Tecnici e professionali trasformati in “licei” per l'addestramento e avviamento al lavoro precoce riservati agli studenti di estrazione popolare
La scuola razzista di Meloni, Mussolini in gonnella
Tetto in classe per gli studenti immigrati e divieto di burqa e niqab nelle scuole
Il Consiglio dei Ministri, riunito il 24 settembre 2026, ha approvato un decreto-legge contenente “misure urgenti per il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027”.
Il provvedimento, varato con decretazione d'urgenza (ma con l'anno scolastico già iniziato da oltre due settimane) reca “misure urgenti per il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027”, che però entreranno in vigore solo a partire dal prossimo anno scolastico 2027/2028.
Il decreto, annunciato in occasione della festa dei giovani di FdI svoltasi dal 16 al 20 settembre 2026 presso il Laghetto dell'Eur a Roma, è stato proposto dalla premier Giorgia Meloni, Mussolini in gonnella, di concerto con il ministro fascioleghista dell’Istruzione e del “Merito” Giuseppe Valditara e la Ministra berlusconiana dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.
Si tratta di un provvedimento di “massima urgenza” varato non per risolvere i mille problemi che attanagliano la scuola pubblica italiana: aule fatiscenti, edifici pericolanti e troppo caldi, caro libri, insufficiente numero di insegnanti di sostegno, precariato, bassi stipendi del personale (come abbiamo denunciato sul numero 34 scorso de Il Bolscevico
) ma per un triplice motivo.
Il primo è che con questo decreto il governo neofascista Meloni aggiunge un tassello di chiaro stampo razzista e xenofobo alla scuola di regime capitalista, neofascista, classista, aziendalista, militarizzata, punitiva e meritocratica preconizzata dalla P2 di Gelli e Berlusconi e realizzata sia dai governi di “centro-destra” che di “centro-sinistra” con le controriforme di Berlinguer, Moratti, Gelmini, Renzi ma anche con il contributo dall'attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dal luglio 1989 al luglio 1990 quando era ministro dell'allora ministero della Pubblica Istruzione emanò ben due circolari ministeriali molto simili a questo decreto e non a caso richiamate dalla Meloni: la N.301 dell’8 settembre 1989 con oggetto: “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo” e la N. 205 del 26 luglio del 1990 in cui si raccomandava esattamente ciò che la Meloni e Valditara oggi hanno imposto per decreto, ossia, che: “l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe”.
Il secondo motivo è che con questo decreto il governo Meloni riafferma la sua anima nera patriottarda e nazionalista e la supremazia della razza italiana ghettizzando gli immigrati a forza-lavoro da supersfruttare e da mantenere come un corpo inferiore e separato se si rifiutano di cancellare le proprie origini, se non si lasciano assimilare e se non si omologano, a cominciare dalla lingua, dalle tradizioni e dai costumi, alla cosiddetta “italianità” di mussoliniana memoria. Con un messaggio perentorio: se volete lavorare e rimanere in Italia dovete sottomettervi all'assimilazione forzata e identificarvi nel regime capitalista neofascista dominante.
Il terzo motivo, che è quello che forse giustifica l'urgenza del provvedimento di Meloni e Valditara, è che con questo decreto Mussolini in gonnella intende intensificare la caccia all'immigrato già in atto nei porti, nelle stazioni e nelle periferie urbane delle grandi città allargandola agli studenti di tutte le scuole pubbliche di ogni e grado col chiaro intento di rilanciare la propaganda neofascista su “sicurezza” e “immigrazione” per contendere al generale nero Vannacci a colpi di decreto e “misure urgenti” di mussoliniana memoria il crescente consenso dei neofascisti a favore di Futuro Nazionale in vista delle prossime elezioni politiche.
Le nuove norme impongono infatti che, a partire dal nuovo anno scolastico 2027/2028 per poter frequentare quel che resta della scuola pubblica italiana di ogni ordine e grado bisogna essere italofoni, possedere la cittadinanza italiana e presentarsi in aula a volto scoperto senza burqa e/o niqab.
