L'europarlamento vara le nuove direttive di rimpatrio
Vergogna UE: legalizzata la deportazione dei migranti
Una scelta che insegue le politiche repressive di Trump (Ice compresa)
Mussolini in gonnella canta vittoria

Le nuove norme sul rimpatrio dei migranti sono state approvate mercoledì 17 giugno dal parlamento europeo con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni .

“Spettacolo” indegno a Strasburgo
Al momento dei risultati e senza alcun ritegno, dall'emiciclo di Strasburgo è partita una raffica di applausi e una parte di deputati ha ritmato cori da stadio: “Send them back”, rimandateli indietro, contrastati timidamente dalle grida di “vergogna” partite dagli spalti di una parte della “sinistra”. La plenaria dell’eurocamera ha dato il via libera definitivo all’inasprimento delle norme, con un iter d’urgenza, appena 15 giorni dopo il compromesso negoziato con i governi riuniti nel Consiglio Europeo.
Questa larga maggioranza è stata possibile grazie alla saldatura tra i popolari del Ppe, i conservatori di destra dell'Ecr e i sovranisti del “gruppo dei Patrioti” . Questo ha fatto sì che, per quanto riguarda l'Italia, i partiti di governo si sono ritrovati tutti uniti, da FI a FdI alla Lega, che in Europa sono affiliati separatamente ad ognuno di questi tre raggruppamenti. I “Sì” sono arrivati anche da una nutrita pattuglia di LiberalDemocratici, in particolare tedeschi e olandesi. Per il resto, a dire “no” sono stati i socialisti, ma con le defezioni di danesi e maltesi, al governo nei rispettivi Paesi che sostengono la linea dura, e astensione di svedesi e finlandesi. Astenuti anche verdi e sinistra, che hanno motivato la scelta come una protesta contro la deriva punitiva delle politiche migratorie della Ue.
Altro che “continente inclusivo”, “terra di pace e diritti universali”. Con questa stretta ai diritti legati a immigrazione e asilo, l'Europa legittima le deportazioni dei migranti. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, qualche anno fa raccontava che le migrazioni hanno “arricchito le nostre culture”, adesso invece con piglio militaresco afferma che “a decidere chi viene in Europa e in quali circostanze, siamo noi”. Si tratta della stessa narrazione che fanno i partiti xenofobi e neofascisti, della “Fortezza Europa” assediata da orde di migranti selvaggi e incivili, che vanno respinti alle frontiere, salvo chi può far comodo per i lavori più umili e faticosi.

Calpestati i diritti umani
Adesso i passaggi burocratici sembrano procedere speditamente, ma la gestazione del Patto immigrazione e asilo è stata lunga, quasi 6 anni. Il motivo è semplice: la negazione di un diritto universale come quello al libero movimento, va immancabilmente in contrasto con le Costituzioni di molti paesi europei, Italia compresa, della Convenzione di Ginevra del 1951 e contro il diritto internazionale in generale. Allora si è cercato un altra strada.
Lo ha spiegato bene il magistrato Luca Minniti, presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione e protezione internazionale di Bologna. “Non potendo però toccare i pilastri del diritto d’asilo, il Patto tenta un’operazione diversa. E per far questo prova a lavorare sulle procedure, sugli inciampi, sull’ostacolo all’accesso al diritto di asilo, quindi a cercare di non far esaminare approfonditamente in sede amministrativa prima e in sede giudiziaria poi, il diritto a ottenere la protezione internazionale da parte della persona straniera, con una serie di norme che si fondano su vere e proprie finzioni giuridiche”.
Ma vediamo nello specifico quali sono le novità. Anzitutto si parte dall'obbligo di cooperare con le autorità. Chi non dovesse farlo –oltre alla riduzione delle indennità–, vedrà i termini di detenzione passare dagli attuali 18 mesi fino a un massimo di 24, con l’eventualità di prorogarli a 30; la misura si applica anche ai minori, compresi quelli non accompagnati. Inoltre gli Stati potranno imporre divieti d’ingresso anche permanenti nei confronti di persone ritenute pericolose.
Ma i controlli potranno essere svolti anche su chi si trova già sul territorio di un paese Ue. In quest’ultimo caso, la polizia sarà probabilmente portata “a ricorrere alla profilazione razziale per individuare le persone che potrebbero non avere un permesso di soggiorno”, denuncia Picum, una Ogm che si occupa di assistenza ai migranti. Una procedura, spiega, che comprende controlli di identità e di sicurezza durante i quali si potrebbe essere detenuti per un massimo di 7 giorni. In pratica chi non ha “tratti somatici italiani”, pur essendo cittadino del nostro Paese, sarà soggetto a fermo per verificare la sua posizione. Inoltre verranno ampliati i poteri investigativi, dalle perquisizioni domestiche al sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici.
È del tutto evidente come per l'Ue i più elementari diritti umani e democratici sono diventati carta straccia, con perquisizioni arbitrarie e uomini e donne recluse in cella fino a due anni e mezzo senza aver commesso alcun reato. Tanto che fra le organizzazioni non governative, e non solo, si parla di un metodo ispirato all’Ice, la forza poliziesca americana che utilizzata metodi terroristici per la repressione delle persone migranti, che abbiamo visto all'opera negli Usa di Trump.
Il nuovo regolamento introduce anche l’European Return Order (ERO), un modulo standard nel quale gli Stati membri dovranno inserire gli elementi essenziali della decisione di rimpatrio. Lo strumento risulta finalizzato a facilitare il futuro riconoscimento reciproco tra gli Stati membri. Tale riconoscimento resterà inizialmente volontario e sarà oggetto di una valutazione entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento. Successivamente la Commissione europea potrà proporne l’eventuale obbligatorietà. Un altro tassello è rappresentato dal potenziamento del mandato di Frontex, l’agenzia Ue della guardia costiera e di frontiera, per occuparsi di espulsioni, e la digitalizzazione di un sistema per condividere le informazioni, in attesa della creazione di un “foglio di via” comune, valido per tutti gli stati membri.

