioni diplomatiche col Vaticano (rimuovere i sigilli è reato per il diritto italiano) mentre la politica nazionale e, soprattutto, romana non batté ciglio, eppure l’allora sindaca Virginia Raggi del M5S avrebbe dovuto prendere il pretesto dalla risonanza mondiale dell’evento per tentare di risolvere l’annoso problema dello stabile occupato, cosa che non fece né lei né il suo successore al Campidoglio, l’attuale sindaco Roberto Gualtieri del Pd.
E così sono passati gli anni fino a che nella serata dello scorso 29 luglio è scoppiato un incendio in uno spazio comune al piano terra del gigantesco immobile che ha determinato l’immediato intervento di sei squadre dei vigili del fuoco e la fuoriuscita di tutti i circa 400 abitanti per consentire le operazioni di spegnimento e di successivo controllo dell’intero immobile. All’inizio i vigili del fuoco intervenuti rassicuravano gli sfollati promettendo loro che sarebbero rientrati in poche ora, come era già accaduto nel 2022 quando era scoppiato un piccolo incendio. Eppure nel verbale dei vigili del fuoco redatto al termine delle operazioni è scritto che “il personale operante ha riscontrato condizioni di potenziale pericolo e interdetto lo stabile, di concerto con la polizia di stato”
, da cui si deduce chiaramente che il Ministero dell’Interno di Piantedosi – da cui dipendono sia i vigili del fuoco sia la polizia di Stato – ha colto la palla al balzo coinvolgendo del tutto arbitrariamente la polizia di Stato per far restare fuori gli occupanti con il pretesto della sicurezza e, in prospettiva, di sgomberare l’immobile. Sia la digos sia la squadra mobile entravano quindi nello stabile mentre le famiglie erano per strada e mentre i vigili del fuoco stavano compiendo i sopralluoghi tecnici sfondando persino a calci portoni dove i residenti avevano lasciato le chiavi, rinvenendo complessivamente alcune decine di grammi di hascisc in alcuni locali dell’immobile e comunicando il fatto all’autorità giudiziaria la quale, oltre a sequestrare ovviamente lo stupefacente, disponeva il sequestro preventivo e probatorio dell’intero immobile ipotizzando il reato di incendio colposo, entrando anch’essa a gamba tesa all’interno del palazzo e impedendo definitivamente agli sgomberati di rientrare nelle loro case.
Che quello della polizia di Stato sia stato, del resto, un intervento anomalo lo afferma anche un comunicato del responsabile nazionale di Usb Vigili del Fuoco il quale su Facebook afferma: “nella notte del 29 luglio, durante l’evacuazione di Spin Time a Roma, i vigili del fuoco sono stati impiegati in maniere inaccettabili. Un collega aderente a USB, presente quella notte, conferma: le chiavi degli alloggi erano a disposizione dei soccorritori, eppure le porte sono state sfondate a calci. Noi non facciamo ordine pubblico. Noi facciamo soccorso pubblico. Buttare giù una porta a calci non ha nulla di tecnico e rischia di travisare il nostro ruolo di soccorritori. Lo Spin Time chiama a raccolta l’Italia alla manifestazione nazionale del 19 settembre. Perché il nostro mestiere è salvare vite, non diventare strumento di sgomberi”
. Insomma, negli stessi minuti in cui i vigili del fuoco ispezionavano l’immobile per verificarne la sicurezza la polizia di Stato irrompeva anche negli spazi privati sfondando le porte, e con questo si ritorna al ruolo ricoperto nella vicenda da Piantedosi il quale come ministro dell’Interno del governo Meloni, come si è visto per il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino, combatte sin dal suo insediamento una vera e propria guerra contro le realtà autogestite, e che quando era ancora capo di gabinetto del ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel 2019, aveva già a più riprese espresso una linea durissima in tema di sgomberi, con particolare riferimento allo Spin Time, un colpo che è andato a segno ora con il pretesto di un piccolo incendio.
