Per il presidente del parlamento di Teheran Qalibaf
L'Iran è pronto sia a combattere che a negoziare per tutelare i diritti della nazione iraniana
Trump minaccia un nuovo attacco e intanto rimette in riga gli alleati del G7 sulla gestione delle scorte di gasolio
Gli Stati Uniti sono frustrati di fronte alla resistenza della nazione iraniana, sottolineava il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf, nella seduta parlamentare del 4 ottobre, e avvertiva che l'Iran continuerà a confrontarsi con i propri avversari riservando loro nuove sorprese, perseguendo al contempo approcci sia militari che diplomatici. Ricordava che gli Stati Uniti hanno recentemente avanzato proposte tramite intermediari, nonostante le dichiarazioni di tenore diverso rilasciate ai media, sottolineando che l'epoca in cui si cercava di guadagnare tempo e imporre richieste unilaterali è ormai conclusa ribadendo la posizione iraniana riguardo lo Stretto di Hormuz che rimarrà chiuso finché non saranno soddisfatte tutte e sette le condizioni poste dall'Iran nel memorandum d'intesa di Islamabad dello scorso 17 giugno.
Qalibaf osservava che gli Stati Uniti sono pienamente consapevoli della determinazione iraniana, eppure hanno intensificato la retorica e le minacce militari, affiancandole a pressioni economiche e misure di sicurezza e difesa, arrivando talvolta a rilasciare dichiarazioni contraddittorie nello stesso giorno come tattica negoziale che non funzionerà con l'Iran che non fonda la propria sicurezza nazionale e le proprie politiche strategiche sui tweet o sulle interviste quotidiane dei funzionari statunitensi.
L'Iran è pronto sia a combattere che a negoziare, “saremo pienamente presenti sul campo di battaglia e affronteremo il nemico riservandogli nuove sorprese, ricorrendo al contempo alla diplomazia per consolidare la nostra superiorità militare e tutelare i diritti della nazione iraniana”, concludeva Qalibaf sottolienando che sotto la direzione della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l'Ayatollah Seyed Mojtaba Hosseini Khamenei, l'Iran non permetterà mai che le “illusioni” dei nemici sul Paese si concretizzino.
"Non esiste una soluzione militare o basata sulle sanzioni. Solo una soluzione diplomatica può funzionare e contribuire a porre fine all'aggressione contro l'Iran" e il governo di Teheran è pronto a una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra ribadiva il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi avvertendo che qualsiasi nuova azione militare da parte degli avversari avrebbe incontrato una risposta più forte rispetto al passato.
Riguardo ai rapporti coi paesi europei Araqchi esprimeva l'auspicio che i governi riconsiderino il loro approccio nei confronti dell'Iran ricordando la recente ammissione del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, in merito alla partecipazione alla guerra di aggressione di Usa e Israele contro l'Iran con oltre 5.000 aerei da combattimento che sarebbero decollati da basi in Europa . "Attendiamo una spiegazione da parte dei Paesi europei", dichiarava Araqchi.
Nella sua narrazione sugli sviluppi dell'aggressione all'Iran, l'imperialista Trump ha iniziato il mese di ottobre parlando della possibilità di nuovi attacchi con bombardamenti mirati subito prima o subito dopo l'appuntamenti elettorale del voto di mid term in Usa del 3 novembre a seconda delle valutazioni di opportunità della Casa Bianca. Lasciando perdere il teatrino del balletto dei possibili negoziati, veri o falsi, dietro le quinte o meno, registriamo intanto che il Pentagono ha confermato il ritiro delle truppe dall'Iraq e il contemporaneo aumento delle forze schierate nel Golfo Persico dove l'arrivo della portaerei Roosevelt e del gruppo anfibio con due navi da sbarco arriveranno almeno 7.000 marinai e 2.000 marines di rinforzo ai circa 50.000 militari già presenti. Intanto Trump rimetteva in riga gli alleati imperialisti del G7 costringendoli a rilasciare un terzo delle loro riserve di gasolio per tenerne artificiosamente basso il prezzo sul mercato, almeno fino al 3 novembre, e sanciva la ritrovata pace con la neofascista Meloni, “mi piace, mi è sempre piaciuta. Il nostro rapporto è molto buono”. Mai avuti dubbi.
7 ottobre 2026