Il parlamento scuda Delmastro
Secretate le chat con Caroccia, prestanome del clan Senese
Si vuole coprire i loschi legami fra alcuni esponenti di FdI e la criminalità organizzata?
Con 206 voti contrari e 133 favorevoli, il 5 agosto la Camera ha respinto a scrutinio segreto la richiesta di autorizzazione avanzata dalla procura di Roma di acquisire agli atti dell'inchiesta per mafia e riciclaggio sul clan Senese alcune chat tra il pregiudicato Mauro Caroccia e Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, non indagato, ma comunque costretto a rassegnare le “dimissioni spontanee” in seguito al suo pesante coinvolgimento nelle indagini su invito della stessa premier Meloni il 24 marzo 2026 all'indomani della storica sconfitta referendaria.
Mauro Caroccia è il ristoratore romano (già condannato a inizio 2026 in via definitiva a 4 anni di carcere per intestazione fittizia di beni aggravata dall'agevolazione mafiosa in quanto legato al clan Senese) titolare della “Bisteccheria d'Italia” di Via Tuscolana, a Roma, finita al centro delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma in quanto ritenuta una “lavanderia” del clan camorristico di Michele Senese e utilizzata per il riciclaggio e il reinvestimento del denaro sporco.
Secondo il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi la verifica e l'utilizzo dei messaggi contenuti all'interno della chat di gruppo (usata per gestire il ristorante) e rinvenuta nel telefono sequestrato a Caroccia sono importanti per proseguire l'inchiesta. Gli inquirenti ritengono di particolare importanza i messaggi di Delmastro che, come è emerso dalle indagini, ha avuto rapporti economici e amicali molto stretti e documentati con la famiglia Caroccia almeno a partire dal 2023.
Agli atti dell'inchiesta è accertato che il 16 dicembre 2024, quando era ancora sottosegretario alla Giustizia, Delmastro entrò con una quota del 25 per cento in “Le 5 Forchette srl”, società costituita a Biella per gestire attività di ristorazione. Alla società faceva capo anche la “Bisteccheria d’Italia”. La socia principale era la figlia di Caroccia, Miriam, allora diciottenne che possedeva il 50 per cento delle quote ed era amministratrice unica.
La Procura vuole utilizzare le chat per capire chi ci fosse realmente dietro la società e da dove provenivano i soldi investiti nell’attività.
Mauro e Miriam Caroccia sono i principali indagati di questa nuova inchiesta avviata dalla Procura di Roma nei mesi scorsi che indaga sempre per riciclaggio e intestazione fittizia di beni e sempre con l’aggravante mafiosa.
Secondo l’ipotesi dei magistrati, i Caroccia avrebbero utilizzato “Le 5 Forchette” per trasferire e reinvestire denaro proveniente dalle attività illecite del clan Senese. L’accusa è ancora tutta da dimostrare e le chat fra Delmastro e Caroccia potrebbero dare un grosso contributo all'accertamento della verità. I Caroccia finora hanno respinto ogni addebito a loro carico e sostengono che il denaro investito fosse di provenienza lecita e tracciabile.
Anche Delmastro professa la sua innocenza. In Commissione Antimafia ha raccontato di aver conosciuto i Caroccia frequentando il loro ristorante, di essersi fidato di loro e di non aver verificato i precedenti giudiziari di Mauro prima di entrare nella società. Ha definito quella scelta una “leggerezza” e ha detto che, se avesse conosciuto la vicenda giudiziaria di Caroccia, non sarebbe diventato socio.
Ma se si è trattato solo di una “leggerezza”, cosa improbabile per un sottosegretario alla Giustizia che ignora la storia criminale di un boss come Caroccia e Senese, per quale motivo Delmastro, che al momento non risulta nemmeno indagato, è stato costretto a dimettersi?
Come può un sottosegretario alla Giustizia commettere la “leggerezza” di farsi fotografare all'interno del ristorante “Dabaffo” a Roma insieme a Mauro Caroccia nel 2023, più di un anno prima della costituzione di “Le 5 Forchette srl”, fingendo di non sapere che Caroccia aveva già subito una condanna in primo grado?
Perché la premier Meloni, il presidente del Senato La Russa e tutta la maggioranza neofascista per settimane hanno difeso a spada tratta Delmastro sostenendo che “Per una foto non si è mai dimesso nessuno”?
Se non c'è “nulla da nascondere” perché il parlamento e la maggioranza neofascista ha scudato Delmastro impedendo alla Procura l'utilizzo delle chat?
Una parziale risposta a questi inquietanti interrogativi la si può ricavare dalle dichiarazioni di Fabrizio Gallo, l’avvocato dei Caroccia, che ha letto le conversazioni e ha riferito di alcune “frasi inopportune” di Delmastro. Gallo ha anche detto che le chat servirebbero soprattutto alla difesa perché aiuterebbero a dimostrare che il denaro utilizzato per costituire “Le 5 Forchette srl” proveniva da una fonte lecita e, in parte, dallo stesso Delmastro.
Insomma: Delmastro sarebbe stato così ingenuo da affidare con “leggerezza” i suoi soldi a uno “sconosciuto” come Caroccia? Oppure, è vero l'esatto contrario: e cioè che sia stato Delmastro a proporre l'affare ai Caroccia e di conseguenza quando è scoppiato il bubbone Meloni, La Russa e FdI hanno secretato le chat per impedire ai magistrati di fare piena luce sui loschi legami fra alcuni esponenti di FdI e la criminalità organizzata?
30 settembre 2026