Centri di detenzione in paesi terzi
Infine la novità più dirompente e controversa: la possibilità giuridica per gli Stati membri di creare, attraverso accordi ad hoc, degli “hub” di rimpatrio fuori dal territorio Ue. In queste realtà le persone migranti (incluse le famiglie con bambini) potranno essere trasferite, in pratica incarcerate, anche in assenza di qualsiasi legame con quei territori. Le possibili “candidature” riguardano dodici stati terzi: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Etiopia, Uzbekistan, Armenia e Montenegro.
Gli Stati membri dell’Unione dovranno finanziare integralmente gli hub di rimpatrio e potranno anche garantire ulteriori fondi, partenariati commerciali o altri incentivi per convincere i Paesi terzi ad accettare gli accordi. Molti Stati membri spingono per aumentare il budget destinato alla migrazione nel prossimo bilancio settennale dell’Ue, anche al fine di realizzare questi progetti. Gli hub di “rimpatrio”, che rimpatrio non è, perché si tratta di una deportazione dei migranti indesiderati in luoghi lontani, e la subordinazione degli accordi commerciali con i paesi in via di sviluppo alla collaborazione nei rimpatri, rivelano una mentalità neocolonialista: l’Ue intende approfittare della sua forza economica per piegare paesi più deboli e dipendenti all’accettazione delle sue politiche.

Esulta Meloni
L'istituzione degli hub di rimpatrio ha reso euforica la Meloni. Si segue così, “di fatto, la strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa” che “oggi è uno strumento a disposizione dell’Europa intera”, ha rivendicato Mussolini in gonnella, con un videomessaggio a margine del G7 di Évian. Alcuni giuristi hanno obiettato che l’accordo Italia-Albania si colloca su un piano diverso perché prevede l’estensione della nostra giurisdizione oltre confine, mentre con il paese terzo “sicuro” si affida ad altri la gestione di richiedenti o espulsi. Sì, ma in questo caso occorre dare ragione alla Meloni, perché la logica di fondo è la stessa di quella perseguita dal suo governo e da accordi simili, come quello stilato tra Regno Unito e Ruanda: appaltare a paesi terzi la detenzione e repressione dei migranti.
Alla luce di queste nuove norme, che danno la priorità assoluta alla repressione dell'immigrazione indesiderata, gli Usa di Trump non appaiono molto lontani. Norme che contribuiscono ad alimentare quella politica che cerca di indirizzare la rabbia delle masse popolari europee contro i migranti, distogliendola dai veri responsabili del peggioramento delle loro condizioni economiche e sociali che sono il capitalismo, l'imperialismo e la stessa Ue.
Una politica che, con gradi diversi, non appartiene solo alla destra più razzista, xenofoba e islamofoba, ma fa breccia anche nei partiti borghesi che si definiscono socialisti, specie quando sono al governo, come abbiamo visto con il voto dell'Europarlamento. Ma anche quando sono all'opposizione, come in Italia, si lascia aperta la porta, in funzione elettorale, al sovranismo e al razzismo. Lo dimostrano PD e 5 Stelle, che nei commenti a seguito dell'approvazione delle nuove norme sui rimpatrio dei migranti, le hanno si condannate come “pratiche di deportazione non compatibili con i valori democratici dell’Europa” (PD) e “disumane” (5 Stelle), ma hanno anche sottolineato che “non produrranno maggiore sicurezza” e “l’estensione dei tempi di trattenimento comporterà un incremento significativo della spesa”.

30 settembre 2026