Il Comune di Roma retto dal sindaco Gualtieri del Pd in tutta la vicenda dell’immobile ha fatto la parte del latitante, e ha persino fatto fatica a trovare una graduale sistemazione in varie parti della capitale, quasi sempre precaria, alle oltre 400 persone che per tutto il mese di agosto hanno dovuto dormire, con le temperature altissime di quest’anno, nelle tende piantate sulla via di Santa Croce in Gerusalemme, dove la circolazione stradale è stata ripristinata solo il 25 agosto dopo quasi un mese, quando le ultime persone hanno lasciato le tende.
Gualtieri, e prima di lui Virginia Raggi, avrebbero avuto a disposizione due possibilità che il diritto vigente conferisce loro per far tornare in mano pubblica la proprietà dell’immobile occupato: l’esproprio e l’acquisto da parte del Comune di Roma al fine di fare entrare lo stesso in mano pubblica, ma per il momento ambedue le strade sono precluse in quanto sull’immobile gravano due sequestri della magistratura, uno del marzo del 2020 disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma per il reato di occupazione abusiva (e tale sequestro è stato vanificato dalla resistenza degli occupanti) e l’altro della fine di luglio di quest’anno (e quest’ultimo sequestro, purtroppo, si è concretizzato nel modo che tutti sappiamo).
In attesa, quindi, che la magistratura dissequestri gli immobili e ponga fine, per ciò che le compete, a questo sciagurato teatrino istituzionale messo in scena sulla pelle delle masse popolari, preso atto che i capibastone politici e polizieschi del governo Meloni hanno già vibrato il loro micidiale colpo di maglio sulla pelle delle classi sociali subalterne, deve prendersi in considerazione cosa avrebbe potuto e dovuto fare il Comune di Roma - e cosa potrà e dovrà fare dopo il dissequestro - per risolvere la vicenda.
La via dell’esproprio per il Comune è lunga e difficoltosa per le implicazioni giuridiche e per questo non è mai stata seriamente presa in considerazione in passato dal Campidoglio, eppure la comunità e i legali di Spin Time hanno chiesto ufficialmente al sindaco Roberto Gualtieri, dopo lo sgombero, l'esproprio dell'immobile, dopo che per anni il proprietario di quest’ultimo - la società Investire SGR – si è rifiutato di vendere lo stabile al Comune.
Il Campidoglio, infatti, ha in passato più volte proposto l'acquisto dell'edificio al fondo proprietario per trasformarlo in edilizia residenziale pubblica e salvaguardare la funzione sociale, ma lo ha fatto in modo evidentemente poco convincente e soprattutto in modo ambiguo addirittura favorendo la proprietà, che è titolare di centinaia di immobili di pregio soltanto nella capitale, che ha ottenuto discrezionalmente dalla Giunta Gualtieri – insieme ad altri fondi immobiliari - varianti urbanistiche, cambi di destinazione d'uso facilitati e permessi rapidi che hanno consentito di massimizzare i profitti privati. Tutto ciò risulta altamente sospetto, perché sembra che il Comune di Roma retto da Gualtieri nei confronti del proprietario dello stabile di Spin Time sia incerto e titubante quando si tratta di salvaguardare la dignità di centinaia di persone e di un’esperienza sociale e di vita creata in tanti anni di duro lavoro sociale mentre stenda un tappeto rosso quando si tratta di salvaguardare gli interessi speculativi.
Il sospetto che la politica di Gualtieri sullo Spin Time sia deliberatamente ambigua e inadeguata è più che lecito, mentre è certo che una sua tempestiva, ferma e decisa presa di posizione politica nelle prime ore del blitz politico e poliziesco condotto da Piantedosi tramite i suoi accoliti della polizia di Stato avrebbe con ogni probabilità consentito agli abitanti di rientrare nei propri alloggi in tempi ragionevoli.
Se Gualtieri avesse avuto la volontà politica oggi non sarebbe accusato di essere un politico vigliacco e incapace non soltanto dagli attivisti dello Spin Time, ma da tantissimi appartenenti alle masse popolari che si trovano in condizioni simili, ai quali la politica regala soltanto equivoci rapporti con il padronato e le istituzioni al soldo dello Stato borghese soltanto manganello e repressione.
Del resto, la lotta di classe va combattuta con strumenti legali ma, soprattutto, illegali fino alla rivoluzione socialista, e l’occupazione altro non è che una delle forme di lotta di classe, concetto evidentemente del tutto estraneo agli esponenti del PD.
23 settembre 2026