La presenza di studenti non italofoni proveniente dall’estero in ogni aula non potrà superare la soglia fissata al 30 per cento nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. Non c’è distinzione fra cittadini dell’Unione europea ed extracomunitari.
Nella primaria il provvedimento colpirà tutti gli alunni privi della cittadinanza italiana, non nati in Italia o privi di attestato di frequenza di almeno due anni di scuola dell'infanzia che non potranno superare il 30% della classe. Lo stesso limite vale, nella secondaria, per chi non ha frequentato con esito positivo la scuola italiana per almeno tre anni.
Gli alunni privi dei requisiti richiesti saranno espulsi dalle classi, deportati e ghettizzati dagli uffici scolastici territoriali “in altri istituti vicini nel rispetto della prossimità al domicilio” ma è facile immaginare che saranno trasferiti d'ufficio da una parte all’altra della città se non addirittura da un comune all'altro.
Nella prima bozza del decreto era previsto addirittura l’allontanamento dei minori dalla famiglia nel caso in cui i genitori non adempissero all’obbligo di imparare la lingua. Norma poi saltata dopo la protesta dei presidi che si sono rifiutati di denunciare chi non parla italiano perché: “Così si alimenta la xenofobia”.
In tutti gli istituti scolastici scatterà anche il divieto di indossare il niqab, cioè l’indumento che lascia scoperti gli occhi, sia il burqa, che copre interamente il corpo e il volto lasciando una griglia di tessuto all’altezza degli occhi.
“Salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto”, si legge nel decreto. Per i trasgressori è’ prevista una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro che si applica al genitore nel caso la violazione è commessa da un minorenne.
La gravità di questa norma sta anche nel fatto che, a distanza di oltre 50 anni e oltretutto per motivi religiosi e culturali, si estende anche all'interno delle scuole a carico degli studenti stranieri e minorenni l'applicazione della famigerata legge Reale del 1975 approvata durante il quarto governo Moro per combattere il terrorismo.
Inoltre le scuole potranno segnalare ai servizi sociali i casi in cui le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri ostacolano il dialogo con la famiglia. Sarà possibile attivare corsi gratuiti di italiano, fino al livello A2, nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia). La mancata partecipazione, dopo diffida, può comportare una sanzione, salvi i casi di esenzione. Vietato inoltre partecipare alle attività scolastiche a volto coperto, salvo motivate ragioni sanitarie o didattiche.
Insomma, come ai tempi di Mussolini e Gentile si andrà a scuola con libro, moschetto, passaporto italiano, a viso scoperto e in divisa da balilla.
Il decreto contiene anche il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali che si chiameranno licei tecnologici ma non avranno più la pari dignità conquistata con le grandi rivolte studentesche del Sessantotto e del Settantasette con gli attuali licei. Si tratta di un finta parità spacciata addirittura come “Una rivoluzione culturale” tesa a “riconoscere finalmente a quei percorsi la stessa dignità degli altri” dietro cui Mussolini in gonnella Meloni e il suo gerarca Valditara tentano di nascondere la distruzione dell'istruzione tecnica, svuotata di ogni contenuto umanistico, culturale e scientifico e trasformata con l'introduzione del sistema 4+2 nei professionali e la controriforma dei tecnici appena entrata in vigore, in veri e propri centri di addestramento e avviamento al lavoro precoce dei ragazzi di estrazione proletaria per soddisfare la richiesta di manodopera fresca da sfruttare a disposizione delle imprese del territorio e delle borghesie locali ma anche per rifornire di carne da cannone per difendere gli interessi dell'imperialismo italiano in tutto il mondo.
Altro che “strumenti di buon senso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità” come cianciano Mussolini in gonnella Meloni e il suo gerarca Valditara.
30 settembre